Il Derry, i troubles e il Manchester United. Il calcio secondo Martin McGuinness

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Calcio e politica, club e religione. C’è qualcosa che racconta chi è stato Martin McGuinness oltre ai suoi trascorsi nell’Ira e al suo passato più recente in politica, che lo ha portato a ricoprire anche il ruolo di vice-primo ministro del governo di Stormont. E’ proprio il football, come lui stesso raccontò al Guardian nel 2001. Ecco qualche stralcio del suo racconto:

«La nostra famiglia aveva un’affinità con il Celtic – ricordo noi tutti seduti sul pavimento a guardare il Celtic battere l’Inter nella finale di Coppa dei Campioni del 1967, con un televisore in bianco e nero che avevamo appena comprato – ma non ero interessato al calcio inglese inizialmente. Tuttavia, il disastro aereo di Monaco del 1958, ebbe risonanza tra molti giovani, e io e tutti i miei fratelli diventammo appassionati sostenitori del Manchester United, in particolare avendo loro giocatori irlandesi come Harry Gregg, Roger Byrne e George Best.

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Shrewsbury si mette in coda. Aspettando lo United

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Tra le belle roccaforti del calcio di League One il New Meadow è uno tra i più piccoli impianti che ci sia: a stipare la gente per bene non si raggiungono i 10mila biglietti staccati, capienza che relega lo Shrewsbury Town in fondo a questa speciale classifica. A dire il vero, una volta si è riusciti a fare un boom di incassi arrivando a ben 10.210 presenze (sai che roba): quel giorno c’era il Chelsea come avversario, e per l’occasione erano state montate alcune tribune temporanee. Una scelta che però lunedì sera, quando nelle Midlands arriverà il Manchester United, non verrà replicata, visto che quando a gennaio i Red Devils andarono a giocare contro il Derby County, alcuni supporters del club di Van Gaal danneggiarono circa 300 seggiolini del Pride Park Stadium.

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E venne il giorno di Gibilterra. Tra le grandi d’Europa, con uno scarto di Sir Alex

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La bizzarria del pallone formato piccole Nazionali sta tutta nella storia di Danny Higginbotham: 34 anni, una carriera che sboccia nelle giovanili del Manchester United senza però trovare spazio tra gli undici di Ferguson, e da lì un mediocre vivacchiare tra Premier e Championship, scivolando pian piano verso la Conference dove ora si gode gli ultimi anni di attività sportiva al Chester. Bene, ora che i titoli di coda sono in fase di scrittura e presto s’inseguiranno a chiudere gli anni da calciatore di Danny, ecco che per l’ex-Red Devils arriva la prima, impensabile, convocazione in Nazionale. Continua a leggere “E venne il giorno di Gibilterra. Tra le grandi d’Europa, con uno scarto di Sir Alex”

E la “Class of ’92” del Manchester United diventa un film

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«È un film allora, questo?»
«Sì».
«Non per la televisione, quindi…».
«No, Paul».
«Ciò significa quindi che ci sarà una prima ufficiale?»
«Sì, probabilmente ci sarà».
«E ci dovrò venire?»
«A noi farebbe piacere tu ci possa essere. Ma te vorresti?»
«No. Non così tanto». Continua a leggere “E la “Class of ’92” del Manchester United diventa un film”

Manchester, basterà quotarsi in Borsa a chi accumula debiti dal 2005?

Se vi è capitato di vedere qualche partita del Manchester United negli ultimi anni avrete certamente notato una singolare presenza di sciarpe verde-oro, decisamente poco in tono con il rosso fiammante delle jersey dei Red Devils. Quei colori – che richiamano le maglie del Newton Heath, club dal quale nacque lo United a fine Ottocento – negli ultimi sette anni sono diventati l’espressione della protesta mancunians al proprietario statunitense della società, Malcolm Glazer. “Love United, Hate Glazer”. Lo slogan parla chiaro: da quelle parti a tanti non è mai andato giù l’acquisto che l’uomo d’affari americano fece nel 2005 della società inglese. Il motivo? La conduzione tutt’altro che virtuosa delle trattative di 7 anni fa, quando Glazer soddisfò i 525 milioni di acquisizione del club chiedendo solo prestiti alle banche (per altro a tassi decisamente sostenuti), e riversando poi parte del debito creatosi nelle casse del club. Insomma, la famiglia statunitense (già proprietaria della franchigia di football americano dei Tampa Bay Bucaneers) si è messa a capo del Manchester senza sborsare un centesimo di tasca sua, ma accumulando solo un passivo inserito poi nei bilanci della squadra. In questi anni quella voce di protesta non si è mai zittita e qualche tifoso si è pure staccato dal club storico, fondando lo United of Manchester, squadra nata nel 2005 e sostenuta dall’iniziativa di alcuni tifosi anti-Glazer. Continua a leggere “Manchester, basterà quotarsi in Borsa a chi accumula debiti dal 2005?”

A Manchester bastano due minuti per cambiare la storia

Non basta dire che il campionato inglese è il più bello del mondo per spiegare quanto successo questo pomeriggio. Certo, sono sicuro che a Roberto Mancini sarà passato per la testa più di una volta di stramaledire il fottuto agonismo che gli inglesi mettono in campo sempre, specie se quella che deve essere la vittima sacrificale della corsa del City al titolo, ovvero il QPR, ha disperatamente bisogno di vincere per salvarsi. E non basta neanche godere per la consacrazione del cosiddetto “italian-style” tra le panchine d’Oltremanica, dove i due giovani Roberto stanno stupendo tutti con squadre motivate e ben organizzate, bagnando il naso ai ben più stagionati Sir Alex e Monsieur Arsène, e ancor più allo spocchioso portoghese, Villas Boas s’intende. Continua a leggere “A Manchester bastano due minuti per cambiare la storia”

Touré vale 11 milioni l’anno. E col Newcastle si è visto perché

Segna poco, ma fa i gol pesanti. È un nome poco echeggiante, che ama stare lontano da voci di mercato e rumors extra-calcistici, ma a guardare la classifica dei giocatori più pagati al mondo, il suo portafoglio è il quinto in classifica, e tra gli inglesi ha davanti solo Wayne Rooney. E a vedere le due reti con cui Yaya Touré ha regalato la vittoria di ieri al Manchester City sul Newcastle capisci che quei soldi l’ivoriano li vale tutti.

11 milioni di euro è il suo ingaggio annuale. Guadagnano meno di lui tutti i vari bomber di casa Mancini, come Aguero, Dzeko, Tevez, Balotelli… Un dato singolare, che stride a pensare che – va detto – Touré non si contraddistingue neanche per le capacità realizzative sottorete: il suo bottino di 12 gol in 2 anni coi Citizens è buono, ma non eccelso per chi come lui ha doti da trequartista. Continua a leggere “Touré vale 11 milioni l’anno. E col Newcastle si è visto perché”

FA Cup, il trofeo inglese dove i dilettanti sanno umiliare i campioni d’Europa

Le chiamano “giant killers”. Sono squadre di categorie inferiori, tante volte relegate a guadagnarsi di che vivere nei campi fangosi della provincia inglese. Ma quando approdano in FA Cup si trasformano, specie se di fronte a loro hanno i club delle serie maggiori. Diventano piccoli leoni, capaci di mettere sotto chiunque. Questo è sempre stato il marchio di fabbrica di un trofeo dalla storia centenaria (la prima edizione data 1872) targato british da tanti amanti del football e considerato forse meglio della Coppa dei Campioni. E non a torto. Una tendenza, quella dei Davide che sconfiggono Golia, che si è un po’ diluita negli ultimi anni, dove la legge della sopravvivenza in campionato si fa sempre più imperante, e per forza questa competizione è costretta a passare in secondo piano. Ma la FA Cup è capace di conservare ancora adesso un fascino tutto suo, e la finale in programma a Wembley questo sabato è un appuntamento che in pochi si perderanno.
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E se per una volta fosse il City a «rovinare la vita» ai Red Devils?

«È il derby più importante della mia vita». Se a dirlo è un certo Alex Ferguson, che da 26 anni è protagonista della stracittadina di Manchester, si può essre certi che la dichiarazione non è di circostanza. Finalmente ci siamo: stasera la Premier assisterà alla partita che più attende, City contro United, lo scontro al vertice tra le due contendenti al titolo. Un incontro superfluo ai fini di classifica solo un paio di settimane fa, quando i Red Devils erano saliti a +8 sui rivali. Poi una sconfitta e un pareggio hanno ridotto la distanza a soli 3 punti, riaccendendo le speranze degli uomini di Mancini. Che arrivano al match da favoriti: giocano in casa, negli ultimi incontri sono parsi più in forma, hanno recuperato al meglio un fuoriclasse come Tevez e per l’occasione potranno contare anche su Balotelli, al rientro dalla squalifica. E poi, saranno trascinati dalla voglia di sancire per una volta la superiorità sui concittadini, da sempre più forti. Continua a leggere “E se per una volta fosse il City a «rovinare la vita» ai Red Devils?”

Tevez è tornato. Ora provate a trattarlo come Balotelli

Da settembre a marzo non ha giocato. Mancini non lo voleva più in squadra per il suo comportamento troppo spesso sopra le righe, e Tevez era stato pure vicino ad andarsene da Manchester: ma le avances di Milan e PSG non s’erano concretizzate, e una volta ingoiato il rospo, l’Apache aveva dovuto chiedere scusa e rimettersi al lavoro, tra match con la selezione delle riserve e scampoli di partite in prima squadra. Ma la pazienza di Mancini e la buona volontà del giocatore ieri hanno dato i loro frutti nella vittoria dei Citizens contro il West Brom: complice l’assenza di Balotelli, Tevez è tornato titolare, ha giocato 62 minuti di notevole intensità e ha segnato pure il terzo dei quattro gol con cui il City ha piallato la squadra di Roy Hodgson. Un poker dalla posta decisamente ricca: riaccende infatti le flebili speranze della squadra seconda in classifica, che vede diminuire a cinque punti il divario con lo United, sconfitto a Wigan 1-0. Mancini frena e ripete che il discorso titolo è ormai chiuso. Ma il calendario pare offrirgli ancora qualche chance: mancano cinque giornate al termine, e c’è ancora da giocare lo scontro diretto, per di più tra le mura amiche.
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