Tom Hughes, una vita tifando Wrexham. E aspettando Wembley

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Che significa aspettare per tutta una vita? Chissà se Tom Hughes se l’è chiesto qualche volta nel corso della sua lunga storia d’amore con il Wrexham, piccolo club gallese che disputa i campionati inglesi praticamente da sempre, senza però essere mai riuscito ad andare oltre la vecchia Second Division. Il curriculum dei Dragons è un paradosso tutto britannico, quello di una squadra che non ha mai giocato in campionati di vertice, ma è riuscita invece a disputare più volte la Coppa delle Coppe, in virtù dei successi in Welsh Cup, facendo pure cadere qualche nobile, come il Porto nell’84. E poi ci sono gli scalpi fatti alle grandi inglesi in FA Cup, come all’Arsenal nel ’92 (i Gunners avevano vinto pochi mesi prima il campionato) e il Tottenham nel ’76.

Ma dicevamo di Hughes, il tifoso più anziano dei gallesi, morto ieri a 99 anni. Una vita che si è intrecciata anima e corpo coi colori del Wrexham, club che Tom ha iniziato a seguire nel 1921, quando aveva solo 5 anni. Il padre vendeva fette di torta e tè al negozietto dello stadio, così fin da piccolo gli ha fatto annusare il profumo acre dell’erba del Racecourse Ground. Lui si è innamorato e non ha più cambiato idea, seguendo da allora ogni stagione della squadra. Le occasioni della vita hanno creato il resto: prima si è trovato a vendere sigarette nell’impianto, poi a fare il barelliere. Si è sposato, ha avuto figli e li ha portati allo stadio. Gli anni passavano e diventava nonno, e quando l’anzianità lo rendeva più fragile erano i nipoti ad accompagnarlo al suo seggiolino dell’impianto gallese. «Le uniche volte che non ci sono stato era quando c’era la guerra, e sono stato per alcuni anni all’estero», raccontava poche settimane fa ad un giornale locale. «Per il resto ero sempre lì, attendendo ogni partita».

Ma appunto tifare Wrexham non è come sostenere il Manchester United o il Liverpool, dove il sogno di vincere un trofeo è una realtà concreta con cui fare i conti ogni anno. La storia dei Dragons è ricca di exploit, ma vincere la Welsh Cup ha un peso tutto suo, e aver visto la propria squadra sconfiggere l’Arsenal campione d’Inghilterra è una botta d’orgoglio unica, ma non vale quanto una coppa. Quello che mancava alla storia del Wrexham – e quindi anche ai racconti di Tom Hughes – era mettere piede là dove l’Inghilterra si gioca i trofei più ambiti, Wembley. In un secolo e mezzo di calcio, il Wrexham non ce l’aveva mai fatta, e forse Tom non pensava neanche di riuscire mai a vedere la sua squadra in quello stadio. Fino, invece, alla primavera del 2013.

Quell’anno il club, precipitato in Conference, arrivò in finale di FA Trophy, una FA Cup per squadre non professioniste, coppa nata negli anni Settanta per dare la possibilità a squadre di Non-League di vivere un pomeriggio da eroi a Londra. Tom quasi non ci credeva alla vittoria delle semifinali, ma a conti fatti, quando tornò a casa, s’accorse che rischiava di perdersi la finale di Wembley. Aveva bisogno di essere accompagnato dal figlio Mike, che però aveva già fissato una vacanza alle Canarie per quei giorni. Fortunatamente riuscirono a cambiare all’ultimo l’aereo di ritorno: rientro a Wrexham il sabato sera e partenza per Londra la domenica mattina. Una tirata che valeva la pena fare.

C’erano anche loro, quindi, a Wembley assieme agli altri 17mila tifosi gallesi: nel primo anello del nuovo impianto britannico, unica area aperta per l’occasione, non si vedeva un centimetro libero. Rivale di giornata era il Grimsby, e il match finì 1-1. Ai rigori la spuntarono proprio i gallesi, che finalmente poterono festeggiare alzando la loro prima coppa nel cielo di Londra. Tom Hughes era tra i più felici: «Non voglio dire che il Wrexham non tornerà mai più a Wembley, ma potrò io esserci ancora là con loro?». Ci sarà, invece, anche due mesi dopo, stavolta per la finale di Football Conference contro il Newport County, sempre a Wembley. Pazzesco il calcio: nulla per 150 anni, poi due finali in quell’impianto concentrate in poche settimane. Stavolta però andrà male per i Dragons, sconfitti 2-0 e costretti a rimandare i sogni di promozione in League Two. Sono ancora lì adesso, ad attendere la stagione giusta. Tom non ci sarà più con loro, ma ha insegnato che nessuna attesa è inutile.

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