Una Scottish Premier senza Rangers è come un Conte senza toupet

A Glasgow si respira un’aria triste e tesa. Della crisi economica dei Rangers si sapeva da tempo, ma la notizia di ieri è stato un pugno nello stomaco: i Gers sono in amministrazione controllata. La squadra sarebbe infatti sull’orlo del fallimento, e avrebbe chiesto questa soluzione al tribunale di Edimburgo, per evitare il definitivo crack. Il suo debito con l’Erario potrebbe presto toccare i 75 milioni di sterline, e si sta quindi cercando di risolvere al meglio la questione. Il futuro è ancora poco sicuro, dato che la crisi evolve di settimana in settimana, ma di certo le tinte sono scure, soprattutto per quanto riguarda le penalizzazioni cui la squadra andrà incontro: nella migliore delle ipotesi (cioè nel caso in cui l’accordo sull’amministrazione controllata si trovi in tempi rapidi) solo 10 punti di handicap su questa stagione, che di fatto consegnerebbero il titolo ai rivali del Celtic, già adesso avanti quattro punti. Ma si parla anche di liquidazione della società, con possibilità che si crei un nuovo club che riparta dalla terza serie, oppure che riesca ad accordarsi con la SPL per essere reiscritto di diritto nella massima divisione il prossimo anno.

Insomma il futuro del club più titolato di Scozia pare un punto di domanda. E con questo, azzarda qualcuno, anche quello della massima serie scozzese che, qualora dovesse perdere una delle sue due squadre più forti, potrebbe veder svilito l’interesse internazionale nei suoi confronti: se adesso continua ad avere prestigio per i quattro Old Firm (soprannome della stracittadina di Glasgow) che riesce ad offrire ogni anno, è chiaro che, nel momento in cui una di queste due squadre mancasse, crollerebbe anche il livello dell’intero campionato, e di conseguenza anche gli introiti (ad esempio, quelli connessi alle pay-tv, con le quali si è sempre più costretti a fare i conti).

Attenzione però a non esagerare con questa considerazione relativa alle pay-tv: mi sembra molto triste, e, in ultima analisi, non del tutto veritiera. Credo sia sbagliato valutare l’appeal che un campionato può avere solo in base alla quantità di denaro che riesce a muovere: il primo metro per misurare l’interesse che circola intorno a una lega è prima di tutto vedere l’impatto che ha tra la gente, tra i tifosi che lo seguono (che, tra l’altro, sono anch’essi una forma di guadagno non da poco). Ora, premetto di non essere un grandissimo esperto di calcio scozzese, ma non mi pare di ricordare stadi vuoti da quelle parti. Men che meno Ibrox Park, quello dei Rangers. Verrebbe proprio da lì il primo deficit, dai tanti tifosi che vedrebbero mancare proprio la squadra in cui si identificano…

Personalmente, da simpatizzante del Celtic quale sono, non amo i Rangers. Tuttavia, spero che venga fatto l’impossibile perché vengano salvati, e mantenuti in Premier Division. È vero: se la situazione economica è grave, è giusto che vengano puniti. Ma non umiliati. Si parla di un pezzo di storia del calcio europeo, oltre che della squadra più titolata di Scozia. E oltretutto della squadra più tifata da quelle parti. È proprio questo che va tutelato: una storia. Una tradizione. Una rivalità, quella col Celtic. Ma ve lo immaginate una Scottish Premier League senza l’Old Firm? Sarebbe come un pub senza birra, un festival di Sanremo senza polemiche, Mazzarri senza arroganza, Conte senza Cesare Ragazzi… Penso che neanche i tifosi del Celtic sarebbero contenti: perdere così i loro acerrimi nemici: gente che, nonostante la diversa fede (calcistiche e non), è parte della loro storia. Altro che pay-tv: a perderci, c’è una città e una nazione intera.

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