Dele Alli, i piedi gentili del domani inglese

Dele-AlliÈ il futuro dell’Inghilterra Dele Alli, un nome così poco British ma assai gradito per un popolo che aspetta da tempo una nuova infornata di campioni. Ma che siano veri, capaci cioè di lasciare la propria impronta anche con la maglia dei Tre Leoni, che ormai a Europei o Mondiali non fanno in tempo ad arrivare che devono già tornarsene a casa. Illudendosi, ogni anno, di aver trovato il talento giusto cui aggrapparsi, sia Owen o Walcott, Oxlade-Chamberlain, Downing o Crouch. Il 20enne centrocampista del Tottenham è nel giro della Nazionale da ottobre, e il bel calcio che quest’anno gli Spurs stanno mettendo in scena direbbe che in Francia, a giugno, tra i prescelti di Hodgson vedremo pure lui. I gioielli confezionati contro la nazionale transalpina a novembre e, ancor di più, contro il Crystal Palace lo scorso gennaio hanno spinto alla ribalta questo ragazzino, dal piede gentile e le forme già nerborute.

Nel calcio che ha fretta di cucire paragoni impegnativi sulle giovani promesse, Dele Alli è già stato battezzato come il “nuovo Gerrard”, ideale che il ragazzo nato a Milton Keynes nel 1996 non disdegna affatto, essendo cresciuto tifando per il Liverpool e non avendo mai nascosto che “Stevie G” era il suo idolo. Ma Bamidele Jermaine Alli (capite perché lo abbreviano in Dele Alli?) è anche l’esempio di una gioventù inglese che spinge dalle retrovie, vuole affermarsi in un calcio di livello altissimo per spettacolo ma in calo vertiginoso di risultati, come dimostrano i flop costanti delle squadre britanniche in Europa, oltre a quelli già citati della Nazionale. Una generazione che non è esplosa nelle giovanili dei grandi club, ma ha mosso i primi passi nelle officine della Football League.

Lui, madre inglese e padre nigeriano, al pallone ci è arrivato quando era bambino, anche se all’inizio era pure combattuto sul rugby. All’età di 11 anni è entrato nel settore giovanile del Mk Dons, club (all’epoca) neonato dalle ceneri del Wimbledon, e da lì non è più andato via fino alla scorsa estate. Ma è proprio nell’età dell’adolescenza che Dele ha vissuto uno dei momenti più complicati della sua esistenza: abbandonata dal marito, la madre del ragazzo, Denise, ha avuto grossissimi problemi di alcolismo, che hanno comportato l’affidamento del figlio a un’altra famiglia. «Sono stati momenti difficili, molto amari. Avevo quattro figli da quattro mariti diversi, ma nessuna delle relazioni era continuata. Ero una ragazza madre. Vivevamo a Milton Keynes in una casa popolare con tre camere», ha spiegato la signora al Sun, intervistata quando il ragazzo ha trovato la prima rete con la maglia della Nazionale. «È stata dura lasciar andare mio figlio, ma si è dimostrato essere la sua salvezza. Sono davvero grata per come le cose sono finite».

Così Dele si è trovato 13enne a vivere a casa di Harry Hickford, suo compagno di squadra nell’Academy dell’Mk Dons. Squadra che ne ha accompagnato la maturazione fino all’arrivo in League One: qui era uno di quei ragazzini che si sa già che un domani faranno carriera. Nel febbraio di un anno fa 5 milioni di sterline lo hanno portato a White Hart Lane dove, nulla da dire, alla carriera ha realmente dato una svolta netta.

I primi 7 mesi a Londra lo hanno visto andare in campo 22 volte e trovare 7 centri, ma soprattutto lo hanno visto evolvere di posizione nel gioco di Pochettino: da frangiflutti davanti al pacchetto difensivo a musa ispiratrice di Harry Kane, sulla trequarti. Non è un caso, forse, che il Tottenham allora giochi bene, Alli sia sempre più fulcro della spinta offensiva degli Spurs con belle giocate, reti e assist, mentre il suo giovane compagno di squadra continui a confermare la vena prolifica già messa in mostra lo scorso anno. Entrambi sono poco più che ventenni, inglesi e già nel giro delle convocazioni di Hodgson. Entrambi hanno voglia di arrivare sempre più su. Dando ragione di credere che – forse sì – a Wembley è arrivata la generazione di talenti giusta.

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