Petrov. Perché il calcio fatica ad accettare un uomo che soffre?

La vicenda di Petrov m’ha colpito, forse più di quella di Muamba. Certo, la scena del giocatore del Bolton rantolante a terra nel match contro il Tottenham è stato qualcosa di scioccante, che difficilmente riesce a uscirti dalla testa. Ma m’ha raggelato ancor di più la scoperta del giocatore bulgaro dell’Aston Villa, che dopo il match di sabato scorso contro l’Arsenal si è trovato affetto da una leucemia acuta: non ha portato con sé alcun tipo d’immagine spettacolare, ma ha rotto le chiacchiere calcistiche del venerdì pomeriggio in maniera tremendamente semplice, con la sobrietà degli articoli apparsi qua e là sui siti d’informazione. E se Muamba era giovane, poco più che ragazzino, magari sconosciuto anche a tanti calciofili, Petrov invece Oltremanica è un pezzo di storia del pallone, con all’attivo sette stagioni al Celtic e sei coi Villans. Continua a leggere “Petrov. Perché il calcio fatica ad accettare un uomo che soffre?”

Muamba e quel biglietto regalato a un cardiologo

Il suo nome è stato sulla bocca di tutti per una settimana. Tutti sapevano chi era: «Ah sì, quel giocatore che è collassato in campo in Inghilterra». Per una settimana ogni giorno eravamo informati sulle sue condizioni di salute, ogni giocatore tributava il suo omaggio a questo ragazzo. Maglie, striscioni, applausi. C’è chi è arrivato dagli Stati Uniti (Henry) per stare vicino a un amico, chi ha dedicato un gol (Cahill) all’ex-compagno di squadra. E poi ieri, il bellissimo saluto del Reebok Stadium: una coreografia che copriva tutta la tribuna laterale riportava il nome del giocatore, che veniva inneggiato da tutti i presenti, tifosi ospiti e di casa.

È evidente quindi che il dramma di questo ragazzo ha colpito e interrogato tutti. Forse c’è tanto formalismo, è vero, in alcune esternazioni: penso a tante t-shirt buoniste, apparse qua e là addosso a tanti campioni, dove è lecito il dubbio sulle loro vere intenzioni (reale partecipazione, o solo moralistica apparenza?). Continua a leggere “Muamba e quel biglietto regalato a un cardiologo”

Scholes: l’eroe silenzioso si è ripreso Manchester

Non può essere un caso. O almeno non voglio che lo sia. Nel calcio non credo ci sia mai nulla di fortuito. Era lo scorso dicembre quando il Manchester United arrancava nell’inseguimento ai rivali del City: fiato corto e lingua fuori, sembrava che i cugini fossero irraggiungibili. La sconfitta patita il 31 dicembre fu emblematica: il 3-2 subito in casa contro il Blackburn fu l’apice delle difficoltà degli uomini di Ferguson. Idem quello che accadde 5 giorni dopo, quando i Red devils tornarono da Newcastle con un sonoro 3-0. Poi è successo qualcosa: il mercato ha scosso la squadra. E non con un colpo milionario, ma con il ritorno di una vecchia gloria: era l’8 gennaio quando Paul Scholes ufficializzava il suo ritorno al calcio giocato: «Mi manca troppo il campo» spiegava. Continua a leggere “Scholes: l’eroe silenzioso si è ripreso Manchester”

Muamba e quei 10 secondi di White Hart Lane

Nell’angoscia che era ieri pomeriggio White Hart Lane c’è stato un istante in cui sullo stadio è piombato il silenzio: saranno stati forse solo 10 secondi, una brevissima parentesi, ma per quell’attimo ogni voce si è fermata di fronte all’assurdo dramma di Fabrice Muamba. Solo pochi istanti: cresceva il coro di tanti tifosi che ripetevano il nome del povero giocatore collassato al suolo colpito da infarto, quasi ad esorcizzare quel momento di paura e di dolore. Ma anche quel coro si è interrotto in quel momento. Ogni cosa è parsa impotente di fronte a quel ragazzo di neanche 24 anni che stava lottando sul campo, pancia a terra, faccia impietrita. Per 10 secondi 30mila spettatori si sono scontrati fino in fondo col dramma di quel calciatore. Continua a leggere “Muamba e quei 10 secondi di White Hart Lane”