Hasty, il calciatore che aveva un braccio solo e cadde vittima dei Troubles

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Scendeva da Brougham Street alle 8 del mattino, Jimmy Hasty. La zona è quella del nord ovest di Belfast, Sailortown, quartiere di marinai e armatori, o tutt’al più operai. Vi era nato nel ’36 e qui era tornato a vivere, e quella mattina era appena uscito di casa diretto verso il suo lavoro (faceva l’allibratore): il passo deciso di chi ha quarant’anni e una vita che ha ancora un secondo tempo da giocarsi davanti. Cosa gli accadde in quel momento fatale, come si trovò una pistola alla schiena, resta un mistero, così come è un mistero – tutt’oggi – il nome di chi sparò alle sue spalle in quella fredda mattina dell’11 ottobre del 1974 a Belfast. Si sa per certo, però, che quel delitto fu un’azione di vendetta dell’Ulster Volunteer Force, una delle forze paramilitari lealiste che sconvolsero il Nord Irlanda contrapponendosi alla violenza dell’Ira.

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E pare ormai acclarato che chi colpì lo fece sapendo che avrebbe fatto fuori un cattolico, e non uno a caso. Jimmy Hasty era stato infatti uno dei migliori calciatori degli anni Sessanta d’Irlanda, capace di vincere un campionato irlandese nel ’63-’64 con il Dundalk, giocando sei stagioni coi Lilywhites, 103 gol in 170 partite. Uno per il quale fu scomodato pure George Best per i paragoni, e per il quale si parlò pure della possibilità di andare a giocare in Inghilterra. In effetti il Nottingham Forest lo voleva, ma poi saltò tutto per motivi di assicurazione. Il motivo? A Jimmy Hasty mancava un braccio.

Non che quella mancanza lo avesse troppo segnato nel suo stile di gioco, anzi. Hasty era abile e veloce, un tiro che era una delizia e un colpo di testa impeccabile. Quanto all’arto, lo aveva perso quando aveva appena 14 anni: al primo giorno di lavoro in un mulino – in questa zona di Belfast la vita non poteva certo offrire molte opportunità lavorative ad un adolescente – un macchinario gli spappolò il braccio. Fu un dramma, ma pure la salvezza di Hasty, poiché quell’incidente lo allontanò da un destino professionale che difficilmente lo avrebbe portato tanto lontano da fabbriche o banchine.

Fu così costretto a tornare al calcio, prima al St. Joesph, poi all’Islandmagee e infine al Newry Town. Qui fu notato dal presidente del Dundalk, Jim Malone: questi gli fece firmare un accordo all’istante, mettendosi anche momentaneamente contro il board del club quando si scoprì che, appunto, Hasty aveva solo un braccio. Ai manager del club bianconero bastarono però 20 minuti di una gara per capire che Malone ci aveva azzeccato. Il resto sono i numeri e le avventure note: Hasty fece la storia del Dundalk col titolo nazionale del ’63-’64, il primo dopo trent’anni di magra, per poi accompagnare il club all’esordio nelle competizioni europee, l’anno successivo, in Coppa Campioni.

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Furono abbinati allo Zurigo, e all’andata persero in casa 0-3. Al ritorno si trovarono in vantaggio 1-0, Hasty siglò il 2-0 e illuse tutti che l’impresa si poteva fare. Qualche minuto dopo gli finì tra i piedi la palla del pareggio, lui calciò perfetto: solo la traversa non permise di completare la rimonta. Lo Zurigo vinse poi 2-1, il Dundalk salutò la Coppa e ad Hasty rimase solo il magone che si può avere quando ci si accorge di aver toccato, nella propria carriera, un’apice che mai più tornerà.

Jimmy si ritirò dal calcio nel ’67, tornò a vivere a Belfast con sua moglie e i due figli, iniziando il secondo tempo della sua vita. Sino a quell’11 ottobre di 45 anni fa: impossibile che il killer non avesse riconosciuto quell’uomo, così alto e dal bel fisico, per di più con un braccio solo. Il primo a soccorrerlo fu il 25enne George Larmour, che vendeva pubblicità per il Belfast Telegraph: fu così che un protestante cercò di tenere in vita un cattolico con quel che aveva in auto. Ma purtroppo non servì a nulla: Hasty fu la 1205esima vittima dei Troubles, caduto in un mese dove si contarono ben 15 delitti a Belfast. Praticamente uno ogni due giorni. 

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