Irlanda-Inghilterra, un secolo con vista stadio

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L’aria fredda di Dublino sa essere pungente anche a inizio giugno, in quelle domeniche mattine limpide e luminose dove si direbbe che pure le nuvole si sono prese un giorno di ferie. Il cielo è terso, il sole fa a botte col vento per rendere un po’ più tiepida l’aria, cui occorre l’ora del pranzo per perdere quella fastidiosa voglia di entrare nelle aperture della giacca, a stuzzicare i punti più profondi del corpo rimasti ancora avvolti nel calore delle coperte. Il silenzio domina il centro di una città che, solo qualche ora prima, era invasa da compagnie e bicchieri, birra e vociare. A far rumore, in quella domenica mattina del 7 giugno 2015, c’è solo il fischio della brezza, che spazza le vie del centro e corre verso le acque del Liffey. Un soffio fresco che però deve alzare bandiera bianca davanti al fetido odore di vomito che si alza da alcuni angoli delle strade. È un retaggio della sera prima, un must per chi si trova a passeggiare per la capitale irlandese poche ore dopo la chiusura dei pub, l’indomani delle notti più festose. Lo sanno gli spazzini che quello lì è il turno peggiore per lavorare in centro, ma quel giorno accettano di buon grado quegli omaggi: «Non ci sono bottiglie rotte, in fondo ci è andata bene», scherza uno di loro. È il week end degli hooligans, d’altronde, i giorni in cui i celebri teppisti inglesi sono attesi in Irlanda. E se le tracce del loro passaggio sono da ridurre a quei rigurgiti sciacquati via dalle spazzole delle autospazzatrici, beh, allora Dublino può dirsi fortunata.

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St James’s Gate, ovvero il club di calcio della Guinness

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Quando il calcio era passatempo delle working class, anche Dublino aveva la sua squadra lavoratrice. Si chiamava St. James’s Gate, e a chi ha messo piede almeno una volta nella capitale irlandese può ricordare unicamente una cosa: la birra Guinness. E in effetti il club era nato proprio per permettere di giocare a football ai dipendenti di una delle fabbriche più note della città, un po’ come successo per club quali Bayer Leverkusen, Psv Eindhoven o Wolfsburg.

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Le critiche di Belfast allo stemma dell’Irlanda

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La nuova maglia irlandese in vista degli Europei divide, e se lo stemma disegnato per le amichevoli pasquali della squadra di Martin O’Neill passa quasi inosservato a Dublino, a Belfast monta la rabbia di alcuni giornali. Il badge infatti celebra il centenario della Easter Rising, la rivolta di Pasqua che nel 1916 rappresentò il primo tentativo irlandese di rendersi indipendente dalla Gran Bretagna, soppressa nel sangue dopo pochi giorni. Un evento che nella Repubblica irlandese si preparano a ricordare da mesi, scegliendo di coinvolgere pure il calcio con un semplice riferimento alle date: 1916-2016.

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Il rugby, l’Irlanda e il successo: «Bene, e ora?». Quella volta che O’Driscoll aveva paura

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Nella mensolina in legno che correva sopra al camino, assieme alle foto in bianco e nero di alcuni parenti incorniciate con stile, ce n’era anche una a colori e senza alcun supporto, appoggiata con cura tra le altre, scattata di recente, fuori da un supermarket. Due nipoti della famiglia presso cui ero ospite a Dublino erano ritratti assieme ad un giovane Brian O’Driscoll, che avrà avuto sì e no 22-23 anni. Davanti a sé aveva ancora tutto da dimostrare, ma aveva già tra le mani la popolarità che ha accompagnato la sua carriera: già all’epoca spropositata, in poche stagioni sarebbe diventata estrema. In salotto era lì coi parenti, tra la nonna morta anni fa e il cugino andato a cercar fortuna in America. E se all’inizio il posto su quella mensola O’Driscoll se l’era guadagnato per far spazio al sorriso entusiasta dei due bambini in foto con lui, col tempo il rugbista irlandese era diventato più di casa dei nipoti, tenuto lì, tra gli affetti di famiglia, come fosse un parente, da mostrare con orgoglio a chiunque venisse a prendere il tè in salotto. Continua a leggere “Il rugby, l’Irlanda e il successo: «Bene, e ora?». Quella volta che O’Driscoll aveva paura”

Eterna invidia per il tifo irlandese. Ma ogni mitizzazione lo svuota della sua orgogliosa origine

Dal sito Contropiede.net, leggo e pubblico questo bel pezzo che fa un po’ di chiarezza sui tifosi irlandesi agli Europei.

L’immagine dei tifosi irlandesi che saltano abbracciati, spalle al campo, dopo il nono schiaffo preso in questo Europeo (3+4+2) è una delle scene più belle che, a mio avviso sia stata promossa da questa competizione. Si parla tanto di questo torneo come della festa del calcio, fotografando tifosi di squadre opposte uniti in retorici siparietti, “Ole” che partono e muoiono all’istante, facce ridicolmente dipinte. Che abisso tra queste formali icone dello “sport che unisce i popoli” e quelle curve orgogliosamente legate alla propria terra, fiere di intonare le proprie canzoni e di sventolare in faccia a tutti il proprio essere superiori nonostante quanto stava succedendo in campo. Continua a leggere “Eterna invidia per il tifo irlandese. Ma ogni mitizzazione lo svuota della sua orgogliosa origine”