C’era una volta il “Football Battalion”. E tre eroi dell’Orient morti al fronte

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C’è trambusto alla Fulham Tower Hall, Londra: con la guerra iniziata oramai da cinque mesi pure il calcio è chiamato a fare la sua parte, e la Football Association ha accolto volentieri gli stimoli dell’Ufficio di Guerra britannico, intenzionato a portare sempre più soldati al fronte. Così, quel 15 dicembre 1914, sono talmente tanti i calciatori e dirigenti arrivati per entrare in guerra che gli organizzatori sono costretti a spostare l’incontro in un’altra sala del palazzo, più grande. Il pallone paga pegno alla prima guerra mondiale, dopo aver tentato di andare avanti per tenere su il morale della gente. Ma alla fervente e orgogliosa Inghilterra di Re Giorgio V serve altro, se è vero che pure un soldato inglese scrisse dal fronte ai giornali londinesi di vergognarsi per le «centinaia di migliaia di giovani teppisti abili di corpo guardati mentre vengono pagati per giocare a calcio».

Il 17esimo battaglione del Reggimento Middlesex nasce così, appena prima di Natale in un palazzo della capitale. Il suo nome ufficiale è destinato a durare poco: per tutti sarà il “Football Battalion”, perché ai 35 giovani che quel giorno dicono sì subito alla partenza per il fronte, se ne aggiungeranno in pochi giorni un altro centinaio, portando gli effettivi del gruppo a 122. Tutti calciatori, provenienti da tante squadre d’Inghilterra, quest’ultime disponibili a lasciar partire i loro tesserati a patto che al sabato possano prendere il treno per tornare a casa ed essere in campo – cosa che, per evidenti ragioni, non accadrà mai.

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«Sapevamo sareste venuti», recita il cartellone affisso per le vie di Londra a reclutare calciatori, punzecchiati da una frase di un giornale tedesco che attacca i giovani britannici «che preferiscono esercitare i loro lunghi arti su un campo da calcio piuttosto che esporli a qualsiasi rischio al servizio del loro paese». Parole che più di tutti toccano nell’orgoglio Henry Wells-Holland, capitano del Clapton Orient, club londinese oggi ben più noto col nome di Leyton Orient. Henry ha un compagno, Robert Darlympe, pure lui sicuro di voler andare in guerra: «Dobbiamo fare la nostra parte», è l’invito che i due estendono al resto della squadra. Che risponde in massa: all’incontro della Fulham Tower Hall dicono sì in 10, per poi salire 41 uomini al fronte, tra calciatori, tifosi e staff.

Un plotone intero tutto nato sotto i la rondine bianco e rossa del Clapton Orient, pronta a volare persino nei cieli della guerra. Le nuvole però sono quelle più tetre che si possano ammirare lungo la Somme, il fiume francese dove nel 1916 si è combattuta una delle battaglie più terribili della storia. Moriranno 1 milione di persone qui, un eccidio, di cui saranno parte pure tre giocatori degli O’s. Sono il centravanti William Jonas, il difensore George Scott e una delle stelle della squadra, Richard McFadden. «Vi devo annunciare con tristezza la morte del mio amico e collega O’s William Jonas, 26 anni», scriverà proprio McFadden al suo club, prima di morire lui stesso. «Sia io che Wllie siamo stati intrappolati in una trincea vicino al fronte. Willie si è girato a me e mi ha detto: “Addio Mac, buona fortuna. Dì a Mary Jane che la amo e porta i migliori saluti ai compagni dell’Orient”. Prima che gli potessi rispondere, era già saltato oltre. Non appena è passato fuori dalla trincea, il mio miglior amico di nemmeno 20 anni è stato ucciso davanti ai miei occhi. Non ci sono parole per esprimere i miei sentimenti».

Per il Football Battalion è stato costruito un monumento funebre, a Longueval, in Francia, mentre per gli eroi del Clapton Orient ne è stato innalzato un secondo, a Flers, in Normandia. Qualche tifoso inglese, in vacanza nel nord della Francia, ogni tanto passa di qua a buttare una sciarpa.

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