Community Shield: un City d’annata vale più degli 80 milioni di Abramovich

In Inghilterra sembra che non sia cambiato nulla. Avevamo lasciato il City a maggio campione nazionale, vincitore nella rocambolesca sfida contro il Qpr, e lo ritroviamo ancora una volta sugli allori, protagonista del primo trofeo di stagione, il Community Shield. Il 3-2 con cui gli uomini di Mancini hanno superato il Chelsea di Di Matteo mette in luce l’ottimo stato di forma dei Citizens, capaci di restare competitivi senza essersi concessi ad un mercato troppo dispendioso (ieri non era in campo il “solo” acquisto del club, cioè il giovane Rodwell dall’Everton, pagato la bellezza di 15 milioni di sterline), ma valorizzando al meglio l’organico della scorsa stagione.

La partita è stata un match strano, deciso dall’espulsione di Ivanovic al 42’ (pericoloso intervento a gambe unite): il serbo rovina la festa dei Blues, che avevano appena concretizzato la superiorità messa in mostra nel primo tempo con il gol di Torres. L’errore del centrale è grave, e l’uomo in meno pesa enormemente a inizio ripresa: in 20 minuti i Citizens ribaltano la partita, andando in rete con Yaya Touré, Tevez e Nasri, e rendendo inutile la rete di Bertrand a 10’ dal termine. Così la Coppa vola a Manchester, a premiare una squadra il cui merito è stato quello di non scostarsi da quanto di buono mostrato negli ultimi mesi: Tevez è stato vero protagonista (gol pazzesco), come d’altronde lo era stato nella rimonta allo United alla fine della scorsa stagione, Yaya Touré è il solito motorino indomabile presente in tutto il campo, Mancini è bravo a sfruttare bene i guizzi degli uomini di fascia (Zabaleta, Kolarov, Nasri) a creare spunti per il pacchetto offensivo. Aggiungiamoci pure l’assenza di Balotelli (in tribuna per congiuntivite), e il fatto che questa vittoria interrompe un digiuno di 40 anni in Community Shield (dopo quello di 44 in Premier League) e la situazione a casa Citizens pare la medesima dello scorso maggio.

Tutto questo accade ai danni di un Chelsea che quest’estate ha invece fatto della parola “spendere” una delle sue priorità. La vittoria primaverile in Champions non è bastata ad Abramovich, che ha voluto comunque darsi ad investimenti di peso: Marin, Hazard e Oscar sono stati i tre colpi di peso, con un impatto sulle casse societarie di quasi 80 milioni di euro. Dei tre, ieri ha giocato solo Hazard, che non ha brillato particolarmente, in un undici che, va detto, rispecchiava di molto il gruppo dello scorso marzo. Ma alla fine tutti quei milioni hanno dovuto capitolare di fronte ad un ottimo City.

È ancora presto per esprimere verdetti, dato che la stagione deve ancora iniziare. Ma il primo trofeo ha parlato chiaramente: il City è al top, e per ora vale di più dei maxi-investimenti di casa Abramovich. Il Chelsea deve inseguire. E le altre? Aspettiamo l’inizio della stagione. Basta un po’ di pazienza, si parte il 19 agosto. Ormai ci siamo.

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