Quanto ci piace l’inglese di Guidolin

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Sembra un elefante in una cristalleria Francesco Guidolin quando parla inglese, un funambolo che tenta di destreggiarsi con delicatezza tra le insidie della lingua britannica, ma inevitabilmente balbetta e sbaglia. Eppure non si può non provare simpatia per lui e per quel tono così educato con cui si è presentato al calcio d’Oltremanica, sforzandosi in tutti i modi di farsi conoscere con l’idioma a lui meno congegnale: «Now is, presto come si dice, early… period, ten days, strano strange come si dice…». Chi fa il professorino se non altro ora dovrebbe fargli i complimenti, perché confrontando la prima conferenza stampa di due settimane fa con quella tenuta martedì sera, dopo l’1-1 col West Brom, si nota come il suo inglese migliori sempre di più e i tentennamenti siano ridotti al minimo. Quando poi non riesce a comprendere fino in fondo una domanda, non si fa problemi a dirlo con gentilezza «I don’t understand, excuse me».

C’è da credere che lassù l’impegno nell’imparare l’inglese sarà apprezzato, almeno quanto la sua voglia di rimettersi in gioco e accettare una nuova proposta di lavoro all’estero, esattamente 10 stagioni dopo la mediocre parentesi al Monaco. Il tutto all’età di 61 anni, non certo quella di un neolaureato che prova ad andare in Inghilterra per dare subito un’impronta internazionale alla sua carriera. Ma il calcio di Guidolin è fatto di toni pacati e pazienza dei tempi, il suo è un pane che lievita lento, non va disturbato. In Friuli tutti ricordano come, all’inizio della sua avventura all’Udinese nel 2010, Guidolin partì malissimo tanto da trovarsi all’ultimo posto, salvo poi trovare la ricetta giusta per far correre assieme Sanchez, Di Natale, Benatia, Asamoah e gli altri, portando la squadra su nei salotti delle grandi e poi ai preliminari di Champions.

Allo Swansea la storia è diversa, perché il club ora lotta per non retrocedere, il terreno non migliore per provare ad edificare un progetto. Ma forse il Galles può avere lo stesso profumo della provincia friulana, quella dove la gente lavora con gusto e lena, senza subire troppo le pressioni delle metropoli. Tante volte il calcio applaude ad allenatori giovani, ex-calciatori che in breve smettono le scarpette e prendono il fischietto, trasformandosi in tecnici ambiziosi nel giro di poche stagioni. Guidolin è l’opposto: la sua carriera da mister parte ai confini del professionismo, è una vita passata in provincia a fare progetti con squadre più marginali, dove lo scudetto è qualificarsi in Europa, vincere una Coppa Italia vale quanto una Champions League e giocare un match a Londra è un evento. Una carriera di attese e progetti che crescono lenti, facendo comunque i conti con lo spettro dello «stress», il grande nemico del tecnico veneto. Che forse l’inglese non lo sa bene, ma a 61 anni ha deciso che è il momento giusto per un erasmus in Galles. 

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