Gudjohnsen e un sogno chiamato Europei

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Ben tornato Eidur, la Francia ti aspetta. O forse sarebbe più giusto dire l’Islanda ti aspetta, quella nazione di cui sei stato l’orgoglio nel mondo per decenni e proprio quando tu hai già calzato i guanti per ammainare la bandiera sta per vivere il suo momento calcistico più bello. Forse, anzi togliamolo pure il forse, Gudjohnsen ha scelto di accettare l’offerta dei norvegesi del Molde per non mancare agli Europei della prossima estate, quelli che la sua nazionale ha ottenuto per la prima volta nella storia. Per farlo ha interrotto la sua avventura cinese con lo Shijiazhuang, una breve storia durata poco più di sei mesi. Un’altra prova del fatto che il calcio in Cina sarà anche remunerativo e via sportiva del futuro, ma per il momento basta solo per brevi avventure. Sarà un caso che, per tanti campioni che partono per l’Oriente, ve ne sono diversi tornati poi in fretta in Europa, da Drogba a Anelka, da Diamanti a Gilardino?

Il presente del calcio rimane il Vecchio Continente, quello dove i soldi non sono mai tanti e bisogna saperli spendere, dove i trofei hanno una fama sedimentata da anni di sfide e campioni, e dove un 38enne può avere ancora qualcosa da dire al di là dell’appeal del nome che si porta dietro. Gudjohnsen al Molde troverà ad allenarlo Ole Gunnar Solskjaer, nome che inietta la sua buona dose di nostalgia alla vicenda. Ma Ice Man non è tornato per concedere rimpianti agli amanti del calcio che fu: c’è un futuro prossimo da scrivere, che si chiama Tippeligaen ed Europa League, coppa dove il Molde ha sorpreso tutti vincendo il girone con Fenerbahce, Ajax e Celtic e ora aspetta la sfida dei sedicesimi di finale contro il Siviglia. Poi, ecco il ballo europeo della debuttante Islanda, alla prima grande competizione della sua storia.

Gudjohnsen è il giocatore che più volte ha fatto gol con addosso i colori della sua nazionale. Come sia iniziata la storia ormai si sa, compreso quel singolare record a benedire il suo esordio con l’Islanda: Eidur (appena 17enne) nel ’96 subentrò a suo padre Arnor in una gara contro l’Estonia. Fuori il papà dentro il figlio, una cosa mai successa prima su un campo da calcio serio. Così come, però, non si è mai avverato il sogno che i due avevano, ossia giocare almeno una gara assieme con l’Islanda. Da quel giorno però Gudjohnsen non si è mai allontanato dalla sua nazionale, e per quanto abbia vagato in giro per l’Europa in cerca di nuove squadre dove giocare (ne ha cambiate 14, in 9 nazioni diverse), alla bandiera della sua terra è sempre rimasto fedele.

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Il binomio Gudjohnsen-Islanda sembrava essere arrivato alla sua naturale (e dolorosa) conclusione nel 2014, quando la Nazionale perse i play-off per andare ai Mondiali brasiliani contro la Croazia. Eidur disse basta, troppe le lacrime per il sogno svanito sul più bello, troppo pesante l’età sulla carta d’identità. Poi ci ha ripensato, ma al calcio le storie scontate non piacciono mai, ed era forse troppo banale il paradigma del campione che inverte la marcia del suo cavallo, torna indietro e guida i suoi soldati al nuovo traguardo. La realtà è che Gudjohnsen nelle gare di qualificazione agli Europei ha giocato poco, solo 3 volte e riuscendo a segnare soltanto un gol. Perché intanto il ct Lagerback si è trovato un pacchetto di fenomeni esplodergli tra le mani, frutto del progetto che il governo islandese ha varato a inizio anni Duemila e ha reso il calcio più di uno sport. Per combattere alcolismo e depressione, dal 2002 in avanti sono stati costruiti numerosi campi distribuiti tra scuole e territorio, coperti e quindi utilizzabili pure d’inverno. Sono stati formati sempre più allenatori, con progetti economici e ben misurati. Risultato: l’Islanda, vent’anni fa patria calcistica quasi amatoriale, sarà la nazione più piccola della storia (solo 300mila abitanti) a partecipare ad un Europeo.

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Gudjohnsen vorrà esserci, accettando come ha fatto fino ad oggi la panchina ma, magari, provando a mettere in difficoltà il suo ct, silenziosamente, come il suo sguardo glaciale impone. Avrà 38 anni, non pochi certo per reggere una competizione tanto faticosa, dove gare e allenamenti si concentrano in pochi giorni e dove, se sbagli qualcosa in campo, non sempre hai il tempo per recuperare agli errori. Ma i mesi che lo attendono al Molde gli permetteranno di giocarsi la sua carta per bene, e sperare di essere in squadra assieme a ragazzi come Bjarnason, Sigurdsson, Sightorsson, Gunnarsson. Erano tutti bambini quando lui esordiva nel ’96. Se ora il calcio europeo se li contende è un po’ merito anche di Ice Man

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