Stranezze del calcio inglese: la partita fantini vs pugili

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Montagne di muscoli contro smilzi pigmei. Frustini contro ganci, mescolati assieme dai dolci movimenti del pallone, impensabile luogo d’incontro tra sport diversi nell’Inghilterra degli anni Trenta. All’epoca le partite tra fantini e pugili andavano di moda, sempre col tono spigliato e originale che impone la contrapposizione tra due categorie simili.

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Quando Estonia-Scozia durò solo 3 secondi (e con una sola squadra in campo)

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Ammettetelo, in fondo in fondo anche voi avreste voluto essere il 9 ottobre 1996 a Tallinn a vedere Estonia-Scozia, gara di qualificazione ai Mondiali. Autolesionismo? Macché, basta guardare le immagini qua sotto e ricordare una delle partite più assurde di sempre, durata solo 3 secondi. Tanto, infatti, fece giocare l’arbitro slavo Miroslav Radoman prima di mettere il fischietto in bocca e sancire anzitempo la fine di un match dove, in campo, era scesa solo una squadra.

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Di calcio, Israele e razzismo. «Forever Pure» è un film da vedere

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È un film spigoloso “Forever Pure”, ma ha il pregio di non regalare nulla alla fantasia. Col tono trasparente e diretto del documentario vuole presentare una delle realtà più uniche del calcio medio orientale, il Beitar Gerusalemme, durante quella che forse è la stagione peggiore della sua storia, il 2012-13, anno in cui la squadra più titolata del paese si salvò all’ultimo metro dopo essere stata praticamente abbandonata dai suoi tifosi. Da qualche giorno la pellicola è disponibile su Netflix, ed è un’occasione da non farsi perdere per ammirare un buon prodotto cinematografico dedicato al calcio, osservato nella sua dimensione più affascinante, ossia il legame che questo sport può avere con la vita socio-politica e i conflitti di una determinata città.

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Il Derry, i troubles e il Manchester United. Il calcio secondo Martin McGuinness

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Calcio e politica, club e religione. C’è qualcosa che racconta chi è stato Martin McGuinness oltre ai suoi trascorsi nell’Ira e al suo passato più recente in politica, che lo ha portato a ricoprire anche il ruolo di vice-primo ministro del governo di Stormont. E’ proprio il football, come lui stesso raccontò al Guardian nel 2001. Ecco qualche stralcio del suo racconto:

«La nostra famiglia aveva un’affinità con il Celtic – ricordo noi tutti seduti sul pavimento a guardare il Celtic battere l’Inter nella finale di Coppa dei Campioni del 1967, con un televisore in bianco e nero che avevamo appena comprato – ma non ero interessato al calcio inglese inizialmente. Tuttavia, il disastro aereo di Monaco del 1958, ebbe risonanza tra molti giovani, e io e tutti i miei fratelli diventammo appassionati sostenitori del Manchester United, in particolare avendo loro giocatori irlandesi come Harry Gregg, Roger Byrne e George Best.

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C’era una volta il “Football Battalion”. E tre eroi dell’Orient morti al fronte

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C’è trambusto alla Fulham Tower Hall, Londra: con la guerra iniziata oramai da cinque mesi pure il calcio è chiamato a fare la sua parte, e la Football Association ha accolto volentieri gli stimoli dell’Ufficio di Guerra britannico, intenzionato a portare sempre più soldati al fronte. Così, quel 15 dicembre 1914, sono talmente tanti i calciatori e dirigenti arrivati per entrare in guerra che gli organizzatori sono costretti a spostare l’incontro in un’altra sala del palazzo, più grande. Il pallone paga pegno alla prima guerra mondiale, dopo aver tentato di andare avanti per tenere su il morale della gente. Ma alla fervente e orgogliosa Inghilterra di Re Giorgio V serve altro, se è vero che pure un soldato inglese scrisse dal fronte ai giornali londinesi di vergognarsi per le «centinaia di migliaia di giovani teppisti abili di corpo guardati mentre vengono pagati per giocare a calcio».

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Il calcio e la guerra: quei soldati inglesi in Italia

Timeslarge_000000.jpg(© Imperial War Museums)

Un muro di pubblico che segue con passione 11 indiavolati contendersi una sfera. Non sarà una gran partita, vien da dire. Il campo è quello che è, le linee sono un po’ storte, per non parlare delle porte, tre pali sghembi tenuti insieme in qualche modo. Eppure, tutt’attorno, l’entusiasmo è quello degli appuntamenti calcistici più prestigiosi, con centinaia di tifosi che trattengono il fiato ad ogni movimento del pallone. In rigorosa divisa militare.

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St James’s Gate, ovvero il club di calcio della Guinness

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Quando il calcio era passatempo delle working class, anche Dublino aveva la sua squadra lavoratrice. Si chiamava St. James’s Gate, e a chi ha messo piede almeno una volta nella capitale irlandese può ricordare unicamente una cosa: la birra Guinness. E in effetti il club era nato proprio per permettere di giocare a football ai dipendenti di una delle fabbriche più note della città, un po’ come successo per club quali Bayer Leverkusen, Psv Eindhoven o Wolfsburg.

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Maradona che non lo erano

sonny pikeMaradona che non lo erano. O che non lo sono diventati, perché da piccolissimi esaltati come futuri campioncini ma poi smarriti lungo il percorso di maturazione. Sono storie che fanno riflettere di come la vita tanto riesca a dare quanto togliere, ma al tempo stesso pongono domande su come alla narrazione sportiva più di largo consumo occorrano etichette da appiccicare in fretta. Eccolo quindi il nuovo Ronaldo, il nuovo Vieira, il nuovo Rooney, il nuovo Buffon, il nuovo Pelé… Appellativi onerosi, che pesano da matti su chi deve ancora farsi, talvolta pure schiacciandolo. In un mondo che non risparmia schiaffi e soffocamenti, dove prima che alla maturazione di un ragazzo si guarda a quella del suo talento.

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Quando Estonia-Scozia durò 3 secondi (e con una sola squadra in campo)

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Ammettetelo, in fondo in fondo anche voi avreste voluto essere il 9 ottobre 1996 a Tallinn a vedere Estonia-Scozia, gara di qualificazione ai Mondiali. Autolesionismo? Macché, basta guardare le immagini qua sotto e ricordare una delle partite più assurde di sempre, durata solo 3 secondi. Tanto, infatti, fece giocare l’arbitro slavo Miroslav Radoman prima di mettere il fischietto in bocca e sancire anzitempo la fine di un match dove, in campo, era scesa solo una squadra.

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La Scozia e le sue nuove maglie: se Lord Rosebery non è McDonald’s

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«Avremo come sponsor McDonald’s?» La scelta estetica della Nazionale scozzese per le qualificazioni a Euro 2016 ha destato più di una perplessità, e il nuovo kit da trasferta che Brown e compagni indosseranno a partire dal prossimo agosto ha fatto storcere il naso a tanti puristi: innamorati del tradizionale blu con cui la Tartan Army è solita scendere in campo, si troveranno un po’ spiazzati dalla divisa bianca con inserti gialli e primula che è stata presentata oggi. Continua a leggere “La Scozia e le sue nuove maglie: se Lord Rosebery non è McDonald’s”