Amauri risorge. In barba ai gobbi

Il calcio a volte sa essere proprio strano, giocando con coincidenze particolarmente saporite. Prendi Amauri (Amauri o Amaurì? Bah, quando gioca male lo chiamano in un modo, quando segna in un altro): quanto lo hanno odiato in questi due anni i tifosi juventini? Quanto c’ha messo la dirigenza bianconera a scaricarlo? Eppure se da ieri i gobbi sono in testa devono ringraziare proprio “Mocio Vileda”: il suo destro è stato un chiodo che s’infilava secco nelle gomme della difesa rossonera, il Milan era un auto in panne costretta a fermarsi dal meccanico, e la Juve senza troppi patemi poteva superare e tornare in testa.

Dal canto suo immagino che Amauri volesse fare un favore alla Juve quanto Balotelli scrivere un libro sulla numismatica bresciana dell’alto medioevo. Quel gol non lo cercava certo per i bianconeri: la Fiorentina aveva tanto bisogno di tornare a vincere, l’ombra del Lecce si faceva sempre più vicina, così come lo spettro della Sampdoria dello scorso anno, e una vittoria come quella di ieri può essere in grado di dare una boccata di ossigeno e fiducia a un gruppo che, mai come ora, ha bisogno di qualcuno che lo faccia sperare (vi prego, è casuale l’uso questo verbo nel giorno di Pasqua, così come casuale è l’ambigua coincidenza tra la resurrezione che festeggiamo oggi e quella dell’italo-brasiliano di ieri). Ma quel gol non è soltanto per i viola: Amauri l’ha fatto prima di tutto per sé, per scrollarsi di dosso tutte quelle critiche che da due anni a questa parte nessuno gli risparmia, per togliersi quella nomea di giocatore bollito, e per restituire ai tanti tifosi juventini gli insulti che ultimamente gli sono stati dedicati. È come se gli avesse detto: «M’insultate? Toh! Beccatevi questo gol! Vediamo cosa avete da dire adesso!»

Pensate se da qui alla fine del campionato non dovesse cambiare nulla, e la Juve dovesse vincere lo scudetto. Sarà davvero bizzarro: chissà se qualcuno si ricorderà di lui, del povero Amauri. Magari tornerà a Torino, dove rimarrà a godersi i tanti milioni che gli offrono, farà finta di andarsene a un’altra squadra, magari all’estero, poi rimarrà ancora lì. E puntuali ci saranno insulti e critiche verso di lui, già destinato a essere il bersaglio di tanti tifosi. O dei giornalisti. O della dirigenza. Mah, la gente parla, esprime giudizi, critica, condanna. Per il mondo sei finito, ma grazie a Dio l’ultima parola spetta al campo. Lui sì che non finisce mai di darti una seconda possibilità.

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