Petrov. Perché il calcio fatica ad accettare un uomo che soffre?

La vicenda di Petrov m’ha colpito, forse più di quella di Muamba. Certo, la scena del giocatore del Bolton rantolante a terra nel match contro il Tottenham è stato qualcosa di scioccante, che difficilmente riesce a uscirti dalla testa. Ma m’ha raggelato ancor di più la scoperta del giocatore bulgaro dell’Aston Villa, che dopo il match di sabato scorso contro l’Arsenal si è trovato affetto da una leucemia acuta: non ha portato con sé alcun tipo d’immagine spettacolare, ma ha rotto le chiacchiere calcistiche del venerdì pomeriggio in maniera tremendamente semplice, con la sobrietà degli articoli apparsi qua e là sui siti d’informazione. E se Muamba era giovane, poco più che ragazzino, magari sconosciuto anche a tanti calciofili, Petrov invece Oltremanica è un pezzo di storia del pallone, con all’attivo sette stagioni al Celtic e sei coi Villans.

Sembra quindi che un’altra volta il mondo del calcio debba fare i conti con qualcosa di diverso dalle solite partite con campioni strapagati, vittorie emozionanti, sconfitte ingiuste, moviole discusse… Per la seconda volta in meno di un mese dobbiamo riconoscere come la sottile aurea di perfezione e eroicità che avvolge questa gente si sia rotta come un cristallo, portandoceli a un palmo dal nostro naso, come persone normali, alle prese con i problemi e le sofferenze di tutti. E ancora una volta dobbiamo riconoscere come l’antologia oratoria delle frasi di circostanza tipica di queste situazioni paia inadeguata nel rispondere, o anche solo nel sostenere, il dramma di quest’uomo e di tutta la sua famiglia. E che pena tutti i discorsi sul doping: perché nascondere dietro a questo fattore tutta la nostra incapacità nello stare di fronte alla sofferenza di un uomo? Dove sta il problema, non s’è mai visto un ragazzo di trent’anni ammalarsi?

Ma proprio nel giorno della scoperta di Petrov, il caso ha voluto che girasse sul web una foto di un ragazzo di colore, sorridente seduto sul suo letto d’ospedale. È proprio Fabrice Muamba, che si sta riprendendo dal collasso: la fatica che gli leggi in volto passa in secondo piano, davanti al bel sorriso che finalmente può sfoggiare. Sembra lontano anni luce dall’espressione impietrita che qualche macchina fotografica gli aveva rubato a White Hart Lane due settimane fa, quando disteso sull’erba lottava per salvarsi. Paradossalmente, questa foto è l’augurio migliore per Petrov. Chi poteva immaginare un recupero simile, dopo che il cuore di Muamba era stato fermo per ben 78 minuti? Per il bulgaro c’è una speranza che ha basi salde. Più solide delle fumose frasi retoriche di cui si riempiono i giornali, su calcio, doping e sofferenza.

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