Chiamarsi Rossi e segnare al Barça: una sfera impazzita per uscire dall’anonimato

C_4_articolo_2031211_upiImageppAmmettiamolo: quanti di noi, quando hanno sentito che Fausto Rossi ha castigato il Barcellona, hanno sollevato un sopracciglio con aria di spaesamento? «Fausto chi?», era la domanda che ci facevamo. I più superbi avranno finto di conoscere il ragazzo, che «sarà uno dei tanti che con quel cognome hanno battuto negli ultimi anni la A», e che, «eccerto, non ti ricordi?» ora è in Spagna a tentare fortuna. Tanti altri avranno ammesso la propria ignoranza e, con curiosità, si saranno messi a cercare qualche notizia in più su di lui, che sarà anche uno dei tanti Rossi che hanno giocato a casa nostra (e neanche il più famoso), ma per un giorno è uscito dall’anonimato del suo inflazionato cognome. Continua a leggere “Chiamarsi Rossi e segnare al Barça: una sfera impazzita per uscire dall’anonimato”

Dopo un cucchiaio così non vuoi dargli il Pallone d’Oro?

L’occhio fisso a mezz’asta è traditore, e nasconde un’attenzione a ogni zona di gioco fuori dal comune. Andrea Pirlo è così: innervosisce quasi per quel modo che ha d’incedere a metà campo, testa alta, quasi spensierata, leggero ma mai evanescente. Ti aspetteresti che da un momento all’altro perda il pallone, arrivi qualcuno più grosso di lui e glielo soffi in un istante. Invece no, la sfera non si allontana mai dai suoi piedi, se non per inventare la miglior pubblicità che il calcio possa desiderare, illuminando compagni di squadra in qualsiasi zona del rettangolo verde, con intuizioni che traboccano in vera e propria arte poetica. Continua a leggere “Dopo un cucchiaio così non vuoi dargli il Pallone d’Oro?”

Quando la Coppa Uefa parlava italiano….

Bielsa contro Simeone. Sta tutta qui l’essenza della finale di stasera di Bucarest, atto conclusivo dell’edizione 2012 dell’Europa League (nome che, ai nostalgici come me fa venire il voltastomaco, al solo pensiero che una simile, anonima etichetta sia stata preferita al più glorioso “Coppa Uefa”). Due allenatori dalle esperienze calcistiche opposte: più di 20 anni fa iniziava la carriera da tecnico El Loco, che però solo la scorsa estate è approdato su una panchina europea, all’Athletic Bilbao. Più giovane è invece il curriculum del Cholo: dopo la bella salvezza di un anno fa a Catania, e qualche panchina qua e là in Argentina, lo scorso dicembre è diventato tecnico dell’Atletico Madrid, e in poco tempo ha letteralmente trasformato i sofferenticolchoneros, regalandogli questa inattesa finale. E se Bielsa più volte è stato accostato in queste settimane alla panchina dell’Inter, Diego Simeone è l’unico che potrà tenere alto, almeno simbolicamente, il nome del nostro calcio in questa competizione. Una Coppa così italiana solo qualche anno fa, tanto quanto estranea al pallone nostrano negli ultimi 10 anni. Continua a leggere “Quando la Coppa Uefa parlava italiano….”