E se per una volta fosse il City a «rovinare la vita» ai Red Devils?

«È il derby più importante della mia vita». Se a dirlo è un certo Alex Ferguson, che da 26 anni è protagonista della stracittadina di Manchester, si può essre certi che la dichiarazione non è di circostanza. Finalmente ci siamo: stasera la Premier assisterà alla partita che più attende, City contro United, lo scontro al vertice tra le due contendenti al titolo. Un incontro superfluo ai fini di classifica solo un paio di settimane fa, quando i Red Devils erano saliti a +8 sui rivali. Poi una sconfitta e un pareggio hanno ridotto la distanza a soli 3 punti, riaccendendo le speranze degli uomini di Mancini. Che arrivano al match da favoriti: giocano in casa, negli ultimi incontri sono parsi più in forma, hanno recuperato al meglio un fuoriclasse come Tevez e per l’occasione potranno contare anche su Balotelli, al rientro dalla squalifica. E poi, saranno trascinati dalla voglia di sancire per una volta la superiorità sui concittadini, da sempre più forti.

La distanza storica tra i due club è abissale, quasi una maledizione per i Citizens: basti pensare che nel 1968, quando il City vinceva il suo ultimo titolo in campionato, lo United soffocava l’urlo di gioia in gola ai rivali, trionfando in Coppa Campioni sul Benfica. Manchester United ruined my life è l’ironico titolo dell’autobiografia di Colin Schindler, tifoso degli Sky blues che negli anni Novanta raccontava le frustrazioni di chi ha dovuto vedere sempre vincere i tanto odiati rivali. Una gran quantità di titoli nazionali, coppe e trofei internazionali. Successi che però lunedì sera conteranno ben poco, così come conteranno poco le statistiche degli scontri diretti, che vedono i Red Devils in vantaggio 69 a 40.

D’altronde, il derby di Manchester si gioca dal 1881, e non è mai stato noioso. Chi scende in campo sa di rappresentare due sponde diverse del calcio, due modi differenti di vivere il pallone in città. Raramente si è visto qualcuno tirarsi indietro, sottovalutare il match. Lo sa bene Glyn Pardoe, un ex-bandiera del City che per uno scontro di gioco con il grande George Best rischiò l’amputazione di una gamba, rimediando alla fine solo una brutta frattura che gli costò la carriera. Lo sanno bene Lou Macari e Mike Doyle, che nel derby del 1973 non volevano uscire dal rettangolo di gioco dopo che l’arbitro li aveva espulsi per essersi scontrati duramente: il direttore di gara fu costretto a portare entrambi i club negli spogliatoi, aspettando che i due accettassero la squalifica. Lo sa bene anche Haaland, l’ex-difensore norvegese del City, che nell’aprile 2001 uscì in barella dall’incontro, dopo un intervento da codice penale di Roy Keane, desideroso di vendicarsi per un’entrata simile del rivale di tre anni prima. Episodi che fanno capire il clima che da sempre la città respira per questo match, e che rendono l’attesa per lunedì sera ancora più grande.

C’è da credere che non stiano pensando ad altro anche i due veterani della partita, che di derby di Manchester ne hanno vissuti un’infinità: Ryan Giggs e Paul Scholes. Per entrambi sarà l’ultima stracittadina, dato che è difficile ipotizzare una conferma con la maglia dei Red Devils: se ne va con loro un pezzo di storia di questa partita, specie con il gallese, che vanta il record assoluto di derby giocati, 34, e che a soli 17 anni, alla prima contro il City, risultò già decisivo con un gol.

È questo il segreto dello United: l’esperienza. È l’elemento che più spaventa anche Mancini, che è stato bravo nelle ultime settimane a non cadere in dichiarazioni scontate quando la rimonta si faceva sempre più realistica, ma ha tenuto tranquilli i suoi nel momento più difficile (la brutta sconfitta contro l’Arsenal segnata dall’espulsione di Balotelli), dando serenità e desiderio di ripartire. E voglia di riscattare una storia cittadina che parla solo di United. Ce la farà? Stiamo a vedere, pronti a tutto. In una settimana in cui il Chelsea ha riscritto la storia sbattendo fuori dalla Champions League il ben più quotato Barça, chissà se a Manchester gli Sky Bluespotranno finalmente fare festa. Aspettano dal 1968.

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