1930, al Mondiale in Transatlantico: la bella storia della Conte Verde

alkjdlxvgc6gdgvpazfc.jpgMeno di un secolo fa il meglio del calcio viaggiava nell’Oceano a bordo di un transatlantico lungo quasi 200 metri, mettendoci 15 giorni di viaggio per raggiungere la sede dei Mondiali. Era il 1930, l’anno della prima coppa del mondo. Quella del leggendario Uruguay, tanto lontano nel tempo e nello spazio da considerarlo leggenda. Possibile che agli albori del pallone, alle periferie del globo, ci fosse una squadra tanto forte? Possibile che la storia del torneo più bello del mondo dello sport più bello del mondo sia cominciata proprio da lì?

Fu un Mondiale per pochi (13 squadre in tutto), di stampo fortemente sudamericano (la finale fu Argentina-Uruguay, e solo un altro Mondiale vide contendersi per il titolo due nazionali latine) e dai contorni tanto mitici quanto pionieristici. A cominciare dalla Conte Verde, la nave italiana che portò le formazioni europee a Montevideo per la competizioni. La sua storia è raccontata con maestria dal Guardian, che ricorda le origini italiane di questa imbarcazione, realizzata nel ’23 a Glasgow. «Artigiani e artisti italiani sono arrivati da Firenze per completare le decorazioni del salone di prima classe», riportò il Times dell’epoca. «Il muro della scalinata principale sostiene un grande dipinto di Cavalieri; la libreria è in stile toscano rinascimentale, con finestre a vetrate colorate e soffitti dipinti; le altre sale pubbliche sono ugualmente decorate. La ricchezza di dettagli artistici richiama ovunque lo splendore dei palazzi italiani antichi».

1930-training-on-ss-conte-verde.jpgLa nave fu costruita per la compagnia di navigazione Lloyd Sabaudo di Genova, e fu battezzata col nome “Conte Verde”, il nobile del ‘400 Amedeo VI di Savoia. E, a suo modo, accompagnerà la storia europea di quel periodo: nel ’36, ad esempio, portò in Germania la squadra olimpica cinese per i giochi di Berlino; anni dopo, invece, permetterà a tanti ebrei di scappare dal Terzo Reich al di là dell’Oceano. Ma il viaggio forse più particolare che fece fu, appunto, quello del 1930, quando da Genova portò la delegazione europea al mondiale uruguayano. Nella città ligure si imbarcò la nazionale rumena, poi la nave si fermò in un porto francese per far salire la Francia, e infine a Barcellona per caricare il Belgio. Assieme a loro viaggiarono anche tre arbitri e il presidente della Fifa Jules Rimet. Manca qualcuno? Sì, la Coppa. Che dall’Europa raggiunse la sede del torneo grazie alla nave italiana. Una volta arrivata in Sudamerica, la Conte Verde si fermò anche a Rio, per far salire il Brasile e altri arbitri. 

«(A bordo) non si parlava di tattica o di cose simili, niente allenamenti», raccontò anni dopo Lucien Laurent, calciatore francese che segnò il primo gol di quel mondiale. «Semplicemente correvamo sul ponte della nave. Correre, correre tutto il tempo: sotto coperta invece facevamo esercizi: stretching, salti, corsa su per le scale, sollevamento pesi. C’era anche una piscina, che usammo finché il tempo non si fece troppo freddo. E venivamo intrattenuti anche da uno spettacolo teatrale, o da un quartetto d’archi. Fu come un campo estivo. Non capimmo davvero la grandezza del motivo per cui stavamo andando in Uruguay, finché, anni dopo, non comprendemmo davvero il nostro posto nella storia. Fu come un’avventura, eravamo giovani uomini che si divertivano. Il viaggio sulla Conte Verde durò 15 giorni. Furono 15 giorni davvero felici».

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