Auguri Gabriel. E grazie!

54 gol con la maglia dell’Argentina, 152 con quella viola della Fiorentina: sono i numeri di Gabriel Omar Batistuta, che oggi compie 43 anni, e che da poco è diventato direttore sportivo del Colón. Dopo quasi dieci anni in cui aveva costantemente occupato le prime pagine dei quotidiani sportivi nostrani, in Italia era caduto abbastanza nel dimenticatoio fino alla scorsa estate, quando si era tornati a parlare del Re Leone. Girava la notizia che avesse dei problemi alle ginocchia, tali per cui non potesse stare in piedi più di mezz’ora: si parlava di infiltrazioni, qualcuno azzardava addirittura Sla. Ma lui pochi giorni dopo smentì tutti: «Sto bene, grazie!»

Al di là di questo, i più sinceri auguri a uno dei più grandi giocatori ad aver infiammato gli stadi italiani, e ad averci insegnato come vivere con passione e fedeltà anche in questo mondo, che sempre più spesso di mercenari. Arrivato in Italia nel ’91, faticò non poco all’inizio ad abituarsi all’aria di Firenze e a trovare spazio tra le file dei gigliati (complici anche le incomprensioni con Dunga e Orlando). Poi nel ’93 prese per mano la squadra appena retrocessa in serie B, la riportò in A e si conquistò la città, arrivando a vincere anche una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana. Bomber superlativo e potente, credo di poter dire che il suo legame con la maglia e la tifoseria viola sia stato il suo vero pregio, e al tempo stesso ciò che non gli ha permesso di esplodere e diventare un supercampione fino in fondo, con pochi trofei nel palmares. Amava Firenze, forse, più di sé stesso. Più di una volta infatti ebbe la possibilità di lasciare la Toscana, per accasarsi in club più blasonati, ma ha sempre rifiutato: preferiva piuttosto provare a far diventare lui più blasonata la Fiorentina. Riuscendoci. Con lui davanti infatti i viola sono passati dalla serie B a giocarsi lo scudetto, da giocare contro Fidelis Andria, Acireale e Monza, a calcare i campi di… Solo nel 2000 lascerà Firenze per andare alla Roma, dove vincerà lo scudetto. Poi la breve parentesi all’Inter e infine due stagioni in Qatar.

I suoi gol hanno sempre avuto qualcosa in più: sarà perché non c’è n’è uno che sia banale, sarà perché gli accompagnava sempre con esultanze particolari, ma l’emozione che regalava era qualcosa di impagabile. E quindi, rigustiamoceli…

 

 

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