Chi si rivede? Eidur Gudjohnsen e un match atteso dal 1996

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A volte ritornano, quando pensi che siano spariti nel dimenticatoio, o magari tramontati in qualche oasi dorata d’Arabia, a chiudere in bellezza la propria carriera tra i milioni degli sceicchi. Non è però il caso di Eidur Gudjohnsen, che mai si è avvicinato al calcio degli emiri o del Qatar, e stasera torna a far parlare di sé anche tra il pubblico meno propenso al calcio internazionale. Forse solo i più certosini del pallone europeo avevano seguito le gesta erranti dell’islandese ex-Chelsea e Barcellona dopo l’addio al Camp Nou, e ben pochi sapevano che l’attaccante in questi anni non ha incrociato le braccia, ma è rimasto in giro a fare gol, o almeno provarci: lo si è rivisto in Premier con le maglie di Tottenham, Stoke e Fulham, ha imparato pure il linguaggio dei campionati di Francia, Grecia e in Belgio.

La peregrinazione però non è andata granché bene all’Ice Man, che nei campionati in cui è passato non ha lasciato il segno come a Stamford Bridge, complice anche un infortunio. La parabola discendente del campione che si avvicina al ritiro stasera gli offre però un inconsueto cambio di direzione verso l’alto, dal fronte, quello della Nazionale islandese, da cui meno ci si poteva aspettare la possibilità di tornare grande a 35 anni. Perché non è mai successo che la rappresentativa dell’isola scandinava arrivasse così vicina a giocarsi una Coppa del Mondo, ed Eidur è il leader di quel gruppo che stasera a Reykjavik cercherà di superare la Croazia, l’ultimo ostacolo che divide i ragazzi di Lagerback dai biglietti per il Brasile. Per l’Islanda conterà da matti il fattore meteo, nella speranza di andare martedì a Zagabria con buona parte della qualificazione decisa questa sera nel freddo del Laugardalsvollur.

article-2014394-004FB55E00000258-5_634x412C’è una precedente storico unico che rende la storia di Gudjohnsen con l’Islanda un piccolo romanzo calcistico, retaggio di un pallone che non c’è più e che, per trovarlo, bisogna correre appunto ai confini del mondo: aveva 17 anni Eidur quando esordì con la maglia biancoblu della sua Nazionale, sostituendo nientemeno che il 34enne Arnor. E chi è? Vi chiederete voi. Beh, era suo padre, anche lui calciatore, visto in Francia, Svezia e Belgio, oltre che nel campionato islandese. Che si ricordi, non è mai successo nella storia del calcio un avvicendamento tra due giocatori con tale grado di parentela. I due non riusciranno però mai a condividere minuti in campo assieme, e questo rimarrà il loro massimo rimpianto. Da quella gara del ’96 le cose si sono evolute in fretta, e se in pochi anni papà Arnor avrebbe lasciato il calcio, nel frattempo Eidur sarebbe salito sull’ottovolante, per finire a giocare in Olanda e poi al Chelsea. Da lì poi la non abbandonerà più la Nazionale, diventando il massimo marcatore della sua storia.

Dita incrociate quindi per la gara di stasera, che potrebbe avvicinare l’Islanda al Mondiale e offrire all’isola un nuovo record, quello cioè della nazione più piccola per popolazione a una Coppa del Mondo. Il merito è di Eidur, certo, ma ancor più di tutta una squadra trasformata dall’arrivo in panchina, due anni fa, dello svedese Lars Lagerback, e da un florilegio di campioni noti anche ai nostri campionati: c’è il doriano Bjarnasson e il veronese Halfredsson, Sigurdsson del Tottenham, Gunnarsson del Cardiff. L’arma in più è il 23enne Sigorsson, dell’Ajax: 13 centri in 19 partite con la Nazionale. Se va avanti così supera tranquillamente Gudjohnsen. Cui però del record interesserà poco, se stasera il freddo di Reykjavik darà una spinta a coronare quella storia d’amore cominciata nel ’96, trasmessa da un padre a suo figlio ai confini del calcio europeo.

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