Ingesson, i ruspanti anni Novanta e la malattia: «Ma ora giudicatemi come ogni allenatore»

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«È difficile sentirsi sempre deboli», specie per chi solo 15 anni fa non riuscivi a fermarlo quando correva dalla difesa all’attacco per capovolgere un’azione, sbrogliando una fase complicata di gioco e portando la palla nel cuore delle difese avversarie. Se ci mettessimo a citare i fuoriclasse arrivati in Italia negli anni più belli della provincia del nostro calcio, i Novanta, forse non riusciremmo a parlare di Klas Ingesson. Sarebbe un azzardo metterlo assieme a gente come Zidane e Weah, Ronaldo e Batistuta, Stoichkov e Bierhoff. Eppure, il calcio freddo e pulito dello svedese era un inno al pallone di periferia del vecchio secolo di casa nostra; quello dove una ruspante neopromossa del sud, il Bari, andava a fare compere dai maestri inglesi e portava in Italia un gigante scandinavo reduce da un bronzo ai Mondiali e da una vittoria in Coppa Uefa. Lo stesso trofeo che, nel’ 99, Klas andò vicino a vincere con un’altra scomoda “provinciale” della Serie A, il Bologna, che orfano del Divin Codino Baggio inanellò un crescendo di successi e dal trofeo estivo Intertoto naufragarono solo in semifinale di coppa contro il MarsigliaContinua a leggere “Ingesson, i ruspanti anni Novanta e la malattia: «Ma ora giudicatemi come ogni allenatore»”