Più umani di una sconfitta, più eroici di una vittoria: i rigori dei cugini Gerrard

«Mi spiace tanto, Anthony». Per un attimo Steven interrompe i suoi festeggiamenti e si avvicina al cugino. Con le mani gli prende il volto: un gesto di affetto, nel tentativo di consolarlo. Entrambi hanno sbagliato un rigore, in questa beffarda finale di Carling Cup. I due cugini Gerrard, uno di fronte all’altro, uniti da questo comune errore. Seppur con esiti opposti…
Steven è il più vecchio dei due, oltre ad essere il più famoso e il più titolato: gioca in un top club come il Liverpool, ha infiammato tutti gli stadi più importanti d’Europa, e dalla sua ha anche una Coppa Uefa e una Champions. Che vuoi che sia per uno come lui un errore dal dischetto in una finale di Carling Cup? Anthony invece ha 26 anni, non è neanche titolare nel Cardiff City, squadra che milita nella serie B inglese, e in carriera ha sempre dovuto sgomitare per avere un posto titolare in squadrette dove spesso è finito in prestito. E ieri, nel match clou, non ha giocato neanche 30 minuti. Ma quel tiro dal dischetto poteva dire tutto per la sua vita. Voleva dire mettere la sua firma sui libri di storia di questo trofeo, e del suo piccolo club che, inaspettatamente, è arrivato in finale alla faccia dei grandi club della Premier League. E invece, il suo rigore è finito fuori, ed è stato un errore decisivo, perché ha consegnato la coppa al Liverpool.
Poteva essere una favola. Invece è finita nel peggiore dei modi, e alla fine a vincere sono stati i più forti, quindi i cattivi, non i buoni, piccoli e umili. Ma in quel gesto di Steven c’è tutto: forse è stato solo un siparietto di circostanza, per non sfigurare davanti alla telecamere. O forse c’è davvero la compassione e la simpatia per un amico che soffre. E nonostante in questo insolito caldo pomeriggio londinese di fine febbraio c’è poco di favoloso, colgo invece qualcosa che è molto umano, che va oltre la spettacolizzazione dalle tante immagini di copertina concesse a questo gesto. C’è l’errore di un ragazzo che sogna in grande, e si danna per non essere stato pronto nel momento del bisogno. C’è la gioia dei vincitori, arrivati ad un traguardo tanto sudato. C’è un avversario che potrebbe giustamente esultare, e invece vede un amico triste: anche Steven c’è passato da quell’errore (più di una volta), si avvicina e prova a consolarlo. Un’immagine che dice bene di questo sport: dietro allo spettacolo di un trionfo, dietro agli strapagati eroi di turno, ci sono uomini come tutti, con i loro vizi, i loro errori, le loro gioie e la loro partecipazione. E un cuore che, se a volte ci pare indurito da fama e milioni, sa ancora concedere lampi di semplice e quotidiana umanità.

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