I Pozzo comprano il Watford. Ripeteranno i successi del ’77 di Elton John?

Loro giurano che l’Udinese resta il cuore del progetto, ma il dubbio che il fascino del calcio inglese sposti vistosamente gli equilibri dal Friuli all’hinterland londinese c’è. A ogni modo, la famiglia Pozzo ha annunciato qualche giorno fa di essere diventata proprietaria del Watford, squadra dell’omonima cittadina del Hertfordshire reduce da un’annata mediocre in Championship. La squadra non verrà seguita direttamente dalla famiglia friulana, che oltre ai bianconeri controlla anche gli spagnoli del Granada, bensì da due suoi uomini di fiducia: uno è Gianluca Nani, già conoscitore della Premier per i suoi trascorsi come dt del West Ham, e l’altro è Scott Duxbury, ex Ceo degli Hammers. E sempre dal Boleyn Ground potrebbe arrivare l’allenatore: nelle ultime ore è ripetutamente associato alla panchina degli Hornets il nome di Gianfranco Zola, vecchia stella del Chelsea e fino a due anni fa tecnico dei clarets and blue.

Il calcio inglese accoglie così una delle migliori dirigenze della Serie A italiana, simbolo della grande crescita che ha avuto l’Udinese negli ultimi 15 anni. Era infatti il 1986 quando Giampaolo Pozzo diventava presidente della squadra della sua città, e dopo le prime altalene tra A e B, negli anni Novanta scommetteva su un bomber come Oliver Bierhoff, scopriva il talento di Marcio Amoroso, Stefano Fiore, Martin Jorgensen, e i friulani arrivavano addirittura terzi in campionato nel ’97-’98. Da allora i talenti sfornati dai bianconeri sono stati innumerevoli: le ottime politiche di scouting hanno portato a Udine giovani sconosciuti rivelatisi poi autentici talenti (Sanchez, Handanovic, Zapata, Inler, Isla, Asamoah), cui va aggiunta la straordinaria capacità della dirigenza bianconera di valorizzare ottimi giocatori italiani incapaci di farsi spazio da altre parti (Quagliarella, Iaquinta, Di Natale, Pepe, Dossena). Una politica dirigenziale che ha dato i suoi frutti sia sul piano dei risultati (quest’anno si sono classificati terzi, ottenendo per il secondo anno consecutivo l’approdo in Champions League), che su quello economico, con conti spesso chiusi in positivo. A tutto ciò si aggiungono anche gli ottimi risultati ottenuti col Granada: in due anni con gli spagnoli, i Pozzo hanno portato il club dalla terza serie alla Primera Division.

Insomma, il Watford cade nelle mani che tutti desiderano: una dirigenza ricca e soprattutto intelligente nel suo modo di muoversi. C’è attesa per vedere cosa riusciranno a combinare qui, in questa cittadina dell’estremo nord londinese, inglobata dallo sviluppo della City. Un club provinciale, ma dalla storia centenaria, impreziosita da una piccola impresa datata 1977: in quell’anno il tifoso più famoso degli Hornets, Elton John, divenne presidente del club allora relegato in Fourth Division, scegliendo come tecnico Graham Taylor. Nel giro di cinque anni la squadra andò incontro ad un periodo di enorme prosperità, raggiungendo una storica promozione in First Division nell’estate dell’82, dove stupirono tutti classificandosi secondi, alle spalle del Liverpool di Ian Rush e Kenny Dalglish. Poi ci fu il debutto in Coppa Uefa, la finale di FA Cup persa con l’Everton, le vittorie contro grandi club come Tottenham, Manchester United e Nottingham Forest. Dieci anni da incorniciare, che si chiusero nell’87 con la retrocessione in Second Division e l’addio di Taylor. Da allora il Watford continua a covare sogni di tornare grande, alternando belle stagioni e nomi di prestigio (nel 2001 gli Hornets furono allenati da Gianluca Vialli, mentre nel 2005 lanciarono Brendan Rodgers, scelto qualche settimana fa per guidare il Liverpool) a retrocessioni e crisi economiche (come quella del 2002, dovuta al collasso della rete tv ITV Digital). È un club piccolo ma sempre ambizioso, espressione di una realtà cittadina che gode nei suoi sogni della vicinanza di Londra, pur difendendo coi denti l’originalità della sua squadra. Sarà l’ambiente giusto per i Pozzo?

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