Col Napoli Villas Boas si gioca tutto, ma il suo Chelsea sembra Celentano all’Ariston

Villas Boas potrà fingere di star sereno quanto vuole, ma conosce benissimo la situazione del suo Chelsea. Se quella di stasera a Napoli, dice lui, non è un’ultima spiaggia, diciamo che allora siamo sul ciglio della pista ciclabile che costeggia il lido. I Blues non vincono in casa ormai dal 14 gennaio, in Premier League sono quinti, in cerca di sé e dell’accesso all’Europa che conta, e sabato scorso non sono riusciti ad andare oltre l’1-1 in FA Cup contro il Birmingham, squadra che milita nella Serie B inglese. In più, i giocatori da tempo sembrano sempre più distanti dall’allenatore: se a dicembre, il suo comportamento col partente Anelka era stati accolti con fastidio dai compagni di squadra del francese, sembra che durante l’ultimo match siano venute ancora una volta a galla tutte le difficoltà dell’allenatore nel controllare lo spogliatoio, tanto che sarebbe stato Drogba, scavalcando il suo mister, a spronare i suoi a fine primo tempo (ma lui nega).
E così stasera, ecco il match contro il Napoli: il San Paolo sicuramente sarà una bolgia. Per gli Azzurri è la partita più importante della stagione, e in città c’è grande attesa: la coscienza di avere davanti un avversario tutto sommato non irresistibile dà ulteriore fiducia ai tifosi, sebbene anche gli uomini di Mazzarri non vengono da un momento ottimale. La vittoria nell’ultima partita contro la Fiorentina ha dato un po’ di morale ad una città e ad una squadra che, nel 2012, non pare più la corazzata che era qualche mese fa.
Chissà che partita ne verrà fuori. La sigla della Champions riesce spesso a trasformare brutti anatroccoli in cigni, e non è da escludere quindi che Villas Boas e i suoi riescano a dare una svolta alla loro stagione. Per lui ci vorrebbe qualcosa di radicale però: Abramovich gli dà fiducia, ma sotto sotto sbuffa, e secondo tanti servirebbe un miracolo perché a giugno (ammesso che ci arrivi) lo Special Two venga confermato. E solo la Coppa con le orecchie potrebbe essere questo miracolo.
Villas Boas non mi è stato mai simpatico, quindi non soffrirei se lo mandassero via. E’ un buon allenatore, per carità: lo scorso anno col Porto ha fatto cose ottime, facendo il suo piccolo “triplete” e consacrandosi come più giovane allenatore a vincere un trofeo europeo. Da tempo, è stato indicato da tutti come nuovo Mourinho, come dimostra anche il suo soprannome. Vorrei vedere però adesso la gente che lo lodava allora: chissà che faccia hanno fatto nel vedere il Chelsea di sabato scorso? Anche Mou iniziò a vincere col Porto, e sempre in Coppa Uefa. E come lo Special One, anche Villas Boas sta provando la strada inglese, anche lui al Chelsea. Ma per ora i paragoni finiscono qui: la squadra che allenava Mourinho era tutt’altra cosa. Giocava bene, divertiva e vinceva: sembrava una serata di Benigni al festival di Sanremo degli scorsi anni. A confronto, il Chelsea di Villas Boas pare l’ultimo show di Celentano sul palco dell’Ariston: noioso e sconfusionato.
E poi, scusate, ma lo dice anche il nome: di Special One ce ne può essere uno solo.

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