C’era una volta il “Football Battalion”. E tre eroi dell’Orient morti al fronte

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C’è trambusto alla Fulham Tower Hall, Londra: con la guerra iniziata oramai da cinque mesi pure il calcio è chiamato a fare la sua parte, e la Football Association ha accolto volentieri gli stimoli dell’Ufficio di Guerra britannico, intenzionato a portare sempre più soldati al fronte. Così, quel 15 dicembre 1914, sono talmente tanti i calciatori e dirigenti arrivati per entrare in guerra che gli organizzatori sono costretti a spostare l’incontro in un’altra sala del palazzo, più grande. Il pallone paga pegno alla prima guerra mondiale, dopo aver tentato di andare avanti per tenere su il morale della gente. Ma alla fervente e orgogliosa Inghilterra di Re Giorgio V serve altro, se è vero che pure un soldato inglese scrisse dal fronte ai giornali londinesi di vergognarsi per le «centinaia di migliaia di giovani teppisti abili di corpo guardati mentre vengono pagati per giocare a calcio».

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Il calcio e la guerra: quei soldati inglesi in Italia

Timeslarge_000000.jpg(© Imperial War Museums)

Un muro di pubblico che segue con passione 11 indiavolati contendersi una sfera. Non sarà una gran partita, vien da dire. Il campo è quello che è, le linee sono un po’ storte, per non parlare delle porte, tre pali sghembi tenuti insieme in qualche modo. Eppure, tutt’attorno, l’entusiasmo è quello degli appuntamenti calcistici più prestigiosi, con centinaia di tifosi che trattengono il fiato ad ogni movimento del pallone. In rigorosa divisa militare.

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