53 secondi per sognare, 68 minuti per rompersi. Il dramma di Carroll

53 secondi. È il tempo che è bastato ad Andy Carroll per infiammare Upton Park e lanciare un segnale a chi aveva lasciato perplesso lo scorso anno. Meno di un minuto e la punta di scuola Newcastle “spizzava” un bel pallone profondo, dando il la all’azione che avrebbe portato in gol Kevin Nolan, per l’1-0 degli Hammers sul Fulham. Era solo la prima di tante azioni di un West Ham straripante, bravo a sfruttare al meglio le torri aeree dell’ex-attaccante del Liverpool e ad organizzargli intorno gli inserimenti veloci di Nolan e Diame, per un sonoro 3-0 al triplice fischio.

35 MILIONI. Carroll è arrivato all’ultimo: il giorno prima che si chiudesse la finestra di mercato ha firmato col West Ham. Prestito secco da 1,2 milioni fino a giugno 2013, con un ipotetico riscatto per l’anno successivo fissato a 20 milioni. Via in fretta da Liverpool per cercare nuovi spazi in altri lidi. Alle spalle, una cifra che tanto gli è pesata negli ultimi 18 mesi: quei 35 milioni di sterline che i Reds sborsarono nel gennaio 2011 per il suo cartellino, in una delle operazioni di mercato più onerose della storia del calcio. Cifra astronomica per un ragazzo di 21 anni che aveva guidato a suon di gol il ritorno del Newcastle in Premier League, ma che in riva alla Mersey non è riuscito a confermare le attese: la stagione mediocre dei Reds lo ha visto portare a casa la miseria di 4 gol in 35 apparizioni, tra le perplessità di tanti.

L’AMICO NOLAN. Così, eccolo accasarsi al West Ham. Squadra dalla storia gloriosa appena tornata in Premier, organico di livello per fare un campionato almeno in tranquillità, poca pressione sulle spalle del talentuoso ragazzo in cerca di riscatto. Ad Andy sono bastati un paio di giorni: a dargli il benvenuto c’era Kevin Nolan, amico ed ex-compagno di squadra ai tempi del Newcastle. Il tecnico Allardyce non ha fatto segreto quanto contasse su questa intesa per inserire Carroll nelle dinamiche di gioco degli Hammers: «Mi sento meglio a sapere che la mia squadra riuscirà ad andare in rete quasi ogni settimana. Invece di un 4-3-3 siamo passati ad un 4-2-3-1, facendo fare a Kevin la parte di quello che sale e gira intorno a Andy. Gli ho detto: “Andy sta qui, che cosa vuoi fare te?”, e lui mi ha risposto: “Giocare nello spazio”». Così è stato, vedere per credere le immagini del match col Fulham: non c’è palla alta su cui non svettino i lunghi capelli di Carroll, tanto intelligente nel non ostinarsi a cercare da solo la via del gol, quanto lesto ad adattarsi al gioco del West Ham e fornire assist e sponde a destra e manca. E a lui è andata la sfida dei “deadline day deals”, gli acquisti dell’ultima ora: la breve apparizione del chiacchieratissimo Dimitar Berbatov (in campo proprio con la maglia del Fulham) ha detto poco, nulla in confronto a quanto messo in campo dalla punta del West Ham. A lui è andata anche la sfida a distanza con la sua ex-squadra, il Liverpool: sconfitto in casa 2-0 dall’Arsenal, il club di Brendan Rodgers non è ancora riuscito a centrare una vittoria, e deve guardare a distanza l’evolversi dei piani alti della classifica, dove a fare la parte del leone sono Chelsea, Manchester City e, più in lontananza, lo United del travolgente Van Persie.

IL GINOCCHIO FA CRAC. Peccato però che per Andy dopo i 53 secondi arrivi anche un minuto, il 68esimo. È quello in cui Carroll rimane a terra: denti stretti, occhi sofferenti, mano alla coscia. È il tendine del ginocchio a dargli rogne: la standing ovation di Upton Park non riesce ad alleviare il dolore di quell’infortunio. È costretto a uscire per farsi curare, e più le ore passano più il problema appare grave. Carroll deve saltare di sicuro le gare di qualificazioni ai Mondiali della Nazionale inglese, contro Moldavia e Ucraina, e le 3 settimane di stop diagnosticate in un primo momento paiono doversi moltiplicare. Tornerà così in forma e così agguerrito? Se lo chiede Allardyce e tutto il Boleyn Ground, che ora incrocia le dita per rivederlo presto in campo. Lo spera lo stesso Carroll: la Premier è ancora lunga, e grande è la sua voglia di dimostrare a tutti che vale più di quei 35 milioni che pesano sulle sue spalle.

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