Souness e quella bandiera in mezzo al campo: follie al derby di Istanbul

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Pardew e la testata al giocatore dell’Hull: ormai basta un gesto sopra le righe per parlare di provocazione, e dare enfasi eccessiva a qualsiasi stupidaggine ci tocca vedere in panchina. E così l’allenatore del Newcastle rischia di passare da una giusta squalifica a un’esagerata diffida fino alla fine della stagione. E quel termine è sempre lì, istigazione, quasi il suo repentino movimento della testa avesse fatto insorgere chissà quali orde di tifosi.

E fa specie che a indignarsi e a chiedere la testa del manager dei Magpies sia stato, tra gli altri, Graeme Souness, scozzese che vinse tre Coppe Campioni col Liverpool e in Italia giocò anche per la Samp. Fa specie perché lui sì che si è reso protagonista di una provocazione vera e propria, in confronto alla quale fa ridere tutto ciò per cui si alza il sopracciglio oggi: la testata di Pardew, i gesti sopra le righe di Di Canio, le manette di Mourinho, la corsa di Mazzone, la sedia di Mondonico… La cronaca porta indietro al 1995-96, e lo scozzese sedeva, proprio da allenatore, sulla panchina del Galatasaray.

Si giocava la Coppa di Turchia, e dall’altra parte gli avversari erano i peggiori: il Fenerbahce, rivali concittadini. L’andata sorrise al Galata, vincente 1-0, che però al ritorno si trovò sotto con lo stesso passivo. Mancava poco alla fine dei 90 minuti, e il rischio era quello di portare la gara ai supplementari, da giocare sul verde ostico del Sukru Saracoglu: ma Saunders, gallese in prestito dal Liverpool, trovò il guizzo giusto, fece 1-1 e regalò la coppa al Galatasaray. Ed è qui che Souness si lasciò andare alla provocazione più agguerrita ci potesse essere: prese un bandierone giallorosso, corse verso il centro del campo tra i fumogeni del tifo nemico e piantò il drappo in mezzo al campo. Divenne “Ulubatli Souness”, richiamando l’eroe ottomano che, durante l’assedio di Costantinopoli del 1453, aveva segnato la conquista della città proprio con un gesto simile, piantando la bandiera sulle mura.

Ma quel che accadde al di fuori dello stadio fu tutt’altro che un successo: per poco non ci scappò una rivolta tra i tifosi del Fener. Souness uscì scortato dalla polizia, ma intanto, dall’altra parte del Bosforo, sponda Galatasaray, era diventato un idolo, e al diavolo qualsiasi discorso sul rendimento tutt’altro che brillante della squadra in campionato. Durò poco lo scozzese, a fine anno fu esonerato dalla panchina dei giallorossi, ma il suo gesto aveva cambiato totalmente il senso del derby di Istanbul. La vendetta del Fenerbahce arrivò due anni dopo e fu qualcosa di angosciante, firmata da un folle conosciuto da tutti col nome di Rambo: per due giorni rimase nascosto nello stadio dei rivali, e alla prima gara ufficiale della stagione saltò fuori con una bandiera della sua squadra del cuore. Durante il riscaldamento del Galata, corse verso il centro del campo e piantò il vessillo. Solo che, a differenza di Souness, nelle sue mani, oltre al drappo, teneva anche un coltello da macellaio. Si fermò al centro minaccioso, difficile capire quali fossero le sue intenzioni. Ci mise qualche minuto la polizia a fermarlo prima che facesse follie. È stato uno dei momenti più tesi della rivalità tra Galatasaray e Fenerbahce, il derby dei due continenti. Altro che manette, testate e sedie al cielo.

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