Arsenal e Tottenham. Maledizione Kournikova

L’Arsenal sbeffeggia per un tempo il Milan, in 45 minuti lo manda ko con tre ganci diretti al volto, ma alla fine, lingua di fuori e gambe indurite, deve salutare la Champions. Il Tottenham per 65 minuti non fa quasi vedere il pallone allo United, rischia di passare in vantaggio più di una volta, ma poi si deve arrendere ad un 3-1 che sa di batosta. Insomma, negli ultimi 5 giorni il calcio inglese ci ha insegnato che sul campo non bastano classe, numeri d’alta scuola e bel gioco: ciò che detta legge in campo è la concretezza.

Non che sia una grande scoperta, per carità. Tuttavia, sembra che questa legge stia diventando la cosa sempre più imperante di questa strana Premier, che vede in testa alla classifica le due squadre di Manchester – spesso non esuberanti a livello di calcio giocato, ma che al momento non paiono intenzionate a cedere un centimetro l’una all’altra – e sempre più staccate le altre squadre. In particolare, Spurs e Gunners, al 3° e 4° posto.

Il Tottenham è spesso stata indicata come la squadra più in forma del torneo: un Bale stratosferico, un Adebayor che, riscoperto al servizio della squadra, ha fatto tanti gol quanti assist (11!), e un Louis Saha sempreverde sono solo alcune delle pedine che più stanno brillando nello scacchiere di Redknapp. Gli Spurs macinano un grande gioco, e segnano tanto. Tuttavia, le ultime due sonore sconfitte pare abbiano ridimensionato le loro ambizioni: gli otto gol incassati contro Arsenal e Man Utd hanno messo in luce una scarsa lucidità mentale in un momento delicato della stagione. Sicuramente, le tante voci sul futuro di mister Harry (troppo spesso associato alla panchina della Nazionale per il dopo Capello), hanno minato la stabilità di un ambiente, che ora ha bisogno urgentemente di tornare a correre, per non compromettere una stagione fin qui ottima.

Poco più indietro c’è l’Arsenal. I Gunners avevano iniziato il 2012 in maniera disastrosa, poi Wenger ha fatto sentire il suo piglio. La squadra ha rialzato la testa, prendendosi il quarto posto e mettendo il fiato sul collo ai rivali del Tottenham. Van Persie segna a raffica, Szczesny in porta pare Superman, Oxlade-Chamberlain si rivela sempre più utile ed esperto, alla faccia dei suoi 19 anni. La partita di ritorno con il Milan poteva essere il momento in cui questo ottimo stato di forma avrebbe potuto raggiungere l’apice: per un tempo è parso così, poi l’incantesimo si è rotto, e le speranze dei Gunners si sono infrante sul lattice del guantone di Abbiati.

Il quadro pare quindi chiaro. Nel Texas hold’em c’è una mano che esemplifica chiaramente di cosa stiamo parlando: si chiama Anna Kournikova, A K, cioè quando ti trovi in mano un Asso e un Re. Una coppia maledettamente bella, ma difficilmente vincente. Come la tennista russa, più famosa per il suo fascino da calendario che per i suoi successi. Pare la stessa maledizione che ha colpito Arsenal e Tottenham, due club piacevoli da vedere, ma che faticano a tradurre in vittorie tutta questa classe. D’altronde le partite si vincono coi gol, non con le statistiche.

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