Muamba e quel biglietto regalato a un cardiologo

Il suo nome è stato sulla bocca di tutti per una settimana. Tutti sapevano chi era: «Ah sì, quel giocatore che è collassato in campo in Inghilterra». Per una settimana ogni giorno eravamo informati sulle sue condizioni di salute, ogni giocatore tributava il suo omaggio a questo ragazzo. Maglie, striscioni, applausi. C’è chi è arrivato dagli Stati Uniti (Henry) per stare vicino a un amico, chi ha dedicato un gol (Cahill) all’ex-compagno di squadra. E poi ieri, il bellissimo saluto del Reebok Stadium: una coreografia che copriva tutta la tribuna laterale riportava il nome del giocatore, che veniva inneggiato da tutti i presenti, tifosi ospiti e di casa.

È evidente quindi che il dramma di questo ragazzo ha colpito e interrogato tutti. Forse c’è tanto formalismo, è vero, in alcune esternazioni: penso a tante t-shirt buoniste, apparse qua e là addosso a tanti campioni, dove è lecito il dubbio sulle loro vere intenzioni (reale partecipazione, o solo moralistica apparenza?).Ed è altrettanto vera la vuotezza di tanti appelli alla preghiera, più intesa come gesto scaramantico, o quasi magico, con cui tanti giornali hanno riempito titoli e colonne. È l’incapacità di stare di fronte al dolore e alla morte, che sempre più ci troviamo addosso: fa sempre uno strano effetto sentire gli applausi ai funerali. Che c’è da applaudire di fronte a un morto? Perché dà tanto fastidio lasciar parlare quel silenzio che il dolore si porta con sé?

Ma, come scrivevo giusto una settimana fa, quel silenzio c’è stato. Forse solo per 10 secondi, in uno stadio incredulo per quanto stava accadendo davanti a lui. Ma quell’attimo in cui tutti hanno taciuto, riconoscendo la loro impotenza davanti a quell’uomo stramazzato a terra, quell’attimo c’è stato. E a rivedere le immagini, ti gela il sangue.

E gela altrettanto il sangue pensare a Andrew Deaner, il medico tifoso del Tottenham che ha prestato i primi soccorsi a Muamba. Lui non doveva essere neppure allo stadio quel giorno: ma un amico non poteva assistere alla partita, e quindi gli ha passato il biglietto. Quando ha visto il giocatore del Bolton colpito da malore, non c’ha pensato due volte. È saltato in campo per aiutarlo, lui che è cardiologo specialista in un ospedale di Londra. «È un miracolo che sia vivo», non si è fatto problemi ad ammettere qualche giorno dopo, rivelando che il cuore di Muamba è stato fermo per ben 78 minuti. Un miracolo anche che Deaner, proprio lui, fosse lì in quel momento.

E così, mentre uno stadio intero esercitava la sua impotenza di fronte a questo ragazzo rantolante a terra, c’era qualcuno che già stava pensando a lui. Regalando a un cardiologo un biglietto per lo stadio.

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