Con Facca e i friulani il Lecco rivive gli anni della Serie A

Vinicio-Facca

Personalmente credo che ogni tifoso, soprattutto quella specie in via d’estinzione che segue il piccolo club della sua città, dovrebbe attendere come manna dal cielo qualsiasi libro, opuscolo o pubblicazione riguardante la storia del proprio club: in questo gli inglesi ci stanno avanti, e hanno capito alla perfezione che il senso di appartenenza ad una maglia cresce, tra tifosi e giocatori, al pari di quanto si conosce quanto lontano sono arrivati quei colori, quali sono le loro origini, le loro pagine più preziose, gli eroi che le hanno scritte, quelli che è meglio dimenticare, ecc… Per questo merita attenzione il libro di Renato Favretto, Quando i friulani giocavano in serie A, che risponde ai desideri di chi vuole conoscere meglio la storia della Calcio Lecco nel suo periodo più felice, gli anni Sessanta e la Serie A, seguendo le avventure di Vinicio Facca, terzino silenzioso ed elegante, con la maglia bluceleste sceso in campo quasi 230 volte.

20130926_2000Il libro scolpisce in maniera interessante cosa poteva essere il calcio in Italia tra anni Cinquanta e Sessanta, e lo fa offrendo un’istantanea del Friuli, terra d’origine di Facca e dello stesso autore, all’epoca fucina di giovani talenti calcistici (il Pordenone, ad esempio, giocava in C ed era affiliato alla Juve, che aveva spedito l’occhio vigile di Renato Cesarini a scovare gambe buone per la Serie A). È una terra ambiziosa ma genuina, dove il pallone rotola ovunque, nei paesi, per strada, in oratorio, a scuola, le trasferte si fanno in bicicletta ma può anche capitarti di allenarti un giorno assieme ad Omar Sivori. Una terra che ha fatto del calcio il suo pane quotidiano, come testimoniato da alcune voci che Facca lo conobbero di persona e che proprio dall’estremo est italiano ebbero origine: Bruno Pizzul, Dino Zoff, Paolo Cimpiel i più famosi.

224px-Vinicio_FaccaDai loro racconti prende forma la storia di Facca, scelto da Ceppi nel ’60 per comporre il pacchetto arretrato del Lecco appena promosso in Serie A. Con la città e la squadra il ragazzo friulano strinse un rapporto speciale, e qui fu protagonista per i successivi 8 anni, timbrando il cartellino in tutte le stagioni dei blucelesti nella massima categoria e durante i tentativi spesi per tornarci dalla Cadetteria. Una carriera calcistica spezzata da un tragico incidente che occorse al terzino nel ’68, quando al termine di una gara  al Bentegodi di Verona rimase vittima di uno dei primi episodi di violenza da stadio: uno spettatore lanciò una bottiglietta di Fanta contro l’arbitro, il vetro si spezzò al contatto con le transenne, i cocci finirono addosso ad alcuni giocatori, tra cui appunto Vinicio, che perse la vista di un occhio. Finì lì la sua carriera, aveva solo 29 anni. Il calcio perdeva il talento umano di un calciatore dal cuore grande, cui ora ci sarebbe soltanto da guardare. 

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