Dieci anni senza Robson, che Gascoigne chiamava “padre”

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È un figlio delle miniere inglesi Bobby, il padre estraeva carbone su nel nord del Paese e lo ha cresciuto con addosso un’ambizione, il Newcastle, che il Robson calciatore non ha mai gustato, riservandosela invece per la fine della sua vita, umana e sportiva, da allenatore. Dieci anni sono passati dalla morte del manager inglese, portato via da un tumore che ha sfidato a lungo anche nei suoi anni in panchina, specie nello stressante periodo al Barcellona. I suoi successi sono noti e dicono della sua abilità da tecnico. Ma c’è una storia che parla più di ogni partita vinta e dice del suo essere padre, prima che allenatore.

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In FA Cup possono vincere tutti, compresa la squadra della polizia

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Giocano in un misero campo del sud ovest di Londra, e da ormai cento anni sono la versione calcistica della polizia della capitale inglese. Benvenuti al Metropolitan Police Fc, piccolo club che gioca in Southern League Premier Division South (per arrivare a disputare un derby con l’Arsenal, per capirci, dovrebbero vincere sei campionati di fila), e che quest’anno, per la quinta volta nella sua storia, parteciperà al primo turno della FA Cup, dopo aver già vinto tre match nella fase di qualificazione. La prossima sfida in programma sarà il 10 novembre, contro i gallesi del Newport County, attualmente in League Two. Un abisso davanti a questa strana squadra, che con la spavalderia che il trofeo richiede (avete mai sentito parlare dei giant killers?) attende il match.

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La Championship ha messo la cresta (sognando un altro Sessegnon)

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Lampard, Bielsa, Karanka, e ancora Pulis, McLaren, Rowett, Steve Bruce… La Championship ha messo la cresta, e basta la lista dei manager ai nastri di partenza per capirlo. Salutati due giganti come Wolves e Cardiff, applaudita la cavalcata vittoriosa del Fulham (23 partite senza sconfitte dopo Natale per arrivare ai play-off e vincerli), la seconda divisione inglese è pronta al via questo fine settimana, cominciando una eterna trafila di partite che si concluderà solo a fine maggio. 24 squadre in corsa, più di 500 match previsti per un torneo snervante e faticoso. Una meraviglia dove, forse, non brillano fuoriclasse ma i tifosi ci sono sempre, tanto da essere il terzo campionato più seguito al mondo.

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Stranezze del calcio inglese: la partita fantini vs pugili

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Montagne di muscoli contro smilzi pigmei. Frustini contro ganci, mescolati assieme dai dolci movimenti del pallone, impensabile luogo d’incontro tra sport diversi nell’Inghilterra degli anni Trenta. All’epoca le partite tra fantini e pugili andavano di moda, sempre col tono spigliato e originale che impone la contrapposizione tra due categorie simili.

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Irlanda-Inghilterra, un secolo con vista stadio

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L’aria fredda di Dublino sa essere pungente anche a inizio giugno, in quelle domeniche mattine limpide e luminose dove si direbbe che pure le nuvole si sono prese un giorno di ferie. Il cielo è terso, il sole fa a botte col vento per rendere un po’ più tiepida l’aria, cui occorre l’ora del pranzo per perdere quella fastidiosa voglia di entrare nelle aperture della giacca, a stuzzicare i punti più profondi del corpo rimasti ancora avvolti nel calore delle coperte. Il silenzio domina il centro di una città che, solo qualche ora prima, era invasa da compagnie e bicchieri, birra e vociare. A far rumore, in quella domenica mattina del 7 giugno 2015, c’è solo il fischio della brezza, che spazza le vie del centro e corre verso le acque del Liffey. Un soffio fresco che però deve alzare bandiera bianca davanti al fetido odore di vomito che si alza da alcuni angoli delle strade. È un retaggio della sera prima, un must per chi si trova a passeggiare per la capitale irlandese poche ore dopo la chiusura dei pub, l’indomani delle notti più festose. Lo sanno gli spazzini che quello lì è il turno peggiore per lavorare in centro, ma quel giorno accettano di buon grado quegli omaggi: «Non ci sono bottiglie rotte, in fondo ci è andata bene», scherza uno di loro. È il week end degli hooligans, d’altronde, i giorni in cui i celebri teppisti inglesi sono attesi in Irlanda. E se le tracce del loro passaggio sono da ridurre a quei rigurgiti sciacquati via dalle spazzole delle autospazzatrici, beh, allora Dublino può dirsi fortunata.

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Tom Hughes, una vita tifando Wrexham. E aspettando Wembley

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Che significa aspettare per tutta una vita? Chissà se Tom Hughes se l’è chiesto qualche volta nel corso della sua lunga storia d’amore con il Wrexham, piccolo club gallese che disputa i campionati inglesi praticamente da sempre, senza però essere mai riuscito ad andare oltre la vecchia Second Division. Il curriculum dei Dragons è un paradosso tutto britannico, quello di una squadra che non ha mai giocato in campionati di vertice, ma è riuscita invece a disputare più volte la Coppa delle Coppe, in virtù dei successi in Welsh Cup, facendo pure cadere qualche nobile, come il Porto nell’84. E poi ci sono gli scalpi fatti alle grandi inglesi in FA Cup, come all’Arsenal nel ’92 (i Gunners avevano vinto pochi mesi prima il campionato) e il Tottenham nel ’76.

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Dele Alli, i piedi gentili del domani inglese

Dele-AlliÈ il futuro dell’Inghilterra Dele Alli, un nome così poco British ma assai gradito per un popolo che aspetta da tempo una nuova infornata di campioni. Ma che siano veri, capaci cioè di lasciare la propria impronta anche con la maglia dei Tre Leoni, che ormai a Europei o Mondiali non fanno in tempo ad arrivare che devono già tornarsene a casa. Illudendosi, ogni anno, di aver trovato il talento giusto cui aggrapparsi, sia Owen o Walcott, Oxlade-Chamberlain, Downing o Crouch. Il 20enne centrocampista del Tottenham è nel giro della Nazionale da ottobre, e il bel calcio che quest’anno gli Spurs stanno mettendo in scena direbbe che in Francia, a giugno, tra i prescelti di Hodgson vedremo pure lui. I gioielli confezionati contro la nazionale transalpina a novembre e, ancor di più, contro il Crystal Palace lo scorso gennaio hanno spinto alla ribalta questo ragazzino, dal piede gentile e le forme già nerborute. Continua a leggere “Dele Alli, i piedi gentili del domani inglese”

A Liverpool si protesta: quanto costa il calcio in Inghilterra?

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È tema delicato il caro biglietti sui campi inglesi. L’episodio più emblematico è quello che stanno vivendo i tifosi del Liverpool, esternato ieri nel corso della gara col Sunderland: al minuto 77 tanti supporters (si stima 10mila) hanno abbandonato il proprio settore per incamminarsi verso le uscite. Il motivo, la crescita dei prezzi per assistere a una partita dei Reds: dal prossimo anno si spenderanno più di 100 euro per sedersi ad Anfield Road, mentre un abbonamento costerà tra i 908 e 1029 euro. Un’esagerazione per chiunque, culmine di una salita imperterrita che continua in tanti altri club britannici. Il minuto 77 non è stata una scelta casuale per la tifoseria scousers: è un richiamo all’anno della prima Coppa Campioni alzata al cielo dalla squadra di Paisley, ma è anche un riferimento ad un calcio che, purtroppo, non esiste più, quando andare a vedere i Reds era una passione per tutte le tasche.

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60 anni fa gli inglesi andarono a lezione dall’Ungheria. Un 3-6 che fece la storia

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Pallone e storia del Novecento, tradizioni sportive e attualità politica. Era stato battezzato il “Match del secolo” quello che Inghilterra e Ungheria giocarono esattamente sessant’anni fa a Wembley, davanti a quasi 120mila persone. E c’era un motivo chiaro per dargli tutto quello spolvero: i Three Lions aprivano le porte di casa, una nazione che aveva creato quello sport oramai divenuto quasi sacro e che nei pochi incroci che si era concessa con le rappresentative del continente non aveva mai perso. Indomabili in casa, avevano contro l’Ungheria di Puskas, i Magical Magyars, da tre anni imbattuti (24 vittorie di fila) e reduci dalla vittoria al torneo olimpico di Helsinki ’52. Aveva ragione chi si aspettava che il match passasse alla storia. Ma la storia si scrisse nel modo meno sperato dagli inglesi: persero 6-3, una sconfitta che affondò un colpo decisivo al conservatorismo calcistico del pallone di Sua Maestà, ancora arenato su schemi e tattiche d’allenamento vecchie. Continua a leggere “60 anni fa gli inglesi andarono a lezione dall’Ungheria. Un 3-6 che fece la storia”

Gli mancano sei figurine: 17 anni dopo finisce l’album. Con le foto originali

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È una storia tutta inglese quella di Adam Carroll Smith, dove la passione annalistico-conservativa per il pallone si fonde assieme ad un briciolo di follia. La racconta il sito della Bbc (da cui è tratta l’immagine). La cronaca ci porta indietro al ’96, quando il ragazzo di Portsmouth, ora 29enne, si divertiva come ogni bambino a coltivare il proprio amore per il calcio collezionando le figurine di Premier. Continua a leggere “Gli mancano sei figurine: 17 anni dopo finisce l’album. Con le foto originali”