Due retrocessioni di fila, ma il Sunderland fa il record di tifosi

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Immaginate di tifare una squadra inglese storica, che in bacheca ha più di un titolo nazionale e che è abituata a giocare il suo derby contro un’istituzione come il Newcastle. Immaginate che questa squadra, dopo dieci anni in Premier League a spendere e spandere in ogni direzione, arruolando gente come Borini, Giaccherini, Mannone, Altidore, Ricky Alvarez, Defoe, M’Vila, Coates, Januzaj, Pienaar, Kaboul, Lescott, O’Shea, Pickford solo per dirne alcuni, con manager dal piglio internazionale come O’Neill, Advocaat, Di Canio, Poyet, Allardyce e Moyes, ecco, immaginate che un club così si trovasse invece a far fronte a due clamorose retrocessioni consecutive.

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Dele Alli, i piedi gentili del domani inglese

Dele-AlliÈ il futuro dell’Inghilterra Dele Alli, un nome così poco British ma assai gradito per un popolo che aspetta da tempo una nuova infornata di campioni. Ma che siano veri, capaci cioè di lasciare la propria impronta anche con la maglia dei Tre Leoni, che ormai a Europei o Mondiali non fanno in tempo ad arrivare che devono già tornarsene a casa. Illudendosi, ogni anno, di aver trovato il talento giusto cui aggrapparsi, sia Owen o Walcott, Oxlade-Chamberlain, Downing o Crouch. Il 20enne centrocampista del Tottenham è nel giro della Nazionale da ottobre, e il bel calcio che quest’anno gli Spurs stanno mettendo in scena direbbe che in Francia, a giugno, tra i prescelti di Hodgson vedremo pure lui. I gioielli confezionati contro la nazionale transalpina a novembre e, ancor di più, contro il Crystal Palace lo scorso gennaio hanno spinto alla ribalta questo ragazzino, dal piede gentile e le forme già nerborute. Continua a leggere “Dele Alli, i piedi gentili del domani inglese”

A Liverpool si protesta: quanto costa il calcio in Inghilterra?

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È tema delicato il caro biglietti sui campi inglesi. L’episodio più emblematico è quello che stanno vivendo i tifosi del Liverpool, esternato ieri nel corso della gara col Sunderland: al minuto 77 tanti supporters (si stima 10mila) hanno abbandonato il proprio settore per incamminarsi verso le uscite. Il motivo, la crescita dei prezzi per assistere a una partita dei Reds: dal prossimo anno si spenderanno più di 100 euro per sedersi ad Anfield Road, mentre un abbonamento costerà tra i 908 e 1029 euro. Un’esagerazione per chiunque, culmine di una salita imperterrita che continua in tanti altri club britannici. Il minuto 77 non è stata una scelta casuale per la tifoseria scousers: è un richiamo all’anno della prima Coppa Campioni alzata al cielo dalla squadra di Paisley, ma è anche un riferimento ad un calcio che, purtroppo, non esiste più, quando andare a vedere i Reds era una passione per tutte le tasche.

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Quanto ci piace l’inglese di Guidolin

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Sembra un elefante in una cristalleria Francesco Guidolin quando parla inglese, un funambolo che tenta di destreggiarsi con delicatezza tra le insidie della lingua britannica, ma inevitabilmente balbetta e sbaglia. Eppure non si può non provare simpatia per lui e per quel tono così educato con cui si è presentato al calcio d’Oltremanica, sforzandosi in tutti i modi di farsi conoscere con l’idioma a lui meno congegnale: «Now is, presto come si dice, early… period, ten days, strano strange come si dice…». Chi fa il professorino se non altro ora dovrebbe fargli i complimenti, perché confrontando la prima conferenza stampa di due settimane fa con quella tenuta martedì sera, dopo l’1-1 col West Brom, si nota come il suo inglese migliori sempre di più e i tentennamenti siano ridotti al minimo. Quando poi non riesce a comprendere fino in fondo una domanda, non si fa problemi a dirlo con gentilezza «I don’t understand, excuse me».

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«City till I die», il video della protesta dell’Hull contro il cambio di nome

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«City till I die», il grido dei tifosi dell’Hull City si alza dalle tribune del KC Stadium, durante la sconfitta dei gialloneri per mano del Crystal Palace. Nello Yorkshire, diversi tifosi del club di casa sono in rotta con la dirigenza di Assem Allam, il proprietario (egiziano d’origine) che vuole cambiare il nome del club appena promosso in Premier League: non più Hull City, ma Hull Tigers, con quell’appellativo ben più spendibile in campo internazionale alla ricerca di appeal e sponsor stranieri.  Continua a leggere “«City till I die», il video della protesta dell’Hull contro il cambio di nome”

Il segreto tutto English del Southampton (e Hodgson gongola)

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Sono bastati trentasei mesi ai Saints per passare dal fondo incrostato della League One al podio luccicante della Premier League: tre anni a bordo di una scala mobile senza fine, che ora sta trasformando il Southampton nell’ennesima sorpresa di questo campionato inglese, alle spalle di Arsenal e Liverpool, non meno imprevedibili. Eppure, se c’era qualcuno che un pensiero sull’exploit dei biancorossi del sud lo aveva fatto era proprio il manager Mauricio Pochettino, che, assieme al resto della dirigenza, non ha mai nascosto come la qualificazione alla Champions League potesse essere un obbiettivo raggiungibile: il gruppo era solido, gli investimenti fatti durante l’estate (Lovren, Wanyama, Osvaldo) hanno dato più solidità senza neanche stravolgere. Continua a leggere “Il segreto tutto English del Southampton (e Hodgson gongola)”

Arsenal. Ode a Giroud, che muore bomber e rinasce assistman

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Champions League, il successo dell’Arsenal a Dortmund è l’ennesimo corollario che dimostra tutta la maturità della squadra di Wenger, fermentata al meglio in questi mesi di primato in Premier. I Gunners ora giocano da grande squadra, e possono permettersi di andare sul campo dei vice-campioni d’Europa e imbrigliare gli avversari con un tatticismo ordinato e guardingo, colpendo di rimessa sulla prima vera occasione avuta. Oggi le prime pagine sono tutte per l’incontenibile vena prolifica di Aaron Ramsey, la cui celebrità in un anno è schizzata dalla macabra nomea di “ammazza vip” (da Steve Jobs a Withney Houston, da Bin Laden a Gheddafi, quando il gallese segnava, immancabilmente un personaggio famoso della terra se ne andava) alla fama di uno dei migliori centrocampisti in circolazione. Continua a leggere “Arsenal. Ode a Giroud, che muore bomber e rinasce assistman”

Liverpool, poco importa l’1-1. La prima vittoria è arrivata in settimana

Allo Stadium of Light sabato si inseguivano motivazioni e sentimenti diversi. Uno su tutti caricava l’aria di Sunderland di dolore cristallino, facendo rima con un numero che in casa Liverpool è sinonimo di strage: 96, come le vittime che 23 anni fa persero la vita nella tragedia di Hillsborough. La pubblicazione in settimana dell’indagine su quella strage è stata accolta in casa Reds con un misto di umori, che va dal favore di chi è più di vent’anni che aspetta la verità, alla rabbia per una lunga trafila di menzogne, infamie e silenzi. E una grande attesa per la giustizia che c’è all’orizzonte, ieri riassunta sulle maglie nere con cui il Liverpool si è presentato in campo, dove quel numero, 96, svettava eloquente sulle spalle. Cifre che pesano sulla schiena di questi ragazzi: alcuni non erano neppure nati all’epoca di Hillsborough (Borini, Kelly, Sterling, Shelvey), altri quelle immagini le ricordano scolpite nella loro infanzia, come Steven Gerrard, nato e cresciuto in città, che su quegli spalti ha perso un cugino di soli 10 anni. Continua a leggere “Liverpool, poco importa l’1-1. La prima vittoria è arrivata in settimana”

53 secondi per sognare, 68 minuti per rompersi. Il dramma di Carroll

53 secondi. È il tempo che è bastato ad Andy Carroll per infiammare Upton Park e lanciare un segnale a chi aveva lasciato perplesso lo scorso anno. Meno di un minuto e la punta di scuola Newcastle “spizzava” un bel pallone profondo, dando il la all’azione che avrebbe portato in gol Kevin Nolan, per l’1-0 degli Hammers sul Fulham. Era solo la prima di tante azioni di un West Ham straripante, bravo a sfruttare al meglio le torri aeree dell’ex-attaccante del Liverpool e ad organizzargli intorno gli inserimenti veloci di Nolan e Diame, per un sonoro 3-0 al triplice fischio. Continua a leggere “53 secondi per sognare, 68 minuti per rompersi. Il dramma di Carroll”

I dolori del “non-più-giovane” Wenger


Sarebbe difficile vederlo agitarsi in qualsiasi situazione.
 Anche ieri, dopo il misero 0-0 contro lo Stoke City, “le professeur” in conferenza stampa è apparso tranquillo. Naso arcigno sempre imponente, sguardo riflessivo di chi sembra saperla più lunga degli altri: la faccia di Arsene Wenger non vuole tradire la minima preoccupazione per la sua Arsenal, a secco di gol nelle prime due partite ufficiali. Continua a leggere “I dolori del “non-più-giovane” Wenger”