Quanto ci manca Maurizio Mosca

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«Ho cercato di spargere allegria tra la gente». Se 7 anni dopo la scomparsa di Maurizio Mosca i video dei suoi siparietti occupano ancora decine di pagine Facebook, l’epitaffio iscritto sulla tomba del giornalista milanese è il pronostico più azzeccato che potesse regalare il suo pendolino. Non che ne azzeccasse molti quando era in vita (uno almeno bisogna riconoscerglielo: Argentina-Camerun 0-1 ai Mondiali di Italia ’90, di cui si è sempre vantato), ma erano comunque pennellate del suo straordinario talento che gli sono sempre state concesse. Lui li faceva comunque, anche se la settimana prima non ci aveva preso. E nessuno, né telespettatori né altri giornalisti, osava contestargli l’esito erroneo vaticinato sette giorni prima.

Perché Maurizio era l’allegria, ma pure un grande genio. Un professionista della stampa che aveva capito che il calcio era sì il piatto di pasta quotidiano con cui si cibava mezza Italia, ma che alla lunga non avrebbe avuto gusto se qualcuno non ci avesse aggiunto un po’ di sugo. E il sugo, per lui, era la sua ironia. Il pendolino, le pagelle, la macchina della verità… Ma soprattutto lui stesso, Maurizio Mosca in tutta la sua semplice esuberanza, con slogan e battute che hanno segnato un’epoca: quanti di noi ammiccano quando sentono dire «anche simpaticamente»? O hanno la battuta pronta sulla noiosità della pallavolo? E chi non vorrebbe organizzare una discussione calcistica tra amici con la vivacità di «Di qua o di là?»

Con Mosca tutto era sempre servito come se fosse a casa, toni semplici e schietti. Una manna dal cielo per il mondo del calcio che, con la diffusione estrema delle tv tra anni Ottanta e Novanta, iniziava la sua marcia decisa verso il business che è oggi, ma che in Mosca sapeva sempre trovare una voce leggera con cui prendersi un po’ meno sul serio. Basta pensare alle bombe di mercato: Mosca fu il primo a capire la portata romanzesca delle trattative di mercato, costruendoci sopra un genere che aveva il dovere di essere frizzante, prima che veritiero. Perché la gente quello cercava: informazione sì, ma anche intrattenimento. E sogni, come solo il calcio sa darne, al pari di una trattativa di mercato segretissima per portare un grande bomber nella squadra del cuore. Forse, da allora non esistono figure che hanno innovato tanto la narrazione televisiva calcistica di tutti i giorni.

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