Blanchflower, gli Azzurri e quella battaglia a Belfast

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Fascia da capitano sul braccio, maglia verde orgogliosa addosso, Danny Blanchflower quel 4 dicembre 1957 avrebbe preferito di sicuro spenderlo giocando una partita di calcio diversa. Oggi ricorrerebbe il 90esimo compleanno dell’ex-centrocampista nordirlandese, se nel 1993 una polmonite non avesse portato alla morte il talento di Belfast esploso tra anni Cinquanta e Sessanta al Tottenham. La sua storia è il carotaggio in un mondo sportivo antico, dove prima di essere calciatore poteva capitarti di essere stato pure soldato in guerra (e Danny lo fu, con la Royal Air Force, alla quale ingannò sulla sua età pur di arruolarsi), per poi trovarsi nel giro di poche stagioni a guidare gli Spurs di Londra a vincere campionato e FA Cup, impresa mai successa prima nel XX secolo. È la maschera dai lineamenti esuberanti di un ragazzotto nord-irlandese coi capelli rossi, testimone del gap minimo – all’epoca – tra calcio e fabbrica: non fosse stato per il pallone, Blanchflower era promesso a fare l’operaio in un’azienda di sigarette.

Quel pomeriggio a Windsor Park Danny è capitano dell’Irlanda del Nord, cosa che aveva fatto e che farà decine di altre volte. Quella volta, però, la gara non è “una delle tante”: l’avversario è l’Italia, e oggetto del contendere è la qualificazione ai Mondiali del 1958. Chi vince si dà una spinta grossa verso la Coppa che si giocherà in Svezia, un’occasione che mai i nord-irlandesi hanno potuto accarezzare con tanto realismo. Quello che deve essere un giorno di lotta sportiva invece si trasformerà in un’autentica battaglia corpo a corpo, conclusa da una caccia all’uomo di alcuni tifosi di casa verso i giocatori italiani. Un match che subito entrerà nella storia come “The Battle of Belfast”.

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Tutta colpa della maledetta nebbia che, poche ore prima dell’inizio del match, blocca l’arbitro ungherese Istvan Zolt all’aeroporto di Londra. Le ore passano, il direttore di gara non arriva e ormai è troppo tardi per far arrivare (in nave dall’Inghilterra) l’arbitro di scorta, Arthur Ellis. E gli italiani non intendono accettare un altro fischietto (magari offerto dalla federazione di casa) per una gara tanto delicata. L’ipotesi sarebbe quello di spostare la partita al giorno successivo, ma tanti spettatori hanno già riempito le tribune, molti – specie dai cantieri navali cittadini – uscendo dal lavoro in anticipo. La decisione che viene presa, però, indispettisce ancor di più il pubblico di casa: la sfida infatti viene declassata ad amichevole, una normale partita di pallone tra due nazionali senza troppe pretese. La rabbia, sulle gradinate, è tantissima: minacce e boati accolgono le due squadre. L’inno di casa viene eseguito senza problemi, quello italiano quasi non si riesce a sentire, coperto dalle proteste del pubblico.

Inevitabile, quindi, che un clima tanto teso trasmigri pure sul campo, dove Italia e Irlanda del Nord danno vita a una gara tutt’altro che amichevole. La cronaca parla di uno scontro dietro l’altro: il più bersagliato è il portiere Azzurro Bugatti, ma pure i contestatissimi oriundi Ghiggia e Schiaffino se la vedono brutta. Dalla sua l’Italia contrattacca: quando Schiaffino colpisce Cush solo la maturità di Blanchflower evita che lo scontro degeneri, invitando il compagno a lasciar perdere e a continuare il gioco. Ma appena prima della fine, ecco l’ennesima zuffa: Chiappella alza le mani per difendere il suo portiere, e il cartellino rosso estratto dall’arbitro non riesce a mitigare la stizza del pubblico di casa. Alcuni supporters invadono il campo e inseguono i giocatori italiani. La polizia tarda ad intervenire, solo i giocatori dell’Irlanda del Nord riescono a difendere gli Azzurri: Ferrario, Bean e Gratton vengono raggiunti da qualche tifoso, ma alla fine è proprio Blanchflower uno dei più attivi a spingere gli avversari verso gli spogliatoi.

Per la cronaca la partita finirà 2-2, tra lo sbigottimento italiano e i mea culpa, tardivi, dei nordirlandesi. Che appena un mese dopo potranno, invece, gioire: nel replay della gara ufficiale batteranno 2-1 gli Azzurri, grazie ai gol di McIlroy e Rush. Così l’Italia per la prima volta non si qualificò a un Mondiale, dove invece ci fu la debuttante Irlanda del Nord.

 

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