Il Derry, i troubles e il Manchester United. Il calcio secondo Martin McGuinness

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Calcio e politica, club e religione. C’è qualcosa che racconta chi è stato Martin McGuinness oltre ai suoi trascorsi nell’Ira e al suo passato più recente in politica, che lo ha portato a ricoprire anche il ruolo di vice-primo ministro del governo di Stormont. E’ proprio il football, come lui stesso raccontò al Guardian nel 2001. Ecco qualche stralcio del suo racconto:

«La nostra famiglia aveva un’affinità con il Celtic – ricordo noi tutti seduti sul pavimento a guardare il Celtic battere l’Inter nella finale di Coppa dei Campioni del 1967, con un televisore in bianco e nero che avevamo appena comprato – ma non ero interessato al calcio inglese inizialmente. Tuttavia, il disastro aereo di Monaco del 1958, ebbe risonanza tra molti giovani, e io e tutti i miei fratelli diventammo appassionati sostenitori del Manchester United, in particolare avendo loro giocatori irlandesi come Harry Gregg, Roger Byrne e George Best.

Ma il Derry City era una grande parte della mia vita da bambino, nel Bogside. Andare con i miei amici a vedere le partite al Brandywell era il momento clou della settimana. La struttura del campo era tutt’altro che ideale, ma l’atmosfera era fantastica. La folla era enorme, ma forse sembrava tanto grande semplicemente perché noi invece eravamo così piccoli. In un primo momento, il Derry giocava in maglia nera e ambra, ma poi passò alle strisce rosse e bianche come lo Sheffield United, perché Billy Gillespie, primo allenatore del Derry, aveva giocato per loro.

(…)

Qualche tifoso del Linfield, l’altro grande club di Belfast, venne a quella partita per sostenere il Glentoran – i loro rivali – e gridare insulti settari ai supporter del Derry. Dopo il 1968, con l’inizio del movimento per i diritti civili e il deterioramento della situazione politica, giocare al Brandywell era diventato molto difficile. Essendo il club più ricco, il Linfield era la squadra che tutti volevano battere, e ai suoi tifosi piaceva stuzzicare gli altri su questi. Una visita di qualsiasi club poteva creare problemi, ed eravamo molto nervosi, in particolare, quando il Linfield veniva a giocare da noi.

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Nel 1971 un bus  del Ballymena United . non sono sicuro se fosse il pullman della squadra o dei tifosi – venne sequestrato e bruciato quando vennero al Brandywell, poi ci furono incidenti quando il Derry giocò col Lienfield a Belfast. L’Irish League rispose ordinando al Derry di giocare le partite casalinghe a Coleraine, 35 miglia di distanza. Fu una persecuzione. I tifosi del Derry sentivano che la Irish League aveva pregiudizi contro di loro per ragioni settarie. Data la situazione politica, la maggior parte degli appassionati del Derry avevano timore a recarsi a Coleraine, ed era chiaro che il tifo intorno al Derry si sarebbe prosciugato. Poco dopo, infatti, il Derry si piegò. Non giocarono un campionato per 13 stagioni – furono gli anni deserto. Al Brandywell si disputarono solo gare dei levrieri e di calcio giovanile, era una città fantasma.

Il club è rinato nel 1985 grazie agli sforzi di ex-giocatori e uomini d’affari locali. Ma questa volta ha giocato nella Lega d’Irlanda contro squadre dalle 26 contee, piuttosto che dalle 6 del Nord. Fin da subito ha attratto una grande folla, erano tifosi di calcio fedeli,  che però volevano anche fare una dichiarazione politica dicendo alle autorità calcistiche di Belfast che avrebbero potuto tenersi la loro lega del nord con tutta l’intolleranza, il pregiudizio e il settarismo.

Il Derry all’epoca assumeva molti giocatori stranieri, tra cui un sudafricano chiamato Owen da Gama, un brasiliano chiamato Nelson De Silva, e Dennis Tueart, che ha giocato al Brandywell per circa cinque mesi. Sorprendentemente, 4 anni dopo la rinascita, il Derry ha vinto il treble irlandese (campionato, coppa e Coppa di Lega) –  che permise al club di giocare a settembre contro il Benfica in Coppa Campioni. Fu un’occasione unica, ci fu anche Eusebio che passeggiò sul campo –  quando ero giovane lui e Pelè per molti di noi erano come Dei.

Ma la partita col Benfica per poco rischiava di non giocarsi. Alcuni rappresentanti del club  vennero per dirmi che c’era un problema più grande. Mi dissero che era stato trovato dell’esplosivo nel cimitero vicino al campo. Il timore del club era che se l’esercito britannico o la Ruc fossero stati portati dentro, come di solito accadeva, avrebbero sfruttato la cosa, creando problemi a tutti per una settimana. La partita sarebbe stata sospesa e questo sarebbe stato un disastro per il Derry. Così io e alcuni dirigenti del club salimmo al cimitero. Ricordo loro nascondersi dietro le lapidi mentre legavo una corda attorno al dispositivo, che pensavo fosse di 100 libre, così da tirarlo fuori. Non accadde nulla, per quanto fosse un dispositivo di quella specie. Aprimmo una botola del cimitero e buttammo qualsiasi cosa c’era dentro – non so se era esplosivo o meno – giù per lo scarico. Assieme ai dirigenti riuscimmo così ad evitare ciò che sarebbe stato un vero disastro per il Derry. La partita si giocò, perdemmo 2-1. Senza dubbio, se avessimo lasciato la cosa alle autorità, la partita sarebbe stata cancellata.

(…)

Come molti club d’Irlanda, nord e sud, il Derry ha ora seri problemi finanziari e pochi tifosi. Ha ricevuto visita dal Celtic e dal Manchester United per avere un aiuto nel proseguire. Da nazionalista e repubblicano, vorrei vedere un’Irlanda unita, questo tutti lo sanno. Mi piacerebbe vede un campionato dell’Irlanda unita e una nazionale dell’Irlanda unita, come nel rugby. Quando io e Gerry Adams, un paio di anni fa, passeggiavamo a Dublino per andare a tifare l’Ulster nella finale dell’European Cup di rugby, alcuni ragazzi da East Belfast che sventolavano la bandiera dell’Ulster ci gridarono: «Gerry, Martin, come va?». Fu una cosa che mi aprì gli occhi. Lo sport può essere qualcosa che unisce le persone. Il mio grande sogno è vedere il Derry City diventare campione di un campionato di calcio «All Ireland» e in un’Irlanda unita».

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