La Championship ha messo la cresta (sognando un altro Sessegnon)

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Lampard, Bielsa, Karanka, e ancora Pulis, McLaren, Rowett, Steve Bruce… La Championship ha messo la cresta, e basta la lista dei manager ai nastri di partenza per capirlo. Salutati due giganti come Wolves e Cardiff, applaudita la cavalcata vittoriosa del Fulham (23 partite senza sconfitte dopo Natale per arrivare ai play-off e vincerli), la seconda divisione inglese è pronta al via questo fine settimana, cominciando una eterna trafila di partite che si concluderà solo a fine maggio. 24 squadre in corsa, più di 500 match previsti per un torneo snervante e faticoso. Una meraviglia dove, forse, non brillano fuoriclasse ma i tifosi ci sono sempre, tanto da essere il terzo campionato più seguito al mondo.

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C’era una volta il “Football Battalion”. E tre eroi dell’Orient morti al fronte

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C’è trambusto alla Fulham Tower Hall, Londra: con la guerra iniziata oramai da cinque mesi pure il calcio è chiamato a fare la sua parte, e la Football Association ha accolto volentieri gli stimoli dell’Ufficio di Guerra britannico, intenzionato a portare sempre più soldati al fronte. Così, quel 15 dicembre 1914, sono talmente tanti i calciatori e dirigenti arrivati per entrare in guerra che gli organizzatori sono costretti a spostare l’incontro in un’altra sala del palazzo, più grande. Il pallone paga pegno alla prima guerra mondiale, dopo aver tentato di andare avanti per tenere su il morale della gente. Ma alla fervente e orgogliosa Inghilterra di Re Giorgio V serve altro, se è vero che pure un soldato inglese scrisse dal fronte ai giornali londinesi di vergognarsi per le «centinaia di migliaia di giovani teppisti abili di corpo guardati mentre vengono pagati per giocare a calcio».

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Archibald Leitch, l’inventore delle gradinate

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Un nome cui il calcio inglese deve tantissimo, una firma che ha influenzato, forse senza neanche saperlo troppo, lo sviluppo di tutto il movimento calcistico britannico, costruendo stadi che oggi sono indubbiamente considerati tempi sacri del pallone che fu, e che pian piano non stiamo più vedendo. Il suo nome è Archibald Leitch, ma forse conosciamo di più il nome di alcune delle sue creature. Tante, anzi tantissime: Anfield, Ibrox, Old Trafford, Highbury, Lansdowne Road, Craven Cottage, Villa Park, White Hart Lane, Deepdale, The Old Den, Goodison Park, Hillsborough…

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Arsenal e Tottenham. Maledizione Kournikova

L’Arsenal sbeffeggia per un tempo il Milan, in 45 minuti lo manda ko con tre ganci diretti al volto, ma alla fine, lingua di fuori e gambe indurite, deve salutare la Champions. Il Tottenham per 65 minuti non fa quasi vedere il pallone allo United, rischia di passare in vantaggio più di una volta, ma poi si deve arrendere ad un 3-1 che sa di batosta. Insomma, negli ultimi 5 giorni il calcio inglese ci ha insegnato che sul campo non bastano classe, numeri d’alta scuola e bel gioco: ciò che detta legge in campo è la concretezza.

Non che sia una grande scoperta, per carità. Tuttavia, sembra che questa legge stia diventando la cosa sempre più imperante di questa strana Premier, Continua a leggere “Arsenal e Tottenham. Maledizione Kournikova”

Psycho, un punker al posto di Capello

Non oso immaginare l’imbarazzo con cui i capi della FA gestiranno questa fase seguita all’addio di Capello dalla panchina della Nazionale inglese. Se infatti per la stampa inglese il tecnico di Pieris sembra ormai dimenticato e s’inneggia già al suo probabile successore (english, of course) Harry Redknapp, il sito del Sun apre oggi ricordando il “race storm” di cui fu protagonista Stuart Pearce, allenatore dell’Under 21 inglese e momentaneo sostituto di Capello ad interim, che, quando nel ’94 giocò col suo Nottingham Forest un match contro lo United, si lasciò andare anche lui a insulti razziali contro l’ex giocatore dell’Inter Paul Ince. Stuart chiese scusa, giustificandosi che s’era fatto prendere dall’impeto del momento. Chissà se però ora quell’errore di 16 anni fa non gli peserà troppo, agli occhi di una Federazione che abbiamo visto come si è comportata con John Terry.
Al di là di ciò, Pearce è molto popolare Oltremanica. Ex-giocatore di anni Ottanta e Novanta, ha dalla sua diverse presenze anche in Nazionale. Timido fuori dal campo, sanguigno e picchiatore dentro, per lui parla un’immagine: quella del quarto di finale dell’Europeo ’96, quando scese in campo contro la Spagna. Sembra ancora di sentire il suo urlo: Wembley segue col fiato sospeso la lotteria dei rigori. Stuart si avvicina al dischetto, batte facilmente il portiere e segna, vendicando l’errore di sei anni prima contro la Germania a Italia ’90. A quel punto si gira verso il pubblico. Per un secondo si ferma come se nulla fosse. Poi sfoga tutta la tensione: pugno in aria, occhi rossi, e l’espressione che dà rabbiosa sembra cedere il passo al pianto, in una foto diventata icona del calcio inglese.
Pearce dovrebbe sostituire Capello solo per una partita, quella del prossimo 29 febbraio contro l’Olanda (ammesso che non venga fatto fuori prima da questo “race storm”), anche se qualcuno dice che il suo impegno possa arrivare fino agli Europei, nell’ipotesi che il tanto atteso Harry Redknapp non se ne vada dal Tottenham prima di quest’estate.
Soprannominato psycho per la faccia tutt’altro che raccomandabile con cui scendeva in campo, Pearce iniziò la sua carriera da professionista nel Coventry: affiancava l’attività da calciatore a quella da elettricista quando nell’83 gli Sky Blues gli offrirono il primo contratto. Con il suo temperamento sanguigno si guadagnò un posto da titolare, finendo poi al Nottingham Forest, squadra di cui divenne una bandiera. Allievo di Brian Clough in persona (per intenderci, l’allenatore che vinse due Coppe Campioni col Nottingham a fine anni Settanta), per 12 anni vestì la maglia dei Tricky Trees, ne fu capitano, e per un breve periodo anche allenatore-giocatore. Poi, le esperienze a Newcastle, West Ham e Man City, squadra in cui ha chiuso la carriera e in cui ha avuto anche la prima esperienza da allenatore a tempo pieno.
Personaggio stranissimo, amante della musica punk (compare anche sulla copertina di un album di una band inglese, The Lurkers, e avrebbe ispirtato il nome della casa discografica degli Stranglers, la Psycho Records), è ricordato anche per un episodio tutt’altro che invidiabile: nella partita di qualficazione ai mondiali ’94 tra Inghilterra e San Marino “regalò”, con un passaggio arretrato sbagliato, il pallone all’attaccante Davide Gualtieri, che segnò così il gol più veloce della storia delle qualificazioni mondiali, in 8,3 secondi (singolare che questo record sia detenuto da un giocatore di una Nazionale che all’epoca non aveva mai vinto un’incontro ufficiale!). La partità finirà poi 7-1 per l’Inghilterra, che però non si riuscirà ad accedere a quei mondiali. Un altro aneddoto risale al 2006, anno in cui allenava il City: si portò in panchina, come portafortuna, un cavallo giocattolo, chiamato Beany, datogli da sua figlia. I citizens vinsero, e i tifosi adottarono il giocattolo come mascotte, cantando cori in suo onore.
Dal 2007 è allenatore dell’Under 21 inglese, e gli è stata affidata anche la guida della rappresentativa britannica di calcio per le prossime Olimpiadi di Londra. Ai suoi uomini cerca sempre di insegnare grinta, agonismo e carattere in campo. Tutte qualità che sicuramente potranno servire ai “Tre LeonI” per le prossime partite, qualora sedesse su quella panchina per più di un match. Nella speranza che, se non dovesse essere sacrificato prima, possa dare uno scossone anche ai piani alti della Federazione inglese.