Hasty, il calciatore che aveva un braccio solo e cadde vittima dei Troubles

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Scendeva da Brougham Street alle 8 del mattino, Jimmy Hasty. La zona è quella del nord ovest di Belfast, Sailortown, quartiere di marinai e armatori, o tutt’al più operai. Vi era nato nel ’36 e qui era tornato a vivere, e quella mattina era appena uscito di casa diretto verso il suo lavoro (faceva l’allibratore): il passo deciso di chi ha quarant’anni e una vita che ha ancora un secondo tempo da giocarsi davanti. Cosa gli accadde in quel momento fatale, come si trovò una pistola alla schiena, resta un mistero, così come è un mistero – tutt’oggi – il nome di chi sparò alle sue spalle in quella fredda mattina dell’11 ottobre del 1974 a Belfast. Si sa per certo, però, che quel delitto fu un’azione di vendetta dell’Ulster Volunteer Force, una delle forze paramilitari lealiste che sconvolsero il Nord Irlanda contrapponendosi alla violenza dell’Ira.

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Cosa ci fa Bob Marley sulla maglia dei Bohemians?

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Cosa ci fa Bob Marley sulla maglia dei Bohemians? E’ una vera meraviglia la divisa da trasferta del club di Dublino, che per una volta sveste i canonici colori rossoneri per concedersi un’uniforme interamente bianca, accompagnate da tre righe “rasta” verdi-giallo-rosse sul lato sinistro. Dall’altra parte, ben riconoscibile, il faccione del leggendario cantante reggae, a impreziosire una maglia prodotta da O’Neill (celebre per le tante jerseys di calcio gaelico) e destinata ad andare rapidamente a ruba.

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L’aiuto del Papa per sciogliere la “maledizione di Mayo”

 

Schermata 2018-08-26 alle 15.08.08.pngNon è certo la cosa più importante che ha fatto Papa Francesco nel suo viaggio in Irlanda, ma il video della firma di Bergoglio sulla divisa della squadra di calcio gaelico di Mayo sta facendo il giro del Paese. Basterà per sciogliere quella maledizione che attanaglia la contea dal 1951, ci si chiede ironicamente? La risposta ci sarà forse solo a partire dal prossimo anno, dato che la finale 2018 dell’All-Ireland Championship (in programma il prossimo 2 settembre) vedrà in campo Dublin e Tyrone, con la squadra verde-rossa già stata eliminata.

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Irlanda-Inghilterra, un secolo con vista stadio

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L’aria fredda di Dublino sa essere pungente anche a inizio giugno, in quelle domeniche mattine limpide e luminose dove si direbbe che pure le nuvole si sono prese un giorno di ferie. Il cielo è terso, il sole fa a botte col vento per rendere un po’ più tiepida l’aria, cui occorre l’ora del pranzo per perdere quella fastidiosa voglia di entrare nelle aperture della giacca, a stuzzicare i punti più profondi del corpo rimasti ancora avvolti nel calore delle coperte. Il silenzio domina il centro di una città che, solo qualche ora prima, era invasa da compagnie e bicchieri, birra e vociare. A far rumore, in quella domenica mattina del 7 giugno 2015, c’è solo il fischio della brezza, che spazza le vie del centro e corre verso le acque del Liffey. Un soffio fresco che però deve alzare bandiera bianca davanti al fetido odore di vomito che si alza da alcuni angoli delle strade. È un retaggio della sera prima, un must per chi si trova a passeggiare per la capitale irlandese poche ore dopo la chiusura dei pub, l’indomani delle notti più festose. Lo sanno gli spazzini che quello lì è il turno peggiore per lavorare in centro, ma quel giorno accettano di buon grado quegli omaggi: «Non ci sono bottiglie rotte, in fondo ci è andata bene», scherza uno di loro. È il week end degli hooligans, d’altronde, i giorni in cui i celebri teppisti inglesi sono attesi in Irlanda. E se le tracce del loro passaggio sono da ridurre a quei rigurgiti sciacquati via dalle spazzole delle autospazzatrici, beh, allora Dublino può dirsi fortunata.

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St James’s Gate, ovvero il club di calcio della Guinness

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Quando il calcio era passatempo delle working class, anche Dublino aveva la sua squadra lavoratrice. Si chiamava St. James’s Gate, e a chi ha messo piede almeno una volta nella capitale irlandese può ricordare unicamente una cosa: la birra Guinness. E in effetti il club era nato proprio per permettere di giocare a football ai dipendenti di una delle fabbriche più note della città, un po’ come successo per club quali Bayer Leverkusen, Psv Eindhoven o Wolfsburg.

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Le critiche di Belfast allo stemma dell’Irlanda

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La nuova maglia irlandese in vista degli Europei divide, e se lo stemma disegnato per le amichevoli pasquali della squadra di Martin O’Neill passa quasi inosservato a Dublino, a Belfast monta la rabbia di alcuni giornali. Il badge infatti celebra il centenario della Easter Rising, la rivolta di Pasqua che nel 1916 rappresentò il primo tentativo irlandese di rendersi indipendente dalla Gran Bretagna, soppressa nel sangue dopo pochi giorni. Un evento che nella Repubblica irlandese si preparano a ricordare da mesi, scegliendo di coinvolgere pure il calcio con un semplice riferimento alle date: 1916-2016.

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Il rugby, l’Irlanda e il successo: «Bene, e ora?». Quella volta che O’Driscoll aveva paura

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Nella mensolina in legno che correva sopra al camino, assieme alle foto in bianco e nero di alcuni parenti incorniciate con stile, ce n’era anche una a colori e senza alcun supporto, appoggiata con cura tra le altre, scattata di recente, fuori da un supermarket. Due nipoti della famiglia presso cui ero ospite a Dublino erano ritratti assieme ad un giovane Brian O’Driscoll, che avrà avuto sì e no 22-23 anni. Davanti a sé aveva ancora tutto da dimostrare, ma aveva già tra le mani la popolarità che ha accompagnato la sua carriera: già all’epoca spropositata, in poche stagioni sarebbe diventata estrema. In salotto era lì coi parenti, tra la nonna morta anni fa e il cugino andato a cercar fortuna in America. E se all’inizio il posto su quella mensola O’Driscoll se l’era guadagnato per far spazio al sorriso entusiasta dei due bambini in foto con lui, col tempo il rugbista irlandese era diventato più di casa dei nipoti, tenuto lì, tra gli affetti di famiglia, come fosse un parente, da mostrare con orgoglio a chiunque venisse a prendere il tè in salotto. Continua a leggere “Il rugby, l’Irlanda e il successo: «Bene, e ora?». Quella volta che O’Driscoll aveva paura”

Eterna invidia per il tifo irlandese. Ma ogni mitizzazione lo svuota della sua orgogliosa origine

Dal sito Contropiede.net, leggo e pubblico questo bel pezzo che fa un po’ di chiarezza sui tifosi irlandesi agli Europei.

L’immagine dei tifosi irlandesi che saltano abbracciati, spalle al campo, dopo il nono schiaffo preso in questo Europeo (3+4+2) è una delle scene più belle che, a mio avviso sia stata promossa da questa competizione. Si parla tanto di questo torneo come della festa del calcio, fotografando tifosi di squadre opposte uniti in retorici siparietti, “Ole” che partono e muoiono all’istante, facce ridicolmente dipinte. Che abisso tra queste formali icone dello “sport che unisce i popoli” e quelle curve orgogliosamente legate alla propria terra, fiere di intonare le proprie canzoni e di sventolare in faccia a tutti il proprio essere superiori nonostante quanto stava succedendo in campo. Continua a leggere “Eterna invidia per il tifo irlandese. Ma ogni mitizzazione lo svuota della sua orgogliosa origine”

Green army, le minacce a McClean e McGeady. «Ma noi siamo irlandesi»

Il suo esordio agli Europei lo ha fatto nella disfatta contro la Spagna. Chissà se il Trap lo vorrà adottare ancora sulla fascia stasera contro l’Italia, a rimpiazzare un’appannato Duff. Ma al di là di come si comporterà James McClean, la sua convocazione con la Nazionale irlandese ha fatto notizia per gli infelici strascichi che ha avuto. McClean è stato infatti minacciato per aver deciso di dare la propria disponibilità alla squadra di Giovanni Trapattoni, rinnegando a tutti gli effetti la sua terra natale, l’Irlanda del Nord, per la quale aveva, tra l’altro, giocato nelle nazionali minori. Continua a leggere “Green army, le minacce a McClean e McGeady. «Ma noi siamo irlandesi»”

VERSO GLI EUROPEI – 1-0 all’Inghilterra. Il debutto che tutta l’Irlanda sognava

Un debutto così non se lo sarebbe immaginato nessuno. Era una squadra nerboruta e gagliarda l’Irlanda che si qualificò per la prima volta agli Europei nel 1988. Agli ordini di Jack Charlton (fratello del più noto campione del mondo inglese Bobby) la Green Army arrivò per la prima volta alla fase finale di una competizione per Nazionali, dando inizio a un ciclo vincente che l’avrebbe portata anche ai Mondiali in Italia. Per la musica irlandese diventarono i “Jack’s Heroes”: questo il titolo della canzone scritta dai gruppi folk The Dubliners e The Pogues, dove s’inneggiava a quell’undici magico, che in poco tempo conquistò il cuore della gente: «Too-ra-loo Too-ra-loo. And we’ll follow Jack’s heroes whatever they do», si cantava a Dublino nel ’90. Un fatto strano, se si pensa che da quelle parti football vuol dire England, ergo il calcio è guardato con un filo di ostilità. Ma non dopo quell’esordio del 1988, in cui agli irlandesi capitò d’incontrare proprio l’Inghilterra. Continua a leggere “VERSO GLI EUROPEI – 1-0 all’Inghilterra. Il debutto che tutta l’Irlanda sognava”