Il segreto tutto English del Southampton (e Hodgson gongola)

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Sono bastati trentasei mesi ai Saints per passare dal fondo incrostato della League One al podio luccicante della Premier League: tre anni a bordo di una scala mobile senza fine, che ora sta trasformando il Southampton nell’ennesima sorpresa di questo campionato inglese, alle spalle di Arsenal e Liverpool, non meno imprevedibili. Eppure, se c’era qualcuno che un pensiero sull’exploit dei biancorossi del sud lo aveva fatto era proprio il manager Mauricio Pochettino, che, assieme al resto della dirigenza, non ha mai nascosto come la qualificazione alla Champions League potesse essere un obbiettivo raggiungibile: il gruppo era solido, gli investimenti fatti durante l’estate (Lovren, Wanyama, Osvaldo) hanno dato più solidità senza neanche stravolgere.

E se c’è una cosa che, più di tutte, colpisce della crescita del Southampton è il tasso di “inglesicità” che compone i suoi successi: alto, molto, insolito per i livelli della Premier degli ultimi anni, sempre più appannaggio di stranieri. Anche Roy Hodgson se n’è accorto: nelle convocazioni per le amichevoli contro Cile e Germania ha premiato tre dei Saints. Uno è il bomber Rickie Lambert, già galvanizzato dalla chiamata di quest’estate (sulla sua storia ci sarebbe da scrivere un libro: dieci anni fa raccoglieva barbabietole). A lui si è aggiunto il capitano Adam Lallana, al quarto gol in questa stagione, e il 24enne Jay Rodriguez. Tre ragazzi che fino a poco tempo fa la Premier se la guardavano solo in televisione, tornati a casa dopo le fangose partite di serie C britannica. Altri due nomi biancorossi si trovano invece se si va a spulciare tra le convocazioni dell’Under 21: James Ward-Prowse e Luke Shaw.

Insomma, se la Nazionale inglese fatica ad offrire il ricambio giusto alla generazione d’oro di Ferdinand, Terry, Cole, Lampard e Gerrard, ecco che le scelte più fresche arrivano, paradossalmente, da una squadra che ha attinto tanto dalle serie inferiori. E che ha nella sua storia il segreto di scoprire e covare giovani talenti. Il Southampton è una vera boutique del campione: la sua Academy è famosa per aver dato i natali calcistici a gente come Gareth Bale, Theo Walcott, Oxlade-Chamberlain… Eppure, quei successi giovanili ai Saints non sono mai bastati, e paradossalmente la chiave dei successi odierni va cercata proprio qui: così si è pensato di investire su nuove strutture e campi d’allenamento, e al tempo stesso formare una nuova mentalità vincente, che sapesse puntare in alto. Senza per forza che dominasse la legge del milione: l’acquisto più costoso è stato Osvaldo, che fa ad oggi continua a fare fatica ad ambientarsi. Doveva prendere il posto di Lambert, che invece, pagato 1 milione nel 2009, ora rischia di volare in Brasile a giocarsi il Mondiale. E chissà prima dove porterà il Southampton…

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