Dieci anni senza Robson, che Gascoigne chiamava “padre”

hqdefault.jpg

È un figlio delle miniere inglesi Bobby, il padre estraeva carbone su nel nord del Paese e lo ha cresciuto con addosso un’ambizione, il Newcastle, che il Robson calciatore non ha mai gustato, riservandosela invece per la fine della sua vita, umana e sportiva, da allenatore. Dieci anni sono passati dalla morte del manager inglese, portato via da un tumore che ha sfidato a lungo anche nei suoi anni in panchina, specie nello stressante periodo al Barcellona. I suoi successi sono noti e dicono della sua abilità da tecnico. Ma c’è una storia che parla più di ogni partita vinta e dice del suo essere padre, prima che allenatore.

È quella della suo rapporto con Gascoigne, un altro figlio del nord inglese, un altro cresciuto col Newcastle negli occhi. Un’amicizia nata ai tempi della Nazionale inglese e del Mondiale di Italia ’90. Gazza ha addosso l’argento vivo, e alla fine sarà uno dei migliori giocatori del torneo. Ma è quello che conosciamo: la sera prima della semifinale con la Germania Ovest – per dire – si fa scoprire a notte fonda mentre gioca a tennis con due turisti americani in hotel. Robson però ci vede lungo, non lo molla e si aggrappa a lui quando la squadra va male, sicuro che l’Inghilterra possa arrivare in fondo, nonostante i risultati mediocri dell’inizio e l’attacco dei giornali. «A Gascoigne devi voler bene e apprezzarlo, non essere duro con lui se no lo perderai», sono le parole di Robson riportate nel documentario dedicato alla vita di questo grandioso manager.

L’Inghilterra si innamora di Gascoigne in quel Mondiale, lui ricambia ed è un susseguirsi di dribbling e assist. Fino a quella semifinale con la Germania Ovest: sull’1-1 si allunga e atterra un avversario, si prende un giallo e cade nella disperazione. Diffidato, dovrà saltare la finale. Ai rigori Gascoigne non se la sente di calciare. «Sei stato uno dei migliori del torneo, non preoccuparti figliolo, avrai tutta la vita davanti», gli dice Robson, prima di vedere la sua squadra perdere.

Il resto è un rapporto quasi segreto che i due hanno portato avanti per anni, lontano dai riflettori del calcio. «Non fosse stato per sir Bobby, oggi spingerei una carriola», scherza Gascoigne, che in Robson ha trovato un padre che per anni lo ha cercato, anche nei momenti più critici della vita di Gazza: «Nella vita ho avuto i miei problemi, ho preso cattive strade, ma Bobby Robson mi chiamava due volte a settimana. “Dove sei? Come stai? Posso venirti a trovare?”. Ero arrivato al punto che quando arrivava qualcuno da Newcastle gli chiedevo: “Ti ha mandato Bobby?”. E loro: “Sì”. “Ditegli che sto bene, oggi”». 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...