FA Cup, il trofeo inglese dove i dilettanti sanno umiliare i campioni d’Europa

Le chiamano “giant killers”. Sono squadre di categorie inferiori, tante volte relegate a guadagnarsi di che vivere nei campi fangosi della provincia inglese. Ma quando approdano in FA Cup si trasformano, specie se di fronte a loro hanno i club delle serie maggiori. Diventano piccoli leoni, capaci di mettere sotto chiunque. Questo è sempre stato il marchio di fabbrica di un trofeo dalla storia centenaria (la prima edizione data 1872) targato british da tanti amanti del football e considerato forse meglio della Coppa dei Campioni. E non a torto. Una tendenza, quella dei Davide che sconfiggono Golia, che si è un po’ diluita negli ultimi anni, dove la legge della sopravvivenza in campionato si fa sempre più imperante, e per forza questa competizione è costretta a passare in secondo piano. Ma la FA Cup è capace di conservare ancora adesso un fascino tutto suo, e la finale in programma a Wembley questo sabato è un appuntamento che in pochi si perderanno.
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Più umani di una sconfitta, più eroici di una vittoria: i rigori dei cugini Gerrard

«Mi spiace tanto, Anthony». Per un attimo Steven interrompe i suoi festeggiamenti e si avvicina al cugino. Con le mani gli prende il volto: un gesto di affetto, nel tentativo di consolarlo. Entrambi hanno sbagliato un rigore, in questa beffarda finale di Carling Cup. I due cugini Gerrard, uno di fronte all’altro, uniti da questo comune errore. Seppur con esiti opposti…
Steven è il più vecchio dei due, oltre ad essere il più famoso e il più titolato: gioca in un top club come il Liverpool, ha infiammato tutti gli stadi più importanti d’Europa, e dalla sua ha anche una Coppa Uefa e una Champions. Che vuoi che sia per uno come lui un errore dal dischetto in una finale di Carling Cup? Continua a leggere “Più umani di una sconfitta, più eroici di una vittoria: i rigori dei cugini Gerrard”

West Ham – Millwall. Più di un derby…

Se United e Chelsea si sfideranno domenica pomeriggio per i piani alti della classifica di Premier, e se il giorno prima il City proverà a rimediare contro il Fulham alla figuraccia di martedì sera, non sono certo queste le partite che il prossimo week end attireranno l’attenzione di tutti gli amanti del calcio inglese. Il vero big match si giocherà infatti ad Upton Park, Londra, ore 12.30, e non proverà a smuovera la classifica della Premier League, ma sarà valido solo per la Championship (la seconda divisione). Si affrontano infatti West Ham e Millwall: il più caldo derby di Londra, uno tra i più accesi (se non il più acceso) al mondo.
La tensione è altissima nella city: qua le stracittadine sono frequentissime (15 sono i club professionistici della città), ma nessuna ha lo stessa attesa e fascino di questo “local derby”. Si attende una grande sfida, e non soltanto in campo, ma anche sugli spalti e fuori dallo stadio. In tanti ricordano quanto è spesso successo quando le due squadre si sono affrontate, anche solo in uno degli ultimi incontri, quello dell’agosto 2009: allora si trattava di un match di Carling Cup, dove gli Hammers si imposero per 3-1. Le due squadre non si affrontavano da 4 anni, e gli scontri furono tanti: ci fu un accoltellato, e la partita fu anche sospesa tre volte per invasioni di campo. In quest’occasione i due club si affrontano invece in campionato, e, se il West Ham vuole rafforzare il suo primato e continuare la corsa verso la promozione, il Millwall ha urgente bisogno di punti per evitare di retrocedere in League One. Ma ogni derby, si sa, è partita a sè, dove la classifica conta ben poco.
Questa partita credo esprima bene l’idea di cosa possa essere il calcio: molto più di uno show-business, dietro a una maglia e a dei colori si identifica della gente. Il West Ham infatti è nato come squadra dopolavoro degli operai del cantiere navale Thames Ironworks. Anche il Millwall ha origini simili: fu fondato da lavoratori di una fabbrica di iscatolamento che aveva sede su un isola del Tamigi, non lontano dalla zona di quelli che poi sarebbero diventati i loro cugini. Adiacente area di provenienza, simile origine popolare. I primi costruttori di navi, i secondi operai portuali. Così, la contrapposizione nata tra i due club ha origini ben più che calcistiche: se a inizio secolo era poco più di una fiera rivalità, nel maggio 1926 divenne acerba ostilità, quando i costruttori del West Ham aderirono a uno Sciopero Generale, mentre gli operai del Millwall continuarono a lavorare. Certo, da allora le squadre sono cresciute, si sono sviluppate diventando a tutti gli effetti professionistiche e perdendo così la loro connotazione di “dopolavoro“, ma non hanno perso il legame con il quartiere che rappresentano e con la gente che ci vive. 
Cosa ci spiega questo? Che molte volte gli stadi pieni che troviamo in Inghilterra sono molto più di una semplice passione per la star di turno, sono molto di più del “malati di calcio” con cui li etichettiamo, sono molto di più della “cieca follia hooligans” con cui immancabilmente dobbiamo fare i conti e che tanto ci indigna. C’è dietro tutto un popolo.