Due retrocessioni di fila, ma il Sunderland fa il record di tifosi

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Immaginate di tifare una squadra inglese storica, che in bacheca ha più di un titolo nazionale e che è abituata a giocare il suo derby contro un’istituzione come il Newcastle. Immaginate che questa squadra, dopo dieci anni in Premier League a spendere e spandere in ogni direzione, arruolando gente come Borini, Giaccherini, Mannone, Altidore, Ricky Alvarez, Defoe, M’Vila, Coates, Januzaj, Pienaar, Kaboul, Lescott, O’Shea, Pickford solo per dirne alcuni, con manager dal piglio internazionale come O’Neill, Advocaat, Di Canio, Poyet, Allardyce e Moyes, ecco, immaginate che un club così si trovasse invece a far fronte a due clamorose retrocessioni consecutive.

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La Championship ha messo la cresta (sognando un altro Sessegnon)

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Lampard, Bielsa, Karanka, e ancora Pulis, McLaren, Rowett, Steve Bruce… La Championship ha messo la cresta, e basta la lista dei manager ai nastri di partenza per capirlo. Salutati due giganti come Wolves e Cardiff, applaudita la cavalcata vittoriosa del Fulham (23 partite senza sconfitte dopo Natale per arrivare ai play-off e vincerli), la seconda divisione inglese è pronta al via questo fine settimana, cominciando una eterna trafila di partite che si concluderà solo a fine maggio. 24 squadre in corsa, più di 500 match previsti per un torneo snervante e faticoso. Una meraviglia dove, forse, non brillano fuoriclasse ma i tifosi ci sono sempre, tanto da essere il terzo campionato più seguito al mondo.

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I tifosi del Wolverhampton sono commoventi, i paragoni con Genova un po’ meno

«Que sera, sera…». Il nostalgico saluto di Wolverhampton alla Premier League ha tinte che vanno dal romantico al fatale. Ieri la sconfitta per 2-0 contro il battagliero Manchester City ha segnato l’aritmetica retrocessione in Championship dei Wolves, ma sugli spalti non ci sono state contestazioni, nonostante il verdetto arrivi al termine di una stagione durissima. Sciarpe al vento, cori di sostegno e qualche lacrima: un quadro che fa venire la pelle d’oca. Pochi chilometri più a sud, a Portsmouth, un’altra immagine simile: la squadra locale perde 1-2 in casa col Derby e scivola ancora più giù, in League 1. Ma la vicinanza del pubblico è grande, nonostante il comprensibile risentimento per la sempre più prossima promozione dei cugini del Southampton in Premier League: la crisi economica del club e i 10 punti di penalizzazione sono un motivo più che valido per andare ogni week-end dietro a quella squadra. Ieri abbiamo avuto così due immagini da brividi, che valgono più di qualsiasi trattato sul tifo inglese. Continua a leggere “I tifosi del Wolverhampton sono commoventi, i paragoni con Genova un po’ meno”

Affondò come il Titanic, ora il Southampton si prepara a tornare in Premier

Nel sud dell’Inghilterra c’è una cittadina portuale che s’affaccia sul Canale della Manica. È un borgo cresciuto prepotentemente intorno al suo scalo commerciale, che l’ha portato ad essere la città più importante dell’Hampshire: il vento di mare spazza la rivalità con i vicini di Portsmouth, un’avversione che se secoli addietro aveva radici nelle attività commerciali della regione, ora si è spostata sul campo di calcio. Stiamo parlando di Southampton, un nome che in questi giorni è tornato con prepotenza sui giornali, e non soltanto per l’anniversario del disastro del Titanic, che da qui salpò nel 1912. Continua a leggere “Affondò come il Titanic, ora il Southampton si prepara a tornare in Premier”