Hasty, il calciatore che aveva un braccio solo e cadde vittima dei Troubles

1.jpg

Scendeva da Brougham Street alle 8 del mattino, Jimmy Hasty. La zona è quella del nord ovest di Belfast, Sailortown, quartiere di marinai e armatori, o tutt’al più operai. Vi era nato nel ’36 e qui era tornato a vivere, e quella mattina era appena uscito di casa diretto verso il suo lavoro (faceva l’allibratore): il passo deciso di chi ha quarant’anni e una vita che ha ancora un secondo tempo da giocarsi davanti. Cosa gli accadde in quel momento fatale, come si trovò una pistola alla schiena, resta un mistero, così come è un mistero – tutt’oggi – il nome di chi sparò alle sue spalle in quella fredda mattina dell’11 ottobre del 1974 a Belfast. Si sa per certo, però, che quel delitto fu un’azione di vendetta dell’Ulster Volunteer Force, una delle forze paramilitari lealiste che sconvolsero il Nord Irlanda contrapponendosi alla violenza dell’Ira.

Continua a leggere “Hasty, il calciatore che aveva un braccio solo e cadde vittima dei Troubles”

Irlanda-Inghilterra, un secolo con vista stadio

283740_heroa.jpg

L’aria fredda di Dublino sa essere pungente anche a inizio giugno, in quelle domeniche mattine limpide e luminose dove si direbbe che pure le nuvole si sono prese un giorno di ferie. Il cielo è terso, il sole fa a botte col vento per rendere un po’ più tiepida l’aria, cui occorre l’ora del pranzo per perdere quella fastidiosa voglia di entrare nelle aperture della giacca, a stuzzicare i punti più profondi del corpo rimasti ancora avvolti nel calore delle coperte. Il silenzio domina il centro di una città che, solo qualche ora prima, era invasa da compagnie e bicchieri, birra e vociare. A far rumore, in quella domenica mattina del 7 giugno 2015, c’è solo il fischio della brezza, che spazza le vie del centro e corre verso le acque del Liffey. Un soffio fresco che però deve alzare bandiera bianca davanti al fetido odore di vomito che si alza da alcuni angoli delle strade. È un retaggio della sera prima, un must per chi si trova a passeggiare per la capitale irlandese poche ore dopo la chiusura dei pub, l’indomani delle notti più festose. Lo sanno gli spazzini che quello lì è il turno peggiore per lavorare in centro, ma quel giorno accettano di buon grado quegli omaggi: «Non ci sono bottiglie rotte, in fondo ci è andata bene», scherza uno di loro. È il week end degli hooligans, d’altronde, i giorni in cui i celebri teppisti inglesi sono attesi in Irlanda. E se le tracce del loro passaggio sono da ridurre a quei rigurgiti sciacquati via dalle spazzole delle autospazzatrici, beh, allora Dublino può dirsi fortunata.

Continua a leggere “Irlanda-Inghilterra, un secolo con vista stadio”

O’Connell, l’irlandese sconosciuto che salvò il Barcellona negli anni Trenta

121908897-1710c540-ff4b-4d22-8eca-dfe110ffa48d.jpg

Windsor Park rende omaggio a Patrick O’Connell, il don Patricio del calcio irlandese che «salvò» letteralmente il Barcellona dal regime di Francisco Franco. Un busto in bronzo è stato posizionato ieri all’interno dello stadio di Belfast, per ricordare lo sportivo nord-irlandese, cui già nel 2015 fu dedicato un murales su Falls Road, il quartiere cattolico più popolare della capitale dell’Ulster.

Continua a leggere “O’Connell, l’irlandese sconosciuto che salvò il Barcellona negli anni Trenta”

Le critiche di Belfast allo stemma dell’Irlanda

2016-03-03_new_17351365_I3

La nuova maglia irlandese in vista degli Europei divide, e se lo stemma disegnato per le amichevoli pasquali della squadra di Martin O’Neill passa quasi inosservato a Dublino, a Belfast monta la rabbia di alcuni giornali. Il badge infatti celebra il centenario della Easter Rising, la rivolta di Pasqua che nel 1916 rappresentò il primo tentativo irlandese di rendersi indipendente dalla Gran Bretagna, soppressa nel sangue dopo pochi giorni. Un evento che nella Repubblica irlandese si preparano a ricordare da mesi, scegliendo di coinvolgere pure il calcio con un semplice riferimento alle date: 1916-2016.

Continua a leggere “Le critiche di Belfast allo stemma dell’Irlanda”

Blanchflower, gli Azzurri e quella battaglia a Belfast

CQ3Bf4sWUAETyhN

Fascia da capitano sul braccio, maglia verde orgogliosa addosso, Danny Blanchflower quel 4 dicembre 1957 avrebbe preferito di sicuro spenderlo giocando una partita di calcio diversa. Oggi ricorrerebbe il 90esimo compleanno dell’ex-centrocampista nordirlandese, se nel 1993 una polmonite non avesse portato alla morte il talento di Belfast esploso tra anni Cinquanta e Sessanta al Tottenham. La sua storia è il carotaggio in un mondo sportivo antico, dove prima di essere calciatore poteva capitarti di essere stato pure soldato in guerra (e Danny lo fu, con la Royal Air Force, alla quale ingannò sulla sua età pur di arruolarsi), per poi trovarsi nel giro di poche stagioni a guidare gli Spurs di Londra a vincere campionato e FA Cup, impresa mai successa prima nel XX secolo. È la maschera dai lineamenti esuberanti di un ragazzotto nord-irlandese coi capelli rossi, testimone del gap minimo – all’epoca – tra calcio e fabbrica: non fosse stato per il pallone, Blanchflower era promesso a fare l’operaio in un’azienda di sigarette.

Continua a leggere “Blanchflower, gli Azzurri e quella battaglia a Belfast”

Jimmy Jones e il Belfast Celtic: là dove il calcio dà poca gloria e molti lividi

Denverbackleft-1024x512

Forse la storia di Jimmy Jones interesserà poco al lettore italiano. Forse nella morte di questo vecchio attaccante nord-irlandese, deceduto in settimana all’età di 85 anni, si troverà poco di cui parlare, tanto quanto nel suo ruolino calcistico, discretamente anonimo se non fosse per un record, le 74 reti messe a segno col Glenavon nella stagione ’56-’57, il massimo che un attaccante sia riuscito a fare nel campionato calcistico dell’Ulster. Che è poca cosa, si dirà: una terra che ha conosciuto un gioiello come George Best e che, per un’assurdo destino, ha visto il massimo del talento potesse germogliare da quelle parti tutto concentrato lì, nel quinto beatle, lasciando le briciole ai vari Jennings, O’Neill, Healy.
Continua a leggere “Jimmy Jones e il Belfast Celtic: là dove il calcio dà poca gloria e molti lividi”