Quel filo che unisce Messi e l’Apoel

Che gli ultimi capitoli della storia del calcio fossero costantemente dominati dal nome di Messi, non è certo notizia di oggi. Ieri sera però, il piccolo folletto di Barcellona ha voluto continuare a stupire: nella partita contro il Bayer Leverkusen ha segnato un nuovo record, diventando l’unico giocatore ad aver messo a segno cinque gol in una sola partita di Champions League. Inutile soffermarsi un’altra volta sulla straordinarietà di questo atleta, la sua classe, i suoi numeri… Tutto diventa ancora più interessante ricordandoci, una volta in più, della sua infanzia: la scoperta di un’insufficienza ormonale che rallentava la crescita del suo fisico, la difficoltà nel trovare un club capace di coprire le spese economiche per curarlo da questo male…  Messi ce l’ha fatta, ed è diventato il migliore. Vince ovunque, segna a raffica, è l’idolo di tantissimi, abbatte record su record.
Ma ieri sera c’è stata anche un’altra impresa, un altro piccolo record che, se forse non è capace di ritagliarsi un capitolo in questa storia del calcio, per lo meno un piccolo paragrafo (o anche solo questo articolo) se lo merita. L’impresa è quella dell’Apoel Nicosia, piccolo club cipriota, che ha conquistato per la prima volta l’accesso ai quarti di finale di Champions, battendo ai rigori il più esperto Lione. Una squadra tirata insieme con 10 milioni di euro (meno di quello che Messi guadagna in un anno), a rappresentare un’isola che il calcio sa a mala pena cos’è. Pareva finita per caso alla fase ai gironi: invece si è qualificata come prima, e ieri ha continuato la sua corsa trionfale battendo i francesi.
L’Apoel non gioca neppure tanto bene: è squadra arcigna, inesperta, che si chiude e fa azioni prevalentemente su ripartenze. Ieri sera è riuscita a vincere solo ai rigori, dopo essere subito passata in vantaggio (pareggiando l’1-0 per i francesi dell’andata), e aver sprecato tante occasioni ghiottissime per vincere da grande. Eppure è scesa in campio motivata, ha vinto e si è presa il suo pezzo di storia. E’ un piccolo club, pare improbabile che riesca ad arrivare fino alla finale di Monaco. Eppure qualche settimana fa pareva altrettanto improbabile che riuscisse ad arrivare fino ai quarti, laddove proprio adesso è.
E così, ecco che nella stessa sera di Champions League, ti trovi di fianco queste due storie opposte, ma con lo stesso finale trionfante. Da una parte il migliore (forse di sempre), il Pallone d’Oro, il campione in carica, dall’altra gli “ultimi arrivati”, la squadra operaia. Da una parte un’isola in festa per questo piccolo club, dall’altra i tanti tifosi a bocca aperta di fronte alle invenzioni del piccolo argentino. Chissà, magari l’urna di Nyon vorrà divertirsi ancora, e Barcellona e Apoel saranno contro ai quarti di finale. Sarebbe uno scherzo beffardo per i ciprioti, che pescherebbero così l’avversaria peggiore. Ma chi può ipotizzare cosa potrebbe succedere? Immaginava qualcuno lo scorso settembre che questa squadretta potesse arrivare fin qui? Questo è il calcio. Puoi fare tutti i calcoli che vuoi, ma alla fine chi la sa più lunga è sempre il campo. Chi s’immaginava che un ragazzino con problemi di crescita potesse diventare il più forte calciatore del mondo? Meglio non fidarsi mai dei pronostici: la realtà sa rivelarsi sempre più sorprendente e vincente. Anche ai rigori.
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