Il segreto tutto English del Southampton (e Hodgson gongola)

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Sono bastati trentasei mesi ai Saints per passare dal fondo incrostato della League One al podio luccicante della Premier League: tre anni a bordo di una scala mobile senza fine, che ora sta trasformando il Southampton nell’ennesima sorpresa di questo campionato inglese, alle spalle di Arsenal e Liverpool, non meno imprevedibili. Eppure, se c’era qualcuno che un pensiero sull’exploit dei biancorossi del sud lo aveva fatto era proprio il manager Mauricio Pochettino, che, assieme al resto della dirigenza, non ha mai nascosto come la qualificazione alla Champions League potesse essere un obbiettivo raggiungibile: il gruppo era solido, gli investimenti fatti durante l’estate (Lovren, Wanyama, Osvaldo) hanno dato più solidità senza neanche stravolgere. Continua a leggere “Il segreto tutto English del Southampton (e Hodgson gongola)”

E la “Class of ’92” del Manchester United diventa un film

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«È un film allora, questo?»
«Sì».
«Non per la televisione, quindi…».
«No, Paul».
«Ciò significa quindi che ci sarà una prima ufficiale?»
«Sì, probabilmente ci sarà».
«E ci dovrò venire?»
«A noi farebbe piacere tu ci possa essere. Ma te vorresti?»
«No. Non così tanto». Continua a leggere “E la “Class of ’92” del Manchester United diventa un film”

Acquisti oculati, cessioni milionarie e giovani investimenti: il successo del modello Porto

Gli è bastato uno 0-0 abbastanza noioso contro la Dinamo Kiev. Massimo del risultato con il minimo sforzo per il Porto, primo club qualificato agli ottavi di Champions League insieme al Malaga. I lusitani sono in testa al gruppo A, terra di un confronto singolare: appena dietro di loro, infatti, c’è il PSG di Ibra, Lavezzi e Thiago Silva. Corrono i francesi sì, ma un mese fa hanno dovuto inchinarsi al gioco arrembante dei bianco-blu, vincenti 1-0 nello scontro diretto. E pensare che sono due mondi quasi paralleli quello parigino e quello dei Dragões, due universi calcistici letteralmente agli antipodi, stranamente accomunati da una cosa: il portafoglio sempre aperto. Ma se in Francia le casse sono spalancate per le spese in uscita, nella capitale portoghese si registra un boom di flussi economici nel senso opposto: le entrate. Continua a leggere “Acquisti oculati, cessioni milionarie e giovani investimenti: il successo del modello Porto”

I 15 anni che hanno cambiato il calcio tedesco

Il Borussia strapazza in casa il Real, lo Schalke fa l’impresa ed espugna l’Emirates Stadium, là dove nessun club straniero è riuscito mai a vincere, e un Bayern pragmatico vince facile contro il Lille recuperando la testa del girone. Se c’era bisogno di un’ulteriore conferma, le notti europee di questa settimana ce l’hanno data chiara: il calcio tedesco è in crescita costante. E non possiamo più limitarci ad applaudire le belle partite della corazzata Germania, la Nazionale teutonica che negli ultimi anni ha stupito tutti con giovani leve sempre pronte, gioco frizzante e titoli sfumati sul più bello (negli ultimi dieci anni tra Mondiali ed Europei non sono mai andati più indietro del terzo posto). Ora la crescita del calcio tedesco ha attecchito nel migliore dei modi anche nei club: il livello della Bundesliga si alza di anno in anno, le rose si fanno sempre più competitive e anche il calcio europeo deve riconoscere i successi del modello tedesco.

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Inizia la Champions. Ecco quanto rende ai club, milione per milione

Maicosuel quanto ci sei costato. Se lo staranno chiedendo ancora i tifosi dell’Udinese, dopo che il goffo cucchiaio dell’attaccante brasiliano ha escluso la squadra friulana dalla prossima Champions League, relegandola in Coppa Uefa. Quella retrocessione in termini economici pesa oro, specie se si guarda i benefici destinati ai club che partecipano alla 20esima edizione della coppa con le orecchie, al via oggi. C’è un dato che parla chiaro, e mette a confronto gli introiti di un anno fa: gli 8 milioni e 200mila euro raccolti dalla Dinamo Zagabria, squadra che nella scorsa Coppa Campioni ha sempre perso incassando la bellezza di 22 reti in 6 partite, distano poco dai 10 e 500mila dell’Atletico Madrid, vincitore dell’Europa League dopo un lungo cammino tra partite del girone e match ad eliminazione diretta (ma gli spagnoli sono una mosca bianca nel monte benefici della Coppa Uefa, dove chi è uscito ai gironi non è riuscito ad andare oltre i 2 milioni di euro). Continua a leggere “Inizia la Champions. Ecco quanto rende ai club, milione per milione”

Senza Rangers e Old Firm, quanto conta per il Celtic tornare in Champions

In casa Celtic si vive un’attesa silente e fiduciosa. Il 2-0 con cui i Bhoys hanno vinto in trasferta la sfida d’andata dei preliminari di Champions è una garanzia abbastanza solida, ma nessuno osa parlare prima del ritorno in programma stasera, quando a Glasgow l’Helsingborg proverà a fare l’impresa (dura, dato che negli ultimi 10 anni il club cattolico ha perso in casa una partita di fase eliminatoria con più di due gol di scarto solo contro Arsenal e Barcellona). Se le cose dovessero andare bene per gli uomini di Lennon, allora il club tornerà finalmente in Champions League dopo 4 anni: un traguardo importante, e non soltanto perché sancirebbe finalmente il ritorno degli Hoops nel calcio europeo che conta. Continua a leggere “Senza Rangers e Old Firm, quanto conta per il Celtic tornare in Champions”

Due o tre cose che Barça-Chelsea ci può insegnare…

La mano di Cech è protesa verso il cielo. Il pallone pare distante: saranno pochi centimetri, che però sembrano quasi chilometri. Invece la sfera si stampa sulla traversa: è un impatto fragoroso, in cui pare di sentire il rumore che fa un titano quando crolla su di sé. Qui si sono infranti i sogni del Barcellona degli extra-terrestri, incapace di avere la meglio di un Chelsea operaio e ordinato, bravo a difendersi con un catenaccio d’autore e a ripartire rapido di rimessa. Continua a leggere “Due o tre cose che Barça-Chelsea ci può insegnare…”

Kiryat Shmona. Il riscatto di questa terra israeliana passa dal pallone

Troppo occupati a discutere sul gol fantasma di Robinho e sulla conseguente abilità di Galliani e compagni nell’uso di Photoshop, è sfuggito a tanti una piccola singolare storia di calcio che arriva da un paesino israeliano, Kiryat Shmona. 22mila anime nel nord del paese ebreo, ultimo baluardo a confine con il Libano, un paesino spesso al centro dei fatti di cronaca del conflitto arabo-israeliano. Ma oggi con ogni probabilità potrebbe entrare nelle pagine dei giornali per qualcosa di glorioso: il suo piccolo club infatti, l’Hapoel Ironi Kiryat Shmona, è primo in classifica da inizio campionato, e stasera si gioca il suo match ball contro l’Hapoel Tel Aviv. Un pareggio potrebbe essere sufficiente per vincere il tanto ambito titolo, il primo nella sua bacheca. Continua a leggere “Kiryat Shmona. Il riscatto di questa terra israeliana passa dal pallone”

«Torniamo a divertirci». Così Di Matteo ha risvegliato i vecchietti del Chelsea

A guardare i protagonisti della vittoria di ieri del Chelsea contro il Napoli, appare evidente una cosa: sono tutti della vecchia guardia. C’è Didier Drogba, che ieri ha aperto le marcature e sembrava indomabile, ben lontano dallo spettro che nei mesi scorsi doveva spesso accomodarsi in panchina. C’è John Terry, che contro i partenopei ha messo una pietra sopra le tante critiche di razzismo delle settimane scorse, e ha guidato sicuro e sereno la sua squadra alla vittoria, siglando anche la rete del 2-0. C’era Frank Lampard a giganteggiare tra gli avversari, a riprendersi le chiavi di un centrocampo che quest’anno tanto aveva sentito la sua mancanza. E poi Ashley Cole, Branislav Ivanovic, Michael Essien… Giocatori che vestono in Blues da diversi anni, che parevano finiti quando, fino a pochi giorni fa, a guidarli era Villas Boas: alcuni di loro, all’andata al San Paolo, erano addirittura finiti in panchina. Continua a leggere “«Torniamo a divertirci». Così Di Matteo ha risvegliato i vecchietti del Chelsea”

Arsenal e Tottenham. Maledizione Kournikova

L’Arsenal sbeffeggia per un tempo il Milan, in 45 minuti lo manda ko con tre ganci diretti al volto, ma alla fine, lingua di fuori e gambe indurite, deve salutare la Champions. Il Tottenham per 65 minuti non fa quasi vedere il pallone allo United, rischia di passare in vantaggio più di una volta, ma poi si deve arrendere ad un 3-1 che sa di batosta. Insomma, negli ultimi 5 giorni il calcio inglese ci ha insegnato che sul campo non bastano classe, numeri d’alta scuola e bel gioco: ciò che detta legge in campo è la concretezza.

Non che sia una grande scoperta, per carità. Tuttavia, sembra che questa legge stia diventando la cosa sempre più imperante di questa strana Premier, Continua a leggere “Arsenal e Tottenham. Maledizione Kournikova”