Il derby più antico del mondo per la coppa più antica del mondo

Era il 1902. Con un 1-0 sofferto gli Hibs strappavano la Scottish Cup dalle mani del Celtic. I biancoverdi di Edimburgo contro i biancoverdi di Glasgow: le due anime calcistiche cattoliche della Scozia una contro l’altra, in un trofeo che già allora sapeva di storia. 1873-74 è l’anno della prima edizione. Lo si legge sulla pancia della Coppa: è la competizione più antica del mondo, e sabato 19 maggio vivrà ad Hampden Park il suo 127esimo atto conclusivo. Quel 26 aprile del 1902 s’incrociarono Hibernian e Celtic: se per i cattolici di Glasgow iniziava un lungo secolo che ha fatto della parola successo il suo termine più frequente, per quelli di Edimburgo questo rimane l’ultimo successo in Scottish Cup. È passato più di un secolo ormai: gli Hibs hanno avuto una storia sempre modesta, in un campionato schiacciato dall’assoluta predominanza di Celtic e Rangers. Le poche briciole che l’Old Firm ha lasciato cadere dal tavolo hanno visto azzuffarsi Aberdeen, Dundee Utd, e le due squadre di Edimburgo, Hibernian e Heart of Midlothian.

Ma sabato i cattolici di Edimburgo avranno la possibilità di tornare a quel successo che manca da centodieci anni, sfidando proprio i rivali di sempre, l’Hearts: in questa strana stagione, dove la drammatica bancarotta dei Rangers ha spalancato le porte alla stradominanza del Celtic, la finale di Scottish Cup è una briciola decisamente appetitosa, e le due squadre di Edimburgo non hanno esitato a buttarvisi sopra, eliminando in semifinale Celtic e Aberdeen.

Il match di sabato sicuramente darà ulteriore gusto a questo finale di campionato, proponendo un derby che è tra i più vecchi del mondo, e dal sapore unico: al pari dell’Old Firm, anche la stracittadina di Edimburgo ha radici antiche, con una connessione unica alla vita della capitale scozzese. I Maroons (ovvero i granata del Heart) sono nati nel 1874: una sala da ballo della città (da cui deriva il nome del club) ospitò i fondatori, che scelsero come stemma un mosaico caro a tanti edimburghesi, quello che si trova sul marciapiede esterno alla Cattedrale cittadina. Rappresenta un cuore, cioè il centro geografico della regione del Lothian. Netta fu, fin dall’inizio, la caratterizzazione religiosa dei suoi tifosi, espressione delle famiglie protestanti della capitale scozzese. Solo un anno dopo, nacque invece l’Hibernian: come dice il nome, l’origine del club è legato all’Hibernia, l’Irlanda, terra da cui provenivano i fondatori. Siamo nella seconda metà dell’Ottocento, e continui sono i flussi migratori dall’isola verde, soprattutto dopo la grande carestia di metà secolo: le condizioni di vita si erano fatte durissime, e in tanti furono costretti ad andarsene. Molti arrivarono nella vicina Scozia, e da loro, oltre agli Hibs, nacquero anche Celtic e Dundee. Netta è quindi, manco a dirlo, l’accentuazione cattolica del club, che ha portato rapidamente ad un confronto acceso coi protestanti del Heart. A lungo andare, però, gli Hibs si sono ben radicati nella città e nella zona, come ci testimonia anche il loro stemma. Sono rappresentati tre simboli, ognuno dal significato specifico: c’è l’arpa, simbolo dell’Irlanda, un vascello, che rappresenta invece il borgo navale di Leith, dove ha sede lo stadio, e infine c’è il castello di Edimburgo, emblema della città.

La finale di sabato è per entrambi i club il modo per riscattare una stagione mediocre: se gli Hearts non sono riusciti ad andare oltre il quarto posto, non è di certo andata meglio agli Hibs, arrivati penultimi, davanti solo al retrocesso Dunfermline. Di fame quindi ce n’è tanta: i Maroons mancano al successo dal 2006, e di certo vorranno prolungare il più possibile il digiuno secolare dei rivali di sempre. Ma le due squadre in campo difenderanno anche una storia ottocentesca, quella di questa stracittadina, e tutto l’onore della città. Per una volta, decisivo è il loro derby, e non l’inflazionatissimo Old Firm.

 

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