Kiryat Shmona. Il riscatto di questa terra israeliana passa dal pallone

Troppo occupati a discutere sul gol fantasma di Robinho e sulla conseguente abilità di Galliani e compagni nell’uso di Photoshop, è sfuggito a tanti una piccola singolare storia di calcio che arriva da un paesino israeliano, Kiryat Shmona. 22mila anime nel nord del paese ebreo, ultimo baluardo a confine con il Libano, un paesino spesso al centro dei fatti di cronaca del conflitto arabo-israeliano. Ma oggi con ogni probabilità potrebbe entrare nelle pagine dei giornali per qualcosa di glorioso: il suo piccolo club infatti, l’Hapoel Ironi Kiryat Shmona, è primo in classifica da inizio campionato, e stasera si gioca il suo match ball contro l’Hapoel Tel Aviv. Un pareggio potrebbe essere sufficiente per vincere il tanto ambito titolo, il primo nella sua bacheca.

E dire che il club ha una storia giovanissima: era solo il 2000 quando per iniziativa dell’industriale Izzy Shiratzky le due squadre della città, che allora militavano nelle serie minori del campionato israeliano, si fusero sotto un unico nome. Da allora la neonata compagine calcistica non ha fatto altro che alternare successi a successi: spinta dai grandi investimenti del suo presidente, ha inanellato in 12 anni 3 promozioni, una qualificazione alla Coppa Uefa, una Toto Cup (trofeo locale israeliano) e ora la seria candidatura per la vittoria finale in campionato, che pare difficile fallire visti i 16 punti di vantaggio sulla inseguitrice. Tutto questo in un piccolo borgo nel nord estremo del paese, sorto a metà secolo come campo d’accoglienza per i tanti ebrei che arrivavano in questa regione al termine della Seconda Guerra Mondiale. È terra aspra quella che lo circonda, e la vicinanza col Libano ha fatto sì che Kiryat Shmona pagasse a caro prezzo gli sviluppi del conflitto arabo-israeliano: tanti sono i razzi che hanno spazzato il suo territorio a più riprese, tanti i cittadini che hanno contato morti tra parenti e amici. Nel ’74 ci fu il fatto più angosciante: tre terroristi libanesi entrarono in un condominio della città, uccidendo i 18 inquilini, di cui 9 erano bambini. Tutto questo ha provocato una costante fuga da qui, rafforzata dalle difficili condizioni di vita e dalla distanza dal resto del paese. Per molti israeliani il nord del paese ormai non esiste più. «Là c’è il Libano, e di là le alture del Golan», dicono alcuni tifosi locali intervistati dal NY Times. «Non ci sono cinema qui, tutti sono chiusi. Ma ci pensa il football a divertire le persone».

Il calcio sa essere più di un semplice sport: se fino a qualche tempo fa in questa maledetta città nessuno ci voleva vivere, ora i suoi cittadini hanno qualcosa di cui poter essere fieri, qualcosa che gli faccia essere orgogliosi di appartenere a questa terra. È l’Hapoel Ironi Kiryat Shmona. Se vincono, prenotano un pass per i preliminari della prossima Champions League. Lo stadio locale è un po’ piccolo, meno di 6mila posti a sedere, e forse sarà inadeguato per i match più prestigiosi. Ma a questa terra maledetta il riconoscimento dell’Europa calcistica che conta non lo potrà togliere nessuno.

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