L’arma in più del Lecco ha un numero: 1200

1200 persone. Ok, pochi anni fa era una cifra abbastanza abituale da vedere sugli spalti del Rigamonti-Ceppi, e sicuramente la politica dei prezzi proposta oggi ha dato una grossa mano a portare anche i tifosi più restii a godersi il caldo sole pomeridiano allo stadio. Ma il fatto che il ritorno del Lecco al calcio giocato abbia trovato un seguito così massiccio non è un dato neutro.

Le fatiche societarie di questa estate, una squadra rattoppata alla bell’e meglio giusto in tempo per iniziare un campionato, una stagione che – non sarebbe stato assurdo scommetterlo – avrebbe potuto anche non iniziare per la Calcio Lecco. E quel pubblico, così appassionato e presente, la faccia della città che più ha sofferto durante queste settimane: l’applauso che ha salutato la squadra all’ingresso in campo era da pelle d’oca, segno della grande attesa con cui il pubblico aspettava questo fatidico momento, quello in cui le magagne economiche avrebbero lasciato la parola al campo. Già, perché questo che alla gente interessa, il campo. Non gli annunci di stadi futuristici, non sedicenti piani per tornare in Serie A, ma guadagnarsi il ritorno nel calcio che conta sudandolo sul rettangolo di gioco, pallone su pallone, partita dopo partita.

1200 tifosi. Una cifra che racconta tutta la voglia di una terra di dire “no” alla sua morte sportiva, di non lasciarsi ridurre a un problema finanziario da 800mila euro cui non importa a nessuno, ma rispondere “presente” alla chiamata, e fare di tutto perché quella maglia bluceleste (e non bianca con gli inserti neri) possa avere campo per correre e puntare in alto.

Ed è questa, a mio avviso, la nota più positiva del bel pomeriggio di oggi. Che ha trovato risposta nel carattere della squadra che ha giocato: l’avversario è parso fin dalle prime battute poca roba, annichilito dall’intensità di gioco bluceleste. Ma sarebbe stupido valutare la vittoria considerando solo i limiti del St. Georgen e dimenticandosi dei tanti meriti del Lecco. L’undici in campo era motivato, agguerrito, veloce e guizzante. Inutile applaudire Castagna per i due gol, bello considerare quanto sia funzionata l’intesa tra lui e Chessa (più di una volta il primo “spizzava” bene sui lanci in profondità per il secondo, che dalla sua ha fornito tante palle giocabili là davanti), ho apprezzato molto anche la leadership di Rota in mezzo al campo e gli spunti in fascia di Jacopo “Balzaretti” Arenella.

Ma la cosa che più mi ha stupito era la grinta, quella di chi magari è un mese che si allena e non sa se potrà iniziare il campionato, di chi è venuto pensando di finire nella piazza di una grande di C decaduta e rischiava di ritrovarsi in “braghe di tela”, o semplicemente di chi non ci sta a farsi travolgere dal teatrino pietoso firmato Cala-Invernizzi, ma vuole finalmente prendersi il suo spazio, rimboccarsi le maniche e darsi da fare. Non bisogna essere dei maestri di calcio per accorgersi che questa è la stessa voglia che si leggeva in curva e sugli spalti. E a lungo andare può essere a mio avviso l’arma in più: il misero St. Georgen è stato letteralmente spiazzato da tutto ciò, incapace di ragionare e di resistere alla spinta del Rigamonti-Ceppi. Di squadre come quella atesina ce ne sono tante in Serie D, ma di città come Lecco una sola. E la sua voglia di tornare grande è unica.

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Un pensiero su “L’arma in più del Lecco ha un numero: 1200

  1. Mitch

    ……lo sai dicono che per amor tuo sono un teppista, faro’ in modo che la faccia mia
    non sia mai vista, andro’ dove il mio cuor mi portera’ senza paura, faro’ quel che potro’
    per il mio Lecco………….

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