Ricordi – Quell’Alavés di Jordi Crujiff

Suo padre Johan scrisse la storia del calcio, portando l’Olanda due volte in finale di Coppa del Mondo negli anni Settanta. Lui c’ha provato più volte, in una carriera partita alla grande e pian piano afflosciatasi. Ma di rado è riuscito a brillare totalmente. Ma quel 16 maggio 2001 pareva che Jordi Crujiff potesse riprendersi finalmente il suo pezzo di storia. Al Westfalenstadion di Dortmund è di scena la finale di Coppa Uefa (che nostalgia risentire questo nome…) tra il suo Alavés e il ben più quotato Liverpool.

Crujiff è di origine olandese, anche se ha giocato con il Barcellona da quando aveva 14 anni. Nel ’96 aveva tentato l’avventura in Inghilterra, con lo United di Ferguson. In quattro anni vince tre volte la Premier, ma non riesce mai a conquistare troppa fiducia da mister e tifosi: vede il campo con il binocolo, complici i tanti infortuni patiti. Così torna nella sua amata Spagna: destinazione Vitoria, Paesi Baschi. Qua veste la maglia del piccolo Alavés, squadra da poco risalita in Primera division, ma che in una stagione particolarmente fortunata e ricca di gloria, riesce a conquistare addirittura l’accesso alla Uefa.
 
E così, eccolo a Dortmund. Dopo una cavalcata ricca di successi (hanno sbattuto fuori anche l’Inter) l’Alavés, squadra arcigna e operaia, si è conquistata la finale. Lui è titolare in mezzo al campo.  Il match è qualcosa che sa di epico, e da molti è ricordato come la partita più emozionante vista in questa competizione europea. La squadra inglese più titolata in Europa contro un piccolo club dei Paesi Baschi. Partono forte i Reds, e si portano sul 2-0 con Babbel e Gerrard.  Ivan Alonso accorcia le distanze, ma Mc Allister su rigore fa 3-1 e manda le squadre a riposo. Nel secondo tempo si concretizza la rimonta: una doppietta di Javi Moreno (sì, proprio lui…) fa 3-3. Grande gioia per i tanti tifosi baschi giunti in Germania. Sembrava fatta, se Robbie Fowler non rovinasse a tutti la festa, siglando quel maledetto gol del 4-3. La partita si protrae fino al 90′. L’Alavés ci prova, ma si vede che il Liverpool è più esperto. Ma a due minuti dalla fine c’è un corner per i baschi. Cruijff va a saltare sul primo palo. Anticipa tutti e sigla un’incredibile 4-4
Finalmente anche per lui c’è un piccolo posto nella storia del calcio, riuscendo a mettere la sua firma in una delle partite più incredibili di sempre, aiutando la propria squadra a vincere l’unico trofeo della storia. Ma nel calcio vige la dura legge del gol: è il 116′ quando il difensore Geli devia una punizione nella propria porta. L’aspra regola del Golden Gol assegna così il trofeo agli inglesi, mandando a casa Cruijff con tanti inutili applausi ma a mani vuote.
 
Il suo addio al calcio giocato arriverà dopo un lento declino, tra Espanyol, Metallurg Donetsk e Valletta. Ora fa il team manager di una squadra cipriota, l’Aek Larnaca (dove milita anche l’ex portiere di Siena e Cagliari Fortin), e ha chiuso così la sua carriera: è stata sì a suo modo gloriosa, i successi certo non gli sono mancati, ma è saltato proprio quello che più desiderava con l’Alavés.
A Crujff vanno i miei auguri, oggi che compie 38 anni. E a lui va un grande grazie, perché, seppur poco glorioso, il suo gol ha contribuito a rendere straordinaria una partita. E così, anche un modesto giocatore olandese cresciuto in Spagna, ha scritto un piccolo pezzo di storia.
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