Dalla serie A all’oratorio. Il Mondo e la sua voglia di vivere

A guardarlo in faccia ti rendi conto che è più di un semplice allenatore. Nelle sue parole e nei suoi occhi non noti risentimento, o rabbia: l’esonero lampo dalla panchina del Novara potrebbe averlo giustamente reso furioso. Per Emiliano Mondonico, sono stati solo 35 giorni, poco più di un mese alla guida di una squadra rappezzata in qualche modo, disperatamente in lotta per salvarsi dalla retrocessione: l’incredibile successo a San Siro contro l’Inter, diversi ko in altre partite, poi l’esonero. Ne avrebbe di motivi per essere arrabbiato. Eppure nelle sue parole non c’è un filo di stizza: “Sono solo grato al Novara, per me è stata la prova del 9. Ho avuto l’occasione di capire se potevo ritornare a fare l’allenatore o se non me la sentivo più. Ecco, sono riuscito e sono uscito vivo da quest’avventura. Mi ha dato morale e mi ha confermato che posso ancora farcela”.
Parole che magari sanno di frasi circostanza, o di politically correct, ma che assumono tutto un altro peso se si pensa che, solo qualche mese fa, il Mondo non sapeva se ad allenare ci sarebbe mai tornato, perché alle prese con un tumore all’addome. Tanto tempo lontano dalle panchine, le operazioni, la lenta guarigione. Poi finalmente la chiamata da Novara. Si era presentato con una frase molto semplice, ma decisiva: “Porto la mia voglia di vivere, e non è poca”. Una voglia che, ne siamo certi, non basta un fallimento lavorativo a soffocare.
E infatti ieri, c’è stata la notizia più imprevedibile. A solo una settimana dall’esonero, il Mondo è già tornato ad allenare. Per lui nessuna panchina di squadre in lotta per la salvezza, né di provinciali a spasso tra serie B e C: ad accoglierlo, la squadra dei pulcini della parrocchia Sant’Alberto di Lodi. Una scelta particolare, che rispecchia tutta l’umiltà di quest’uomo, e tutta la sua passione per il pallone: pur di non stare lontano dai campi da calcio, allenerà dei ragazzini. Per lui che ha anche lottato contro il cancro, non è certo un problema quello di essere rimasto a piedi, senza squadra, e ora di dover tornare all’oratorio. E non pare pesargli questa situazione, anzi. Non sembra una decisione sofferta, o una soluzione di ripiego pur di non stare disoccupato. C’è dietro un progetto: qualche anno fa don Giancarlo, il parroco, aveva invitato Mondonico a un dibattito in oratorio. Da lì è iniziata una collaborazione, e ora finalmente il mister può dedicarsi a questi ragazzini: “Se oggi son qui è per proseguire in quell’avventura che ho iniziato anni addietro, che è quella d’impegnarmi ad educare oltre che allenare i bambini per accompagnarli nella loro crescita”. Insomma, non ha voglia di perdere tempo, non ha voglia di lamentarsi. Ha soltanto voglia di rimboccarsi le mani e darsi da fare. Mettere a fruttare tutto questo amore per il pallone, tutta questa voglia di vivere che la malattia gli ha dato in pegno. Lo dice anche ai suoi ragazzini: “Bisogna fare ciò che ci permette di svegliarci la mattina e guardandoci allo specchio ci faccia sentire orgogliosi di essere noi stessi”. 
E così, in attesa di una nuova chiamata da qualche club professionistico, Emiliano pare felice di tornare ai campi dell’oratorio. Nonostante questo non aggiunga nulla alla sua carriera. Nonostante a Novara non gli abbiano neppure lasciato tempo. Nonostante a 65 anni sia ragionevole che un allenatore non voglia “perdere” tempo e cerchi di tutto per tornare su qualche panchina di peso. E non ci sono solo i ragazzini del Sant’Alberto. Mondonico tornerà a seguire anche una squadra del suo paese natale, Rivolta d’Adda, composta da giovani che vogliono uscire dalle dipendenze di alcol, droga e gioco. Gente disperata, che cerca qualcosa per cui valga la pena vivere. Ecco, si torna sempre lì. Il Mondo è nel posto giusto.

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