Scholes: l’eroe silenzioso si è ripreso Manchester

Non può essere un caso. O almeno non voglio che lo sia. Nel calcio non credo ci sia mai nulla di fortuito. Era lo scorso dicembre quando il Manchester United arrancava nell’inseguimento ai rivali del City: fiato corto e lingua fuori, sembrava che i cugini fossero irraggiungibili. La sconfitta patita il 31 dicembre fu emblematica: il 3-2 subito in casa contro il Blackburn fu l’apice delle difficoltà degli uomini di Ferguson. Idem quello che accadde 5 giorni dopo, quando i Red devils tornarono da Newcastle con un sonoro 3-0. Poi è successo qualcosa: il mercato ha scosso la squadra. E non con un colpo milionario, ma con il ritorno di una vecchia gloria: era l’8 gennaio quando Paul Scholes ufficializzava il suo ritorno al calcio giocato: «Mi manca troppo il campo» spiegava. Il suo United aveva bisogno, e lui non si fece pregare. 37 anni suonati, eppure sembrava quello di 5 stagioni prima: già alla prima ufficiale risultò utilissimo, guarda caso proprio nella soffertissima vittoria per 3-2 contro il City in FA Cup. Pochi giorni dopo esultava di nuovo per una rete, contro il Bolton.

E dire che non è di quei centrocampisti che vedresti bene col 10 sulle spalle, tutto numeri, grandi giocate, bolidi da fuori, sgroppate veloci. Scholes è uno che gioca col cuore, che in mezzo al campo corre e fa legna, ruba palloni, fa ripartire i suoi, da ossigeno e quantità alle manovre della squadra (tutto questo nonostante, paradossale, i suoi problemi d’asma). È uno che silenziosamente fa il suo sporco mestiere.

Già silenziosamente. Chi lo conosce sa che Paul è una persona umile e di poche parole. Lo chiamano il Silent Hero non a caso: poche dichiarazioni, poche comparse sui giornali. Per lui parla il campo, parlano i chilometri corsi in partita, parla il fango sulle ginocchia.

Sarà un caso. Ma da quando è tornato lui lo United non ha più perso in campionato: 8 vittorie e un pareggio. Un’ottima media, che è valsa il sorpasso al primo posto in classifica sul Manchester City. Troppe coincidenze, ancora una volta Ferguson c’ha visto lungo, non spendendo milioni per qualche stella, ma riscommettendo su questa garanzia. Pare sentire questo vecchio profetico saggio che con la sua semplicità la sa sempre più lunga di tutti: «Gallina vecchia fa buon brodo». Anche quando ha l’asma ed taciturna.

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