Archibald Leitch, l’inventore delle gradinate

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Un nome cui il calcio inglese deve tantissimo, una firma che ha influenzato, forse senza neanche saperlo troppo, lo sviluppo di tutto il movimento calcistico britannico, costruendo stadi che oggi sono indubbiamente considerati tempi sacri del pallone che fu, e che pian piano non stiamo più vedendo. Il suo nome è Archibald Leitch, ma forse conosciamo di più il nome di alcune delle sue creature. Tante, anzi tantissime: Anfield, Ibrox, Old Trafford, Highbury, Lansdowne Road, Craven Cottage, Villa Park, White Hart Lane, Deepdale, The Old Den, Goodison Park, Hillsborough…

Se ne contano più di 30, tutti nati dalla sua matita e dalle sue squadre, fiori di una carriera da architetto iniziata a fine Ottocento con la progettazione della casa per il club della sua città, i Rangers di Glasgow: è il 1899, e il calcio cresce sempre più di popolarità. Così la squadra più seguita di Scozia si interroga come fare. Leitch, all’epoca 35enne, progetta Ibrox, senza chiedere una sterlina al club, essendone tifoso. Ma nell’impianto succede qualcosa che segnerà la crescita professionale dell’architetto, attraverso un episodio drammatico: il 5 aprile 1902 la pioggia copiosa rende fragile la West Tribune Stand appena costruita in legno, e al 51esimo minuto della sfida tra Scozia e Inghilterra decine di persone vengono risucchiate dalla voragine aperta in seno alla tribuna. I morti sono 25, 517 i feriti. Le responsabilità della tragedia, più che a Leitch, vengono date all’appaltatore dei lavori e a chi ha fornito il legno, scegliendo il troppo fragile pino giallo. Non verrà mai aperta un’inchiesta sull’episodio, essendo purtroppo frequenti episodi così all’epoca.

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Ma da allora in avanti il modus operandi di Leitch cambierà in favore di una maggiore robustezza, trasferendo al calcio i principi di architettura industriale per i quali era diventato famoso, accompagnando, di stadio in stadio, il boom della popolarità del football nella prima metà del XX secolo inglese. La prima e grande novità del suo stile sono le terraces: prima la gente era abituata a vedere le gare su colline o rialzi attorno al campo, spesso semplicemente coperti d’erba, o su gradoni in legno, temendo magari la costruzione di spalti male organizzati e pericolosi. Con lui invece nascono gradinate, corridoi e soprattutto balaustre in ferro. Un must degli impianti d’Oltremanica fino al Taylor e al Green Report, che alla fine degli anni Ottanta congederanno i match visti in piedi obbligando le squadre a dotarsi di impianti all seated.

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Gli stadi di Leitch hanno sempre fatto della “cattedralità” la loro connotazione principale, mandando in pensione le tribune costruite in maniera leggera e spuria attorno al campo, a favore di colossi unici, austeri e assai resistenti. Spesso il mattone rosso diventava il segno di riconoscimento di Leitch (avete in mente le facciate esterne di Ibrox e Villa Park), non di rado l’architetto si avventurava in progetti impensabili (Craven Cottage è ancora lì a testimoniarlo). E poi c’è un altro elemento che rappresenta la “firma” di Archibald Leitch: il frontone sul tetto, quel triangolo che arricchiva le coperture delle tribune principali, spesso lasciando spazio al nome e allo stemma della squadra di casa. Un ulteriore tassello che, secondo gli esperti, sanciva la sacralità degli stadi, oltre a indicare che no, quelle non erano più tribune fragili e smontabili, bensì strutture architettoniche destinate a segnare un’epoca.

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Il tutto svolto in un momento dove i soldi non grondavano dalle tasche della gente e dei club. Ma Leitch aveva trovato il modo per fare progetti standard, con materiali resistenti ma al tempo stesso economici, ripetendo alla nausea tribune, gradinate, barriere…E in 40 anni di attività ha costruito il biglietto da visita con cui il calcio inglese è esploso in tutta la sua popolarità, per poi farsi conoscere al mondo prima ai Mondiali del ’66 (dove 6 stadi su 8 usati erano stati firmati da lui), poi negli anni Settanta e Ottanta: «È l’uomo che ha progettato la moderna gradinata calcistica», ha scritto di lui Simon Inglis, storico del calcio che ha dedicato un libro all’architetto scozzese.

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La fine degli stadi di Leitch è stata però triste. Se, infatti, la tragedia di Ibrox aveva determinato il suo stile costruttivo, un’altra tragedia, quella di Hillsborough, porterà al pensionamento delle sue gradinate. Portando più sicurezza agli impanti, ma togliendo quel fascino che l’architetto scozzese era riuscito a crearvi.

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